Amabili resti (2009)

Una giovane ragazzina scompare. I genitori fanno di tutto per scoprire il rapitore che potrebbe nascondersi proprio tra i vicini di casa, ma non si arrendono all’idea che possa essere morta. Susie invece è stata uccisa subito dopo il rapimento, ma il suo spirito vaga tra le terra e il cielo, in una specie di limbo fatto di ricordi e fantasie, un mondo intermedio in cui può vedere quello che accade ai suoi cari e al suo assassino. Assiste, senza poter intervenire, al dolore della sua famiglia, alle difficoltà incontrate dalla polizia che indaga sul suo caso e all’amicizia che nasce tra il ragazzo dei suoi sogni e la sua strana compagna di scuola.

Intanto il suo assassino si prepara ad un altro omicidio, mentre lei aspetta di avere giustizia. Ci riuscirà, ma non sarà per mano della polizia, e dovremo aspettare, insieme a lei, gli ultimi fotogrammi del film.

Peter Jackson firma una pellicola originale, a metà tra thriller e fantasy, senza essere né l’uno nell’altro, ma riuscendo a regalare allo spettatore le emozioni di entrambi i generi. Tratta dal romanzo The lovely bones di Alice Sebold, la triste storia della piccola protagonista affronta in modo nuovo il tema della morte e anche quello della pedofilia. Temi difficili e dolorosi, affrontati dal regista con potenza e sviscerati nella loro essenza più misteriosa, ma sempre cercando di dare un’impronta positiva alla vicenda, ed evitando le sfumature più deprimenti.

Del thriller c’è sicuramente la suspense, l’intreccio e la tensione, anche se il colpevole è noto fin dall’inizio e la polizia non brilla per capacità investigative, perciò gli amanti del genere non si aspettino il classico poliziesco; del fantasy c’è una dimensione onirica molto poetica, forse simile in qualche modo a quella vista in Al di là dei sogni, ma con effetti speciali molto più ridimensionati.

Era un argomento difficilissimo da trattare, che poteva facilmente risultare disturbante per lo spettatore; forse anche per questo nella sequenza madre, ovvero l’assassinio della piccola Susie, Jackson preferisce solo accennare le immagini, lasciando allo spettatore il compito di ricreare la scena nella propria mente, concedendogli ampia libertà interpretativa e permettendogli anche di rimuoverla. Dopo l’omicidio il film procede su un doppio binario, tra il mondo terreno e l’aldilà, che inizialmente sembrano separati, ma che pian piano finiscono per avvicinarsi fino a sfiorarsi. Non è un horror, sia chiaro, non ci sono presenze inquietanti né fantasmi in vena di comunicare. Anzi, la dimensione più inquietante del film è quella terrena, e l’impossibilità per Susie di comunicare è uno degli aspetti più angoscianti della storia.

Il regista affronta il tema della pedofilia e della violenza in maniera molto delicata, utilizzando il punto di vista della vittima, che non è animata da desiderio di vendetta, ma semplicemente di giustizia. E anche lo spettatore, dopo l’orrore iniziale e la rabbia che porta a desiderare di veder vendicato l’omicidio, sente via via esaurirsi questi sentimenti e riesce a guardare tutto da un punto di vista diverso. È come se la protagonista, che non ha avuto modo di diventare adulta a causa della morte prematura, crescesse e maturasse in quella dimensione ultraterrena in cui si trova suo malgrado bloccata, e la sua maturazione, il suo tentativo di comprendere e di perdonare l’assassino, in qualche modo finiscono per contagiare anche lo spettatore.

I ruoli principali sono ovviamente quelli della vittima, Susie, e del suo assassino, descritti meravigliosamente nel romanzo e portati sullo schermo in maniera superba da Saoirse Ronan e Stanley Tucci. La prima, giovanissima, quasi esordiente, al primo ruolo da protagonista, mostra una sensibilità interpretativa che l’ha fatta paragonare dai critici a una giovane Meryl Streep, mentre Tucci è la vera sorpresa del film: abituati a vederlo in ruoli meno impegnativi, spesso ironici e leggeri, dimostra qui un talento drammatico fuori dal comune, che gli è valso la candidatura all’Oscar. Riesce ad essere sciatto, anonimo, e al tempo stesso patetico e disgustoso, proprio come il pedofilo della porta accanto, quello che nessuno sospetta.

Altra sorpresa è Mark Wahlberg, nel ruolo del padre di Susie, inconsolabile, incapace di accettare la perdita, farsene una ragione e andare avanti, un uomo che ama la propria famiglia, ma che improvvisamente si trova solo, privato delle sue stesse certezze. Meno incisive Rachel Weisz e Susan Sarandon, ridotte a figure di contorno, che sembrano apparire nel film più per la volontà del regista di rispettare il romanzo, che per un’effettiva utilità alla narrazione. Allo stesso modo anche il personaggio dell’amica Ruth, che nel romanzo è ben tratteggiato, nel film non viene sufficientemente approfondito.

Dove invece il regista omaggia il romanzo della Sebold è l’aspetto onirico. L’impegno che Jackson usa per ricreare i panorami ultraterreni immaginati e descritti nel romanzo, attraverso gli effetti speciali, è più che notevole e riesce ad accentuare il contrasto tra le atmosfere ovattate dell’Aldilà e quelle più cupe della realtà terrena.

Nel complesso Amabili resti è un film malinconico ma gradevole, che riflette sull’influenza che la morte di una persona esercita su quelle ancora in vita, e sul ricordo indelebile che essa lascia, fonte di dolore ma anche risorsa di rinascita. Questi dunque sono gli amabili resti: quei legami talvolta tenui, talvolta frutto di grandi sacrifici, che si formano dopo la morte di una persona cara. E con tutto il dolore, il vuoto e la disperazione che si possono provare, infine si può andare avanti e trovare la pace, sia per i vivi che per i morti.

“E cominciai a vedere le cose in un modo che mi lasciava concepire il mondo senza di me.” Con queste parole si conclude l’odissea terrena di questa piccola grande donna, mai cresciuta, ma che alla fine ha saputo scegliere l’amore, preferendo il perdono alla vendetta. E questa è anche la morale, non trascurabile, del film.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

26 pensieri riguardo “Amabili resti (2009)”

  1. Ho amato molto questo film.
    Tucci ha raccontato in una intervista che ho visto da poco, che dovendo interpretare il ruolo di un pedofilo nel film Amabili resti, decise di camuffarsi il più possibile perché si sentiva a disagio all’idea di essere associato a un simile personaggio. Per questo motivo ha infatti indossato dei denti finti, delle lenti a contatto azzurre, dei baffi finti, delle imbottiture per apparire più corpulento e degli occhiali da vista.
    È risultato particolarmente credibile e spaventoso nel suo ruolo, tanto da conquistare immediatamente le lodi della critica, che ha indicato la sua come una delle performance migliori dell’anno.Ricevette infatti numerose nomination a importanti premi nel corso della stagione, arrivando poi a guadagnare la sua prima candidatura come miglior attore non protagonista ai premi Oscar.
    😊

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