1899 – 1980
Hitchcock è probabilmente uno dei pochi registi che ha saputo mettere d’accordo critica e pubblico. Fra Il giardino del piacere del 1925 e Complotto di famiglia del 1976, ha girato altri 51 film, tutti di altissimo livello, ognuno con una sua particolare caratteristica che lo rende memorabile.
Le prime pellicole, realizzate in Gran Bretagna negli anni Venti e Trenta, una vera delizia degli appassionati, sono state scoperte dal grande pubblico solo quando la televisione ha trasmesso in un ciclo alcuni piccoli capolavori del regista britannico, fino ad allora del tutto inediti in Italia: Ricco e strano del 1932, Sabotaggio del 1936, Giovane e innocente dell’anno successivo e La signora scompare del 1938. Sempre in Gran Bretagna erano stati girati I 39 scalini del 1935 e La taverna della Giamaica del 1939, ma questi ultimi erano prontamente usciti nei cinema anche in Italia.

Nel 1940 girò il primo film “americano”, Rebecca – La prima moglie e con quello raggiunse la fama internazionale. Film americano perché girato negli States, per il produttore David O. Selznick, ma con attori quasi tutti britannici, tra cui Laurence Olivier e Joan Fontaine, che contribuirono indubbiamente al successo del film. Nel 1943 firma, invece, il primo film hollywoodiano, con attori americani: è L’ombra del dubbio, un avvincente thriller psicologico in cui trasforma il mite Joseph Cotten in personaggio negativo e inquietante. Nel 1948 è la volta di Nodo alla gola, un raffinato esperimento cinematografico: un film di circa un’ora e venti minuti girato con una serie di piani sequenza ravvicinati, e senza montaggio. Il protagonista, Farley Granger, lavorerà di nuovo con Hitchcock nel 1951, nell’inquietante Delitto per delitto – L’altro uomo.

A Hollywood ebbe modo di lavorare con attori di eccezionale bravura: Cary Grant, James Stewart, Henry Fonda e Gregory Peck. Famose, in particolare, sono rimaste le sue bionde, elegantissime e un po’ gelide: Joan Fontaine, protagonista di Rebecca, accanto a Olivier, e de Il sospetto accanto a Grant; Ingrid Bergman, con cui girò ben tre film, Io ti salverò del 1945, Notorius, dell’anno successivo e Il peccato di Lady Considine del 1949; e ancora Grace Kelly, Kim Novak, Tippi Hedren e Janet Leight. Caso particolare, rimasto unico, Marlene Dietrich, bionda più che gelida con cui girò Paura in palcoscenico (1950); ma la protagonista era Jane Wyman.

Un altro periodo d’oro del regista fu quello compreso tra il 1954, anno de Il delitto perfetto, e il 1959, di Intrigo internazionale. In questi pochi anni girò La finestra sul cortile, Caccia al ladro, La congiura degli innocenti, L’uomo che sapeva troppo e La donna che visse due volte, alcuni dei suoi film più celebri, tutti caratterizzati da idee registiche ingegnose e in qualche modo rivoluzionarie, oltre che da quel particolare mix tra suspense e humour nero che costituisce la firma inconfondibile del regista britannico. In mezzo a questa lunga lista di successi si collocano Io confesso, del 1953, e Il ladro, del 1956, film che ingiustamente non incontrarono il favore del pubblico all’uscita, ma che poi sono diventati nel tempo due cult.

Anche i film della piena maturità e della vecchiaia non mostrano assolutamente segni di stanchezza o ripetitività, ma anzi stupiscono per ritmo e tensione. Fra questi va ricordato Psyco, del 1960, Gli uccelli, del 1962, e Marnie dell’anno successivo, incentrato anch’esso, un po’ come Psyco, su un complicato caso psicologico.

L’ultimo film di Hitchcock, Complotto di famiglia, uscito nel 1976, quattro anni prima della sua morte, riassume perfettamente alcuni dei caratteri fondamentali della sua cinematografia, dall’ironia alla suspense, sempre presenti nei suoi lavori.

La stragrande maggioranza dei film di Hitchcock contiene dei camei del regista, cioè brevi apparizioni, del tutto al di fuori del contesto generale e della trama.
Questa piccola mania di apparire nei suoi film, viene così spiegata dal regista stesso, nel celebre libro-intervista del 1967 di François Truffaut: «Era strettamente funzionale, perché bisognava riempire lo schermo. Più tardi è diventata una superstizione e infine una gag. Comunque oggi è una gag abbastanza ingombrante, e per permettere alla gente di vedere il film con tranquillità, mi preoccupo di farmi notare nei primi cinque minuti.»

«Non è lo sparo che spaventa il pubblico, ma l’attesa»
FONTI: Enciclopedia del cinema (Rusconi editore) – wikipedia
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