Trappola di cristallo (1988)

Prototipo di film adrenalinico, senza un attimo di respiro, uno dei migliori action mai realizzati, che riesce tra l’altro a fondere una tensione costante, senza cali di ritmo, ad un’ironia leggera che fa capolino anche nelle scene più drammatiche, attenuandone gli aspetti più crudi senza diminuirne l’intensità. Merito di una regia attenta ai dettagli ma anche alla visione d’insieme, e di un montaggio serrato che contribuisce a mantenere alta la tensione e a catalizzare l’attenzione dello spettatore. Dopo un inizio leggermente in sordina, il film prende l’avvio e da quel momento, per quasi due ore, non si riesce a staccare gli occhi dallo schermo, immedesimandosi nel protagonista e seguendone con ansia le peripezie.

Ricordiamo brevemente la storia. John McClane, un poliziotto di New York, raggiunge la moglie Holly a Los Angeles, dove lei lavora, per passare insieme le vacanze di Natale. Si reca nel grattacielo, dove ci sono gli uffici, per partecipare alla festa di Natale organizzata dalla compagnia per i dipendenti, e improvvisamente si trova nel mezzo di un assalto terroristico. Un gruppo di criminali tedeschi, armati fino ai denti e guidati da un capo spietato e senza scrupoli, fa irruzione negli uffici del grattacielo e prende in ostaggio i presenti, chiedendo in cambio la liberazione di alcuni terroristi.

In realtà il vero obiettivo dei terroristi è quello di raggiungere il caveau dell’edificio, dove si trovano milioni di dollari in titoli al portatore. John riesce miracolosamente a sfuggire ai terroristi e a rifugiarsi all’interno del palazzo, nei piani vuoti. Da qui cerca di avvisare la polizia perché arrivi in soccorso al grattacielo e nello stesso tempo ingaggia una personale battaglia con i terroristi, cercando di farne fuori il più possibile. Il finale, non è necessario dirlo, è abbastanza scontato, ma prima della parola fine le sorprese saranno davvero tante.

Il film non stanca mai, non conosce tempi morti, ed è costellato di piccoli e grandi colpi di scena che ravvivano man mano lo svolgersi della vicenda, tra personaggi forse un po’ stereotipati, come il poliziotto nero che supporta McClane o il giornalista senza scrupoli disposto a tutto per uno scoop, e trovate assolutamente gustose e imprevedibili, come il pugno assestato dalla moglie di McClane in faccia al giornalista, dopo che il bastardo ha messo a repentaglio la vita del marito per i propri scopi.

Un po’ tutti i personaggi sono tratteggiati in velocità, senza tempo e voglia di approfondire, come la mezza crisi matrimoniale di McClane e signora, che si risolve sul finale, in maniera a dir poco semplicistica. Allo stesso modo anche la trama si svolge con una rapidità e un’incoscienza che lascia perplesso lo spettatore e tuttavia lo rapisce completamente, tra sparatorie ed esplosioni sempre più incredibili ma proprio per questo tutt’altro che noiose.

Sicuramente accresce la tensione adrenalinica anche la riuscita ambientazione claustrofobica della vicenda, per cui il termine italiano “trappola” calza a pennello, e nello stesso tempo la crudezza di alcune scene è stemperata da una sceneggiatura accurata e intelligente, che semina lungo tutto il film battute divertenti, ma mai stupide, come a volta capita di sentire in certi film d’azione più recenti. Bruce Willis, che dopo questa interpretazione vide definitivamente lanciata la propria carriera, regge la scena magnificamente, interpretando con disinvoltura questo poliziotto spaccone che cammina sui vetri con la nonchalance di Rambo, e trova anche il tempo e la voglia di fare dell’umorismo.

Al pari di Rambo, il personaggio diventerà un’icona e per parecchