Henry Fonda, il volto dell’America onesta

Il suo nome completo era Henry Jaynes Fonda ed era di antiche origini italiane risalenti al XIV secolo. I suoi antenati, dai quali conserva il cognome, vivevano nella zona di Genova e da lì si trasferirono in Olanda. Da qui, poi, parte della famiglia Fonda emigrò in America, tra i primi colonizzatori olandesi arrivati nello stato di New York. Henry nasce in Nebraska, a Grand Island, il 16 maggio 1905. Dopo aver studiato teatro e recitazione, si laurea in giornalismo all’Università del Minnesota.

Debutta a Broadway con grande successo. Individuato dal produttore Darryl Zanuck firma un contratto quinquennale con la Fox che lo fa esordire nei primi Technicolor dell’epoca.
Il fisico slanciato, la camminata flessuosa, lo sguardo triste e  pensoso, di un azzurro timido, gli davano la capacità di comunicare un senso di virilità e, insieme, di vulnerabilità, quell’aria da ragazzo della porta accanto, onesto e riservato, perfetto per interpretare l’americano medio, democratico e non violento. Questo sobrio modello di eroismo si perfezionò nei ruoli che ne hanno fatto un’icona dell’americano liberal, tollerante e garantista, sempre pronto a schierarsi a favore della libertà e del rispetto del prossimo.

Si ricorda in film memorabili come Sono innocente, di Fritz Lang, del 1937, e poi con la regia di John Ford, Alba di gloria, del 1939, Furore dell’anno successivo, e, nel dopoguerra, Sfida infernale del 1946 e Il massacro di Fort Apache, due anni dopo. Dopo essere tornato a più riprese, e con grande successo, al teatro, Fonda ha lavorato per quarantacinque anni e in più di ottanta film, al servizio di registi come William Wyler, Ford, Otto Preminger, Sidney Lumet, Alfred Hitchcock o Billy Wilder.

Dopo alcuni film in cui Fonda non sembrava essere a suo agio, come Guerra e pace di King Vidor o Il ladro di Hitchcock, Lumet gli diede l’occasione di riprendersi con un ruolo a lui più consono, ne La parola ai giurati, del 1957: il giurato semplice ma onesto, che si oppone agli altri undici per evitare una condanna ingiusta, inaugurò una serie di interpretazioni che fece di Fonda il rappresentante della cosiddetta altra America, sempre propensa a capire le ragioni del diverso.

In una successiva e significativa escalation, fu dapprima un candidato alla carica di segretario di Stato in Tempesta su Washington, di Preminger, un idealista e indeciso aspirante presidente ne L’amaro sapore del potere di Franklin J. Schaffner e, infine, il presidente degli Stati Uniti, costretto a fronteggiare il pericolo di una guerra atomica scatenata per sbaglio in A prova di errore, di Lumet.
Solo sul finire della carriera si è prestato a produzioni discutibili in ruoli avversi a quelli che aveva da sempre incarnato. Dal filone western all’italiana fino ai film catastrofici anni settanta.

Con la figlia Jane, con cui i rapporti non sono stati sempre idilliaci per via di dissensi di varia natura, Henry ha recitato una sola volta, nel film Sul lago dorato del 1981, sua ultima interpretazione e il suo unico Oscar vinto. Con il figlio Peter aveva interpretato nel 1979 Wanda Nevada, film diretto da quest’ultimo, ma in un piccolo ruolo secondario.
Il suo solo, vero e fraterno amico nell’ambiente hollywoodiano, da lui disprezzato, è stato l’attore James Stewart, che gli è stato vicino fino al giorno della sua morte, giunta a 77 anni, nel 1982, per infarto.


«Gli attori migliori non lasciano trasparire gli ingranaggi della recitazione e questo è il modo più difficile di recitare, ma funziona solo se ti comporti come se non stessi recitando affatto.»


FONTI: cinekolossal – Treccani, Enciclopedia del cinema

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

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