The prestige (2006)

Come spiega bene uno dei personaggi di questo film, il momento giusto è di grande importanza in un trucco magico, può fare la differenza nell’attirare l’attenzione del pubblico e nella riuscita del numero. Purtroppo questa pellicola è uscita nelle sale più o meno nello stesso periodo di The illusionist, ed è un peccato perché entrambi i film avrebbero meritato i riflettori, e non di doversi contendere pubblico e consensi.

The prestige è l’adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Christopher Priest del 1995. Sembra che già Sam Mendes avesse pensato di trasporlo sullo schermo, ma Priest gli ha negato i diritti sul libro, nonostante l’Oscar vinto dal regista con American Beauty: avendo visto Memento, Priest voleva che fosse Nolan a portare a termine il lavoro. Il regista ha rielaborato il voluminoso romanzo insieme al fratello Jonathan, tagliando, spostando e sistemando finché i pezzi del puzzle non si sono uniti. Con un finale nuovo, ma altrettanto sorprendente, come ciliegina sulla torta.

Alla fine del diciannovesimo secolo, Londra è sotto l’incantesimo della magia. I vecchi teatri vengono sistemati per accogliere i nuovi spettacoli di magia. Robert Angier e Alfred Borden lavorano come assistenti di un mago, ma un incidente mortale, davanti a centinaia di spettatori scioccati, li separa per sempre: durante un numero di magia, infatti, muore la moglie di Angier, a causa di un errore commesso da Borden. Qualche tempo dopo, ognuno di loro ha un proprio spettacolo, ma mentre Borden risulta essere il più ambizioso dei due, e va sempre alla ricerca di un trucco unico che stupisca il pubblico e che solo lui sappia eseguire, Angier fa della vendetta l’unico scopo della sua vita.

Con grande sgomento di Angier e del suo vecchio mentore Cutter, che si è sempre occupato dei trucchi, Borden si inventa un numero di sparizione di straordinario effetto, come non si era mai visto prima. Angier tenterà freneticamente di rubargli il trucco, senza riuscirvi, mentre la graziosa assistente Olivia diventerà un oggetto di scambio tra i due maghi. E ancora ci saranno trucchi sabotati, illusioni e delusioni, fino a quando Angier non entra in contatto con l’eccentrico inventore Nikola Tesla, che sta lavorando a una macchina misteriosa ma estremamente pericolosa. Proprio quello di cui ha bisogno Angier per un nuovo numero di magia.

All’inizio del film, Michael Caine, nei panni dell’esperto creatore di trucchi Cutter, ci spiega che ogni numero di magia si divide in tre parti: la presentazione, in cui il mago mostra un oggetto di uso quotidiano, una cosa che sembra banale, ma che ovviamente non lo è, il colpo di scena, in cui il mago fa compiere a quell’oggetto qualcosa di straordinario, e infine il prestigio, in cui lo spettatore viene spiazzato da una svolta inaspettata, perché assiste a qualcosa che non ha mai visto prima e che non era prevedibile. Christopher Nolan ha costruito il suo film esattamente seguendo questa tripartizione, come un numero di magia.

All’inizio lo spettatore assiste a quella che sembra una banale storia di rivalità tra maghi, ma col passare dei minuti Nolan inserisce variazioni e colpi di scena che ci sorprendono e ci affascinano, preparandoci al numero di prestigio finale, che ci lascia letteralmente a bocca aperta. Tutto il film emana un’atmosfera magica e nostalgica, e la nebbia che avvolge minacciosamente i vicoli di Londra non crea meno atmosfera della polvere dei teatri, dove la tensione è al massimo. Sembra un film sulla magia, ma in realtà è principalmente interessato alla profondità di un conflitto: il dolore, la tristezza, la perdita.

La morte accidentale che si verifica all’inizio divide per sempre i due protagonisti, in maniera irrimediabile. L’odio dei due acerrimi rivali si sente in ogni fibra e questa gelida ossessione porta al fallimento di ogni altro sentimento. Nolan dà alla sua storia una forza inimmaginabile, raggiungendo livelli da tragedia. È aiutato notevolmente dai due protagonisti, Hugh Jackman e Christian Bale, che combattono uno contro l’altro in modo sublime, dando un significato nuovo al termine competizione. Jackman dipinge l’ansia di vendetta di Angier, dando quasi la percezione fisica del suo dolore che si trasforma in ossessione, mentre Bale rappresenta l’assillante ricerca della perfezione, che diventa per Borden tormento ed estasi. La storia mostra molto chiaramente dove può portare una smania così forte. Ed è importante a questo scopo il personaggio di Cutter, affidato alla maestria di Caine, che dipinge, con la sua aria saggia ed equilibrata, un perfetto ago della bilancia tra i due contendenti.

Verso la fine poi, l’inserimento del personaggio di Tesla, interpretato da David Bowie, alza la posta in gioco e porta tutto a un livello superiore. La grande impresa di questo film, tuttavia, è il montaggio. Il modo in cui interrompe costantemente la narrazione temporale e collega il futuro e il passato, sempre in modo coerente, è semplicemente superbo, e le meravigliose musiche di David Julyan contribuiscono a rendere questa storia commuovente, nella sua spietata intensità.
Un film imperdibile che è davvero una rara combinazione magica.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

25 pensieri riguardo “The prestige (2006)”

    1. Ho visto che c’è The illusionist su sky. In realtà ho detto che se dovevi sceglierne uno solo, The prestige era meglio dei due. Ma puoi iniziare da The illusionist, senza problemi. Grazie per i complimenti, è una frase che mi piaceva molto.

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      1. Non mi prende i commenti sul tuo blog…
        Mi dispiace per la recensione, se così vogliamo chiamarla; un paio di idee le avrei su chi può essere, ma lo trovo davvero meschino. Un uomo comunque, magari un altro scrittore a cui hai pestato i piedi. Però se se la prende anche con altri, come ho letto, allora forse è solo un gran figlio di, che non ha di meglio da fare. Capite perché io parlo solo di film che mi sono piaciuti? Le recensioni negative, a meno che non siano critiche costruttive (e io non ne ho le capacità), sono inutili e dolorose.

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      2. Ci ho pensato, ma non credo proprio che sia un uomo e men che meno sia quello… è quasi sicuramente una donna (leggendo altre recensioni dello stesso account), tant’è che si accanisce molto di più contro le donne.

        PS: com’è che non riesci a commentare da me? E’ strana ‘sta cosa… Prova a uscire e riloggarti, giusto per verifica…

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      3. Ho provato tutto il pomeriggio, ma non andava. Non mi prendeva i commenti da nessuna parte, tranne che sul mio blog. Adesso sembra che vada.

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      1. Dipende dai punti di vista. Se lo vedi ne parliamo. Adesso ti lascio la buonanotte prima che cada la linea, che sta facendo i capricci

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