Paura in palcoscenico (1950)

Considerato un giallo “minore” del grande Hitchcock, e poco amato anche dallo stesso regista, è in realtà un buon noir, con una trama complessa che lascia spazio a diversi colpi di scena e a ribaltamenti di prospettiva che cambiano più volte le carte in tavola. In più la vicenda si colora piacevolmente di rosa grazie a una digressione sentimentale ed è arricchita dall’humour tipicamente inglese tanto caro a Hitch.

Il film si apre con un discusso flashback in cui il protagonista, Jonathan Cooper, narra all’amica Eve quello che gli è successo. L’uomo racconta di essere da tempo l’amante della cantante Charlotte Inwood, e quando questa si è presentata a casa sua, ricoperta di sangue, e gli ha chiesto aiuto dopo aver ucciso accidentalmente il marito, Jonathan si è recato nel suo appartamento per prenderle un vestito pulito e creare confusione per simulare una rapina. Purtroppo, mentre stava uscendo, è stato riconosciuto dalla cameriera dell’attrice.

Ora quindi ha bisogno di nascondersi dalla polizia che lo sta cercando. Eve, da sempre innamorata di Jonathan, si offre di nasconderlo, convinta che l’uomo sia vittima di un complotto di Charlotte, e pur di dimostrarlo decide di indagare personalmente per scoprire la verità. Scoprirà che le cose non stanno proprio come sembrano e nel seguire la sua indagine arriverà a rischiare la vita. Ma Eve incontrerà anche l’ispettore di polizia Wilfred Smith, e questo cambia molte cose…

Dal romanzo Man Running di Selwyn Jepson, è tra i lavori meno amati da Hitchcock, che pretese di girare il film a Londra e non a Hollywood, come da precedente accordo con la Warner Bros. È il primo film dove Hitchcock introduce la figura della dark lady per sottolineare la contrapposizione al femminile di due donne, una onesta, leale, graziosa ma non appariscente, l’altra subdola, spietata, ma di gran fascino. La prima ha il volto deliziosamente ingenuo e fresco di Jane Wyman, l’altra il fascino conturbante e vissuto di Marlene Dietrich.

Protagoniste assolute nella loro sfida continua tra insinuazioni e provocazioni, senza mai venire allo scoperto, mettono decisamente in ombra gli interpreti maschili, a cominciare da Richard Todd, goffo e spaesato nel ruolo del presunto colpevole in fuga, per arrivare a Michael Wilding, il poliziotto meno professionale e più romantico della storia del cinema. Un discorso a parte merita il padre di Eve, interpretato da Alastair Sim, che affianca e sostiene la figlia nella sua battaglia per la verità: un personaggio quanto meno strambo, che con le sue bizzarrie alleggerisce i momenti più drammatici, sottolineando sempre l’ironia delle situazioni.

Un film dunque molto variegato, che alterna momenti drammatici a spunti di grande ironia, senza mai far venir meno la tensione e il mistero, mescolando sapientemente realtà e apparenza. Sembrerebbe quasi che l’intreccio giallo non sia importante per il regista, eppure in questo film ci sono quasi tutte le tematiche care a Hitchcock: il tema dell’innocente in fuga, aiutato da una giovane donna innamorata di lui, la figura femminile dalle strabilianti capacità seduttive, che riesce a soggiogare e strumentalizzare gli uomini in cui si imbatte, ma anche la donna fragile e ingenua, vittima di complotti.

Quello che premeva al regista, come lui stesso affermò in un’intervista, era fare un film sul teatro, sul rapporto di falsità/verità inerente al mondo dello spettacolo e della recitazione. E infatti tutti ingannano tutti in questa pellicola, ognuno porta una maschera e teme di essere scoperto. Dunque il contrasto verità bugia si trasforma nell’antitesi tra reale e apparente, e lo si scopre solo alla fine, quando ci si rende conto che le premesse di tutta la storia erano sbagliate.

In questo meraviglioso gioco di realtà e finzione, scopriremo infatti che anche il regista ha ingannato lo spettatore, mostrando un flashback che non rispecchia la verità della vicenda, ma la falsa ricostruzione che ne viene fatta. I critici tuttavia hanno perdonato a Hitchcock questo apparente passo falso, e anche noi, pur traditi e spiazzati nel memorabile finale che rovescia la storia, possiamo perdonarlo.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

23 pensieri riguardo “Paura in palcoscenico (1950)”

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