Walter Brennan, il terribile vecchietto

1894 – 1974

Soprannominato così per le numerose interpretazioni in ruoli farseschi di arguti anziani che brontolano continuamente, masticando tabacco, si è costruito una carriera di caratterista che gli è valsa ben tre Oscar come miglior attore non protagonista. Il suo personaggio, tipico del West, era quasi una maschera della Commedia dell’Arte, un misto di saggezza, ironia, finta ingenuità, arguzia campagnola dispensata in aforismi umoristici, noiosi brontolii e tanta generosità. Brennan si perfezionò in questa figura, doppiato in italiano dall’inconfondibile voce di Lauro Gazzolo, riuscendo a trasformare in capolavori, anche i ruoli più piccoli.

Walter Andrew Brennan nasce il 25 luglio 1894 a Swampscott, un piccolo centro del Massachusetts. Figlio di immigrati irlandesi, cresce in un ambiente semplice, ma il suo percorso verso Hollywood è tutto tranne che lineare. Mentre studiava ingegneria all’Università di Cambridge in Massachusetts, cominciò a recitare in piccole compagnie di giro, affinando le sue capacità d’interprete nei palcoscenici di provincia; prestò poi servizio militare durante la Prima guerra mondiale. Dopo aver fatto esperienze lavorative, approdò a Hollywood a metà degli anni Venti, dove venne utilizzato come stuntman prima di essere scritturato come attore ed esordire sullo schermo come comparsa nei film muti. Il suo volto segnato, il fisico dinoccolato e la voce roca diventano presto i suoi tratti distintivi, perfetti per ruoli di uomini anziani, anche quando è ancora relativamente giovane. È presente per un decennio consecutivo, in oltre 130 film, di cui molti trascurabili, e nella maggior parte senza accredito.

La svolta arriva negli anni ’30, quando inizia a distinguersi nei ruoli di supporto. Brennan conquista il suo primo Oscar come miglior attore non protagonista con Ambizione (1936), grazie alla sua interpretazione di un anziano agricoltore che lotta per migliorare le condizioni della sua famiglia. Questo premio segna l’inizio di un’epoca d’oro per Brennan, che vince altri due Oscar nella stessa categoria: uno per Kentucky (1938), in cui interpreta un uomo di mezza età legato alle tradizioni del Sud, e uno per L’uomo del West (1940), dove dà vita a Roy Bean, un personaggio carismatico e ambiguo, leggendario giudice e barista nel Texas di fine Ottocento, impersonato con sfumature sgradevoli; la stessa figura sarebbe poi stata ripresa con toni più eccentrici da Paul Newman ne L’uomo dai sette capestri (1974), diretto da John Huston.

Tra i ruoli più iconici di Brennan c’è quello del pastore ne Il sergente York (1941), una figura guida per il protagonista Gary Cooper, che bilancia umorismo e saggezza in un’interpretazione memorabile. Gli vale la nomination all’Oscar, ma niente statuetta. Nel 1944, in Acque del sud, affianca Humphrey Bogart e Lauren Bacall come Eddie, un marinaio ubriacone ma dal cuore d’oro, dimostrando ancora una volta la sua capacità di fondere umanità e leggerezza.
Ne L’anima e il volto (1946), Brennan interpreta un guardiano del faro che contribuisce a sottolineare il dramma vissuto dalla protagonista interpretata da Bette Davis. Questo ruolo, anche se marginale, rimane uno dei suoi più intensi, grazie alla profondità che riesce a imprimere al personaggio.

In Arriva John Doe (1941), Brennan interpreta il Colonnello, un amico fidato che aiuta il protagonista nella sua crociata contro le ingiustizie. In Tammy fiore selvaggio (1957) è un anziano nonno burbero che finisce nei guai per la produzione illegale di alcol, ma resta un punto di riferimento affettuoso per la protagonista, interpretata da Debbie Reynolds. Ha brillato soprattutto nei western: in Un dollaro d’onore è il vecchietto tuttofare brontolone che fa da spalla a John Wayne, mentre in Sfida infernale è un padre spietato. Infine, nel film Disney La Gnomo mobile (1967), si sdoppia brillantemente interpretando un magnate del legname dal cuore gentile, e uno gnomo bisbetico e irascibile, regalando al film un tocco di magia e divertimento.

Lavora instancabilmente fino agli anni ’60, diventando una presenza imprescindibile nel western e in molti altri generi. Nella sua lunga carriera è stato diretto da grandi registi come King Vidor (Passaggio a Nord-Ovest); Cecil B. DeMille (I filibustieri); Frank Capra (Arriva John Doe); Lewis Milestone (Fuoco a Oriente); Robert Wise (Vento di terre selvagge). Tra le prove di maggior prestigio, vanno ricordati Anche i boia muoiono (1943), Il fiume rosso (1948), Terra lontana (1954), Giorno maledetto (1955). Ebbe successo anche in televisione, grazie a serie tv sempre ambientate nel West. Nel 1962 è un colonnello nel crepuscolare La conquista del West; poi appare ne I cacciatori del lago d’argento (1965) e Il dito più veloce del West (1969). Ultima apparizione in Smoke in the Wind, film minore, inedito in Italia, uscito postumo dopo la sua morte, nel 1974, sopraggiunta a 80 anni per enfisema polmonare. Sposato per tutta la vita a Ruth Wells, da cui ha avuto tre figli, Arthur, Walter e Andy.

«Non ho mai voluto essere una star, volevo solo essere bravo in quello che stavo facendo»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – IMDb


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

1 commento su “Walter Brennan, il terribile vecchietto”

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