Charlton Heston, l’anima dell’eroe epico

Il suo vero nome era John Charles Carter. Nasce a Evanston (Illinois) il 4 ottobre 1924. Interprete di formazione teatrale, maturata sui testi classici, e dotato di una presenza scenica vigorosa, ha impersonato l’eroe per antonomasia dei kolossal hollywoodiani, dalla metà degli anni ’50 alla metà dei ’60, fino a diventare quasi uno stereotipo. La bellezza severa e l’austerità espressiva gli hanno permesso di interpretare un gran numero di personaggi biblici, storici e avventurosi, esprimendo attraverso di loro i valori più tradizionali della cultura americana.

Nelle sue prove migliori ha però dimostrato un talento più sfaccettato, sovrapponendo all’esteriorità dell’eroe atletico il carisma tormentato dell’interprete shakespeariano. Ha spaziato davvero in tutti i generi: dal noir all’avventura, dal catastrofico al western, dalla fantascienza al film di guerra, ed è l’attore americano che più di altri ha interpretato ruoli shakespeariani; nel mondo, è secondo soltanto a Laurence Olivier.

Cresciuto a St. Helen, nel Michigan, dopo la separazione dei genitori assume il cognome del patrigno e intraprende gli studi di recitazione. Nel 1947, dopo essersi congedato dall’esercito, comincia a lavorare come regista teatrale, ma è la televisione a consentirgli di sostenere diversi ruoli da protagonista. Attirò così l’attenzione di Hal Wallis, produttore della Paramount Pictures che lo ingaggiò per dodici film, il primo dei quali La città nera, del 1950. Due anni dopo Cecil B. DeMille gli offrì la sua prima parte importante: il rude manager del circo ne Il più grande spettacolo del mondo. In questa prima fase della sua carriera, Heston interpretò uomini d’azione scontrosi e rudi, combattuti tra un rigido senso di responsabilità e la violenza della passione amorosa.

Nel 1956, con il ruolo di Mosè ne I dieci comandamenti di DeMille, diventò una star internazionale e inaugurò trionfalmente la sua stagione eroica: dopo Il Grande Paese di Wyler e I bucanieri di Anthony Quinn, entrambi del 1958, arrivarono Ben Hur di Wyler e quindi El Cid di Anthony Mann, nel 1961, e poi La più grande storia mai raccontata, Il tormento e l’estasi, entrambi del 1965 e Khartoum l’anno successivo. Kolossal spesso enfatici che ottennero un grande successo popolare, nei quali Heston mise a frutto qualità fisiche e doti drammatiche.

A questi affiancò interpretazioni di personaggi inquieti che gli permisero di rivelare la sua forte espressività, improntata al realismo del dettaglio: l’inadeguatezza del maggiore Lewis in 55 giorni a Pechino, nel 1963, la forza del maggiore Dundee in Sierra Charriba, nel 1965, e la figura decisa ma dolente del capitano Taylor ne Il pianeta delle scimmie, nel 1968. Negli anni ’70 accosta interpretazioni interessanti, come nel film 2022: i sopravvissuti, del 1973, a ruoli più di routine in opere minori, come nei catastrofici Airport ’75 e Terremoto, entrambi del 1974, ed è interprete anche di un horror di gusto raffinato come Alla trentanovesima eclisse, del 1980.

Nel 1972 aveva diretto il suo primo film, All’ombra delle piramidi, un fiacco omaggio al personaggio di Marco Antonio, il suo ruolo teatrale più amato; risale invece al 1982 la sua seconda regia, I predatori della vena d’oro, nel quale interpreta, con impeto istrionico, un personaggio ossessivo e mentalmente instabile. Terza regia, nel 1988, un film per la televisione, Un uomo per tutte le stagioni. La sua presenza sul grande schermo durante gli anni ‘80 e ‘90 è rimasta confinata per lo più in brevi apparizioni all’interno di film prestigiosi come Tombstone, del 1993, e l’Hamlet di Branagh, del 1996, fino a tornare protagonista nel ruolo di Josef Mengele in My father, un film girato nel 2002 da un giovane regista italiano, Egidio Eronico.

