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Anne Baxter, i due volti di Eva

Nata a Michigan City (Indiana) il 7 maggio 1923, nipote del celebre e innovativo architetto Frank Lloyd Wright, a soli undici anni la piccola Anne si trasferì a New York e nel 1936 esordì sul palcoscenico a Broadway. Ben presto la meta delle sue aspirazioni divenne Hollywood, dove si recò senza successo nel 1937 per un’audizione, mentre maggior fortuna ebbe al secondo tentativo, nel 1939, intraprendendo così una prestigiosa carriera grazie a un contratto settennale con la 20th Century-Fox. Pur non essendo mai diventata una vera star, seppe creare un personaggio d’indubbio fascino in grado di coniugare innocenza e disinganno, fascino seducente e ironia sprezzante.

Nel 1940, Alfred Hitchcock l’avrebbe voluta protagonista in Rebecca – La prima moglie, ma il produttore David O´ Selznick, il giorno prima dell’inizio delle riprese la sostituisce con Joan Fontaine.
Candida e ingenua, ma pronta a diventare aggressiva al momento opportuno o a rivelare un’insospettabile perfidia, la Baxter ebbe l’opportunità di recitare in numerosi film di notevole qualità, molti dei quali d’autore, come L’orgoglio degli Amberson, del 1942, di Orson Welles, dove nasconde, dietro un’apparenza frivola e gaia, un tormento e un’apprensione da persona matura e innamorata, degna figlia dell’infelice personaggio interpretato da Joseph Cotten.

Ma è nel 1946, con Il filo del rasoio, che ha modo di rivelare le sue doti recitative, delineando la progressiva e sorprendente trasformazione di una ragazza dolce, innamorata e gentile in una donna vissuta, alcolizzata e drogata, segnata per sempre dall’irreparabile perdita del marito e della figlioletta. L’interpretazione le valse l’Oscar e il Golden Globe come migliore attrice non protagonista, e diede il via alla sua carriera.

Sarà nominata di nuovo per Eva contro Eva, del 1950, di Mankiewicz, dove riuscì a surclassare Bette Davis a cui era stata affiancata come spalla, ottenendo giudizi molto positivi da tutta la critica. Successivamente si fece notare in Io confesso, del 1953, diretta da Hitchcock, e Gardenia blu, dello stesso anno, per la regia di Fritz Lang. Nello stesso anno aveva iniziato le riprese di Niagara, ma fu sostituita da Marilyn Monroe per “mancanza di vitalità”.

Nonostante le prestigiose partecipazioni a film molto popolari come I dieci comandamenti di Cecil B. DeMille, del 1956, o il ruolo di protagonista nell’avvincente Acqua alla gola del 1958, la notorietà della Baxter diminuì già verso la fine degli anni Cinquanta, tanto che dopo aver preso parte a Cimarron di Anthony Mann, nel 1960, e Anime sporche, di Edward Dmytryk, nel 1962, si ritirò dagli schermi per quasi tutto il decennio successivo trasferendosi in Australia. Di questa esperienza parlerà nella sua autobiografia Intermission: a true story, pubblicata nel 1976.

Dal 1967 partecipò a varie serie televisive, tra cui Colombo e Nero Wolfe, mentre nel 1971 tornò al teatro per recitare questa volta il ruolo di Margo nello spettacolo musicale Applause, tratto da Eva contro Eva e già interpretato da Lauren Bacall. Il suo ultimo film fu La maschera della morte, nel 1984, dove il classico romanzo di Conan Doyle serve da pretesto per un’intelligente rivisitazione affidata a vecchie glorie, come Peter Cushing e John Mills.

Muore il 12 dicembre 1985, a 62 anni, a seguito di un aneurisma cerebrale.
Sposata tre volte: una figlia dal primo matrimonio, durato sette anni, e due figli dal secondo, durato nove anni.

«Non ho mai avuto paura di fallire: viene sempre fuori qualcosa di buono da un fallimento»

FONTI: cinekolossal – Enciclopedia del cinema, Treccani

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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

9 pensieri riguardo “Anne Baxter, i due volti di Eva”

  1. Ho notato una cosa, chiedo a te come esperta.
    Mi sembra che gli attori degli anni ’40 e ’50, una volte evidenziate le loro caratteristiche (per esempio “innocenza e disinganno, fascino seducente e ironia sprezzante”) fossero portati a recitare sempre in ruoli simili che necessitavano proprio di queste caratteristiche.
    Non che fosse una cosa negativa, a mio parere, perché meglio mettere un attore “affascinate e seducente” a recitare il ruolo di “affascinante e seducente”, piuttosto di uno che non lo era sufficientemente. Questo tuttavia a discapito dell’eclettismo dell’attore.
    Anche oggi questo capita: per esempio attori palestrati, o che si sono ritagliati dei ruoli molto particolari (Grant: bello ed impacciato), ma in genere vedo attori che spaziano molto tra i ruoli, adattandosi anche a tipologie di personaggi molto differenti. Questo non accadeva negli anni ’40 e ’50.
    Tu cosa ne pensi?

    Piace a 1 persona

    1. Credo che sia soggettivo: anche allora c’erano attrici immense come Bette Davis che hanno interpretato ruoli diversissimi, e altre forse meno dotate, che si sono specializzate in un ruolo senza andare oltre. Ovviamente anche negli uomini, pensa Bogart o Wayne. Oggi c’è più voglia di sperimentare e mettersi alla prova in ruoli differenti, salvo poi fallire. A volte capita.

      Piace a 1 persona

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