Canto di Natale di Topolino (1983)

Ancora una rivisitazione del racconto di Dickens! L’ultima per quanto mi riguarda, perché quella più recente, con Jim Carrey in computer grafica, non la considero neppure. Zemeckis non me ne voglia, ma per me la magia del Natale non passa dal computer. In più, la trovo particolarmente spaventosa per i bambini.

Invece questa versione realizzata con la più classica delle animazioni, è fedelissima allo spirito natalizio e a quello dell’opera dickensiana, perfetta ovviamente per i più piccoli, che gioiranno nel vedere i loro personaggi più amati, ma godibilissima anche per i più grandi, che potranno ritrovarvi la magia della propria infanzia.

Scrooge è naturalmente interpretato da zio Paperone, più arcigno e spigoloso del solito, e tra l’altro il nome originale del papero più ricco del mondo (magari non tutti lo sanno) è proprio Scrooge McDuck, in riferimento al personaggio del Canto di Natale, per la sua ben nota taccagneria.

Topolino invece è il mite impiegato tartassato da Scrooge, e costretto a lavorare persino la vigilia di Natale; povero e sottopagato non guadagna abbastanza per provvedere alla propria famiglia, formata da Minnie e da tre topolini, dei quali il più piccolo, Tim, è molto malato.

Paperino poi è il nipote squattrinato (e chi altro poteva interpretarlo?) che, nonostante le sue difficoltà economiche, invita Scrooge a casa sua per mangiare insieme il tacchino, ma riceve un secco rifiuto.

Per essere fedele all’originale, la storia doveva comprendere un fantasma e tre spiriti, ma trattandosi comunque di una produzione Disney, rivolta quindi principalmente al pubblico infantile, si è cercato di rendere queste figure il più rassicuranti possibile.

Il fantasma del socio d’affari di Scrooge, che gli preannuncia l’arrivo dei tre spiriti, è Pippo, uno dei personaggi più simpatici e innocui del mondo Disney: qui lo vediamo costretto a trascinare pesanti catene come punizione per la propria avidità, ma la visione appare sicuramente più buffa che spaventosa, soprattutto perché i disegnatori Disney hanno avuto l’idea geniale di sdrammatizzare la situazione facendo inciampare Pippo nelle sue stesse catene, approfittando del lato più pasticcione della sua personalità.

I tre spiriti del Natale invece sono, nell’ordine, il Grillo Parlante di Pinocchio per il passato, Willie il Gigante per il presente (preso in prestito da due cortometraggi del 1947, Fun and Fancy Free e il delizioso Topolino e il fagiolo magico), e Gambadilegno, forse il meno rassicurante dei tre, per il futuro.

Il Grillo conserva la sua caratteristica di consigliere saputello, ma tutto sommato bonario e non troppo severo, che ne aveva fatto uno dei personaggi più amati dai bambini nella favola di Pinocchio. Willie il Gigante, grande, grosso, e un po’ tontolone, più che spaventoso è certamente simpatico, per niente minaccioso, ma deliziosamente ingenuo e pasticcione.

Per il terzo fantasma si era pensato alla matrigna di Biancaneve, ma alla fine si è ripiegato su Gambadilegno, che pur essendo rappresentato in modo abbastanza inquietante (del resto il fantasma del Natale futuro deve pur esserlo) rimane sempre un “cattivo” con una punta di umanità nascosta molto bene sotto l’apparenza prepotente, in realtà molto meno malvagio di quanto possa sembrare. E comunque mai paragonabile alla crudeltà della spietata regina Grimilde.

Completano il cast Paperina, nel ruolo di Isabelle, amata da Scrooge in gioventù, e tantissimi altri personaggi del mondo Disney in ruoli secondari, da Ezechiele Lupo a Nonna Papera, da Ciccio, Orazio e Clarabella, a Cip e Ciop, fino ad alcune comparse prese da Robin Hood e persino da Gli Aristogatti. Dal lungometraggio Il vento tra i salici del 1949 provengono invece Topos e Talpino, i due sventurati che vanno a chiedere un obolo di beneficenza a Scrooge proprio all’inizio della storia, e che vengono cacciati in malo modo; per interpretarli si era pensato al Gatto e alla Volpe di Pinocchio, ma poi si cambiò idea pensando che le caratteristiche negative dei due imbroglioni avrebbero giustificato il rifiuto di Scrooge, e non era certo questo il messaggio che Dickens avrebbe voluto dare.

Nel complesso siamo di fronte ad un piccolo capolavoro animato, curato nei minimi dettagli, con dialoghi che alternano sapientemente malinconia e un po’ di sottile umorismo, senza mai scadere nel patetico o nella comicità esagerata, riuscendo ad esaltare la forza disarmante di una storia talmente semplice che parla da sola. Non sono trascurate neppure le scenografie e i costumi, che trasportano lo spettatore nell’Inghilterra dickensiana, dando all’opera nel suo insieme un’atmosfera magica e assolutamente natalizia.

Poco meno di mezz’ora di piacevole armonia che meriterebbe di essere guardata almeno una volta all’anno, e non solo dai bambini. Purtroppo da noi è difficile che il film passi in televisione, perché è considerata animazione vintage, spesso accantonata per fare posto a prodotti di qualità artistica inferiore, ma più vicini al gusto moderno. Esiste qualche versione in DVD*, se riuscite a trovarla, di solito in cofanetti che contengono altre storie natalizie confezionate dal magico mondo Disney: è un acquisto di cui sicuramente non vi pentirete, soprattutto se avete bambini in casa.

* Il Canto di Natale di Topolino si può trovare all’interno del DVD Il Bianco Natale di Topolino, oppure nel cofanetto Magico Natale Disney vol.2

SPUNTI DI CINEMA: A Christmas carol: un classico senza tempo

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

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