Ha inoltre lavorato spesso in show, serial e film televisivi, alcuni dei quali sono stati diretti dal figlio Fraser. Heston si è poi dedicato con crescente impegno alla politica e dopo aver partecipato, negli anni ‘60, alle lotte per il movimento dei diritti civili al fianco di M. Luther King, ha inasprito il suo conservatorismo patriottico fino a sostenere entusiasticamente i due mandati di Reagan e a diventare, nel 1998, il presidente della National Rifle Association, potentissima lobby statunitense delle armi, incarico spietatamente deriso nel documentario di Michael Moore Bowling a Columbine, del 2002; l’attore reagì alle domande di Moore interrompendo l’intervista e pregando il regista di uscire da casa sua.

È stato insignito di un Oscar come migliore attore protagonista nel 1960 per Ben Hur e di un altro per il suo impegno civile e umanitario nel 1977. A proposito di Ben Hur, quando Gore Vidal scrisse la sceneggiatura, disegnò il rapporto tra il protagonista e Messala come omosessuale. Ne erano al corrente soltanto Stephen Boyd e il regista William Wyler. Heston fu tenuto all’oscuro, in quanto se a conoscenza del fatto, avrebbe sicuramente abbandonato il set, come lo stesso attore ammise molti anni più tardi. Da una sua intervista, emerge che il lavoro più impegnativo a livello di stress fisico e mentale è stato Il pianeta delle scimmie, tra l’altro girato mentre era afflitto da un’influenza con 38 gradi di febbre.

Si è sposato una sola volta, con l’attrice Lydia Marie Clarke (due figli: Fraser, oggi produttore e regista-sceneggiatore, che da bambino ha recitato al fianco del padre ne I dieci comandamenti, e Holly Anne, adottata nel 1961).
Colpito da cancro alla prostata, contemporaneamente alla moglie malata di tumore al seno, riuscirono entrambi, seppur in momenti diversi, a sconfiggere il male incurabile, dai medici diagnosticato come irreversibile.
Nell’inverno del 2002 annuncia il ritiro dalle scene attraverso un comunicato stampa, nel quale conferma la sua decisione poiché colpito dal morbo di Alzheimer. Muore il 5 aprile 2008, a 84 anni.

«Come attore ho avuto la straordinaria possibilità di vivere molte vite diverse, e di questo sono grato al mio lavoro. Ho interpretato tre presidenti, tre santi e due geni, e credo che sia sufficiente  per chiunque »

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – cinekolossal

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

8 pensieri riguardo “Charlton Heston, l’anima dell’eroe epico”

  1. Non lo ricordo, ho visto i “Dieci comandamenti” ma questo come attore 8n wltri 4uoli 3 j3ppure come nome oltre a Mosè che l’ho scoperto leggendo il tuo post, non ricordo altre sue interpretazioni, poi l8 sai che in 16an5o a cinema e attori sono una vera schiappa 😊

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    1. Sì, Moore aveva fatto questo documentario dopo la strage del liceo di Columbine, e aveva intervistato molti sostenitori del diritto al possesso delle armi, tra cui anche Heston, che a quell’epoca, secondo me, aveva già un inizio di Alzehimer. All’inizio dell’intervista non aveva capito, ma quando si rese conto che le domande erano ironiche e provocatorie, lo invitò gentilmente ad andarsene. Bisogna dire che fu molto corretto, non si arrabbiò per nulla, però lo accompagnò all’uscita con decisione, dicendo che era a casa sua e poteva interrompere l’intervista quando voleva.

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      1. beh aveva ragione: al corso di una settimana di critica, la prima cosa che ci hanno detto introducendo il concetto dell’intervista è di cercare un legame con l’intervistato e di non farlo arrabbiare

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