Gregory Peck, il divo dal vestito grigio

Il suo nome completo era Eldred Gregory Peck.
Tra i più amati attori americani e tra i colossi del cinema hollywoodiano di sempre. La sua eleganza e il portamento, l’espressione pensierosa, il modo di fare taciturno ma risoluto e l’omogeneità dei suoi ruoli ne fanno da subito una star capace di esprimere, come pochi altri, il perfetto interprete della semplicità e delle virtù dell’uomo medio americano.

Dalla California si trasferisce a New York per studiare, e per mantenersi si adatta a qualsiasi lavoro, compresi quelli d’intrattenitore radiofonico e venditore porta a porta.
Nel cinema entra dalla porta principale ed è subito protagonista dall’esordio in Tamara, figlia della steppa. Subito dopo recita in altri due film importanti come Le chiavi del Paradiso del 1944 e Io ti salverò  dell’anno successivo.

Ottiene un contratto dalla 20th Fox a lunga scadenza, ma allo stesso tempo, con clausole ben precise protette da qualsiasi cavillo giuridico, ne firma altri tre: con la MGM, la RKO e la Selznick Productions. Un caso unico e mai più ripetuto nell’epoca dello Star-System.

In Duello al sole (1947), scambiò il ruolo all’ultimo istante con Joseph Cotten, quando il copione originale prevedeva il contrario: Cotten nel ruolo del cattivo e Peck in quello del fratello buono. Sempre nello stesso anno Elia Kazan lo chiama a interpretare un melodramma sull’antisemitismo, Barriera invisibile, in cui Peck interpreta un personaggio simile a quello che proporrà ne Il buio oltre la siepe.

Credendo ciecamente, al contrario di tutti, nella capacità professionale di Audrey Hepburn, chiede di averla al suo fianco in Vacanze romane (1953) e pretende il nome dell’attrice a fianco al suo nei titoli di testa. In questo modo facilitò la rapida ascesa di un’attrice ancora sconosciuta. Inoltre proprio per questo film, pronosticò per la Hepburn il premio Oscar; tra lo sbigottimento generale, dal momento che si trattava di attrice esordiente e soprattutto anonima, la statuetta arrivò puntuale. Nel 1958 è di nuovo protagonista di un western, ma questa volta interpreta un personaggio positivo: il film è Il grande paese, di William Wyler, che lo vede contrapposto a Charlton Heston.

Il suo grande rimpianto, che si portò appresso per tutta la vita, fu quello di aver rifiutato il ruolo poi andato a Gary Cooper in Mezzogiorno di fuoco. Leggendo il copione, aveva creduto che fosse una storia molto simile ad un film da lui già interpretato nel 1950, Romantico avventuriero, ma dovette poi ricredersi.

Pur attraversando tutti i generi, dal western alla commedia, dal film di guerra al giallo, non si è mai cimentato in kolossal in costume di carattere storico-religioso, all’infuori di Davide e Betsabea, dove fu scelto dal produttore Darryl Zanuck per il suo viso definito dal regista biblico.

Dopo L’ultima spiaggia, dramma post apocalittico diretto da Stanley Kramer nel 1959, nei primi anni sessanta si conferma ancora una volta star di prima grandezza, interpretando in rapida successione tre film di successo: I cannoni di Navarone, Il promontorio della paura (1962) (presente anche nel discutibile remake di Martin Scorsese del 1991) e, su tutti, Il buio oltre la siepe, dove finalmente vince l’Oscar come miglior attore protagonista, in una prova eccellente ma non la migliore in assoluto tra quelle prestate in 50 anni di carriera. E’ di questi anni anche Capitan Newman, un insolito film di guerra a metà tra commedia e dramma, in cui interpreta uno psichiatra militare.

Nel decennio successivo, con il cinema che cambia tematiche e linguaggio, Gregory Peck appare spaesato e non del tutto convinto delle prove offerte in film decisamente lontani dalle sue inclinazioni. Riesce ad essere efficace ne Il presagio, ma appare molto fuori parte ne I ragazzi venuti dal Brasile dove interpreta il perfido dott. Mengele, il medico dei campi di sterminio nazisti. Addirittura recita contro la propria natura in Mac Arthur, il generale ribelle, lui dichiaratamente democratico, pacifista e antirazzista.

Sul finire della carriera, quando ormai le sue apparizioni sullo schermo si contano sulle punta delle dita, riesce ancora a dare la zampata del leone con tre magistrali e brevi interventi ne I soldi degli altri, Ritratti e nel tv-movie Moby Dick (remake dell’omonimo film del 1950 di John Huston da lui interpretato) dove, in un incisivo piccolo ruolo, riesce a vincere il Golden Globe come miglior attore non protagonista.

Nel 1978 ha scritto un’autobiografia dal titolo An Actor’s Life dove, oltre a tracciare la propria carriera artistica, disegna la metamorfosi di Hollywood, osservata in prima persona, dai fulgidi anni ’40 all’inversione di tendenza negli anni ’70.

L’autorevole American Film Institute, ha stabilito che il personaggio eroico più famoso nella storia del cinema di ogni tempo è, senza ombra di dubbio, Atticus Finch, l’avvocato interpretato da Peck ne Il buio oltre la siepe. Al secondo posto si è classificato Indiana Jones e al terzo James Bond.

Muore a 86 anni per insufficienza respiratoria a seguito di una grave forma di polmonite.

Si è sposato due volte: con un’imprenditrice finlandese dalla quale ha avuto tre figli, e con una giornalista, conosciuta sul set italiano di Vacanze romane, da cui ha avuto due figli.

«Nella vita devi sognare, devi avere una visione e devi fissare un obiettivo da raggiungere, anche se a volte ti sembrerà che vada oltre le tue possibilità»

FONTI: cinekolossal – Enciclopedia del cinema, Rusconi editore


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Avatar di Sconosciuto

Autore: R.A.F.

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

45 pensieri riguardo “Gregory Peck, il divo dal vestito grigio”

  1. davvero un grande grande! io l’ho amato molto e penso che il film “il buio oltre la siete” sia diventato un capolavoro proprio per merito suo! e poi capperi, bello da torgliere il fiato, un viso moderno… ah sì.. buona giornata e grazie sempre bravissima amica1

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