Ho visto cose… #5

Chi l’ha visto, ricorda sicuramente Il favoloso mondo di Amelie, quando la protagonista ruba il nano da giardino del padre, facendolo poi fotografare da un’amica hostess in vari Paesi, così che l’uomo creda che sia partito per girare il mondo. In Francia, alla fine degli anni ’90, era nato un Fronte per la liberazione dei nani da giardino, che organizzava autentiche fughe in massa degli gnomi, trafugandoli dai giardini dei proprietari. Una delle più eclatanti operazioni del Fronte di liberazione fu messa in atto nel 2006, quando a Limoges vennero ritrovati numerosi nani sul bordo di una piscina e al loro proprietario fu inviata una cartolina con scritto: “Faceva caldo, avevamo bisogno di aria fresca.”

I primi cinema non erano dei luoghi popolari: cercavano piuttosto di imitare i tradizionali teatri, non per niente si chiamavano movie theatres, e si rivolgevano a un pubblico ricco e abbastanza colto da poter leggere. Il cinema infatti era ancora muto, e occorreva leggere i cartelli inseriti tra i fotogrammi, per poter seguire i dialoghi e la storia del film.
Proprio come nei teatri, quindi, anche nei cinema il consumo e la vendita di cibo era vietato. Le cose cambiarono intorno al 1927, quando l’aggiunta del sonoro ai film li rese accessibili a un pubblico molto più vasto e cambiò il mercato dei cinema. Da posti per le classi ricche, i cinema diventarono luoghi di ritrovo popolari: a questo fenomeno contribuì anche la Grande Depressione degli anni Trenta, durante la quale il cinema diventò una delle più popolari forme di svago.

Tuttavia i gestori dei cinema erano ancora piuttosto restii a permettere il consumo di cibo in sala e quasi nessun cinema aveva il suo chiosco dei popcorn: i venditori si sistemavano in strada, di fronte all’ingresso, e intercettavano il pubblico in coda per prendere i biglietti. Molti cinema chiedevano comunque che le scatole di popcorn fossero lasciate al guardaroba insieme a cappotti e cappelli. Pian piano però i proprietari dei cinema cominciarono a intuire le possibilità di guadagno della vendita di popcorn: la materia prima costava pochissimo, si conservava a lungo e il prodotto lavorato poteva essere venduto con un margine molto alto. I cinema cominciarono allora ad adattarsi per poter accogliere al loro interno i chioschi dei popcorn. Presto la vendita dei popcorn diventò tanto importante da essere determinante per gli affari di un cinema: negli anni Trenta una catena che possedeva circa 80 cinema a Dallas decise di aprire chioschi per i popcorn in tutte le sue sale, meno che nelle 5 più eleganti; in breve tempo le sole sale che producevano un utile erano quelle che vendevano i popcorn, quelle che ancora non lo facevano dovettero presto adeguarsi.

FONTI: Storiedimenticate -thepost


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

15 pensieri riguardo “Ho visto cose… #5”

  1. La prima curiosità, seppur a grani linee, la conoscevo; la seconda è davvero interessante… anche se io non amo i pop-corn e men che meno mangiare al cinema… quindi mi si può defiinire antiquato.

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  2. Io ricordo i cinema di provincia degli anni ’70, dove a parte il fatto che tutti mangiavano di tutto (dai lupini alle fave, dai popcorn ai ghiaccioli) c’era molti che fumavano e l’aria era grigia e tutt’altro che salubre.

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  3. Interessante, davvero brava. Sapevo che ai tempi del cinema muto c’erano pianist* che facevano cantare il pubblico con la “bouncing ball” sul testo. In pratica era il karaoke del 1924, inventato da Max Fleischer, uno dei più grandi cartoonisti della storia.
    L’idea del popcorn sembra fu mutuata dal baseball, ma ho trovato davvero poco a riguardo, sarebbe bello avere delle conferme.

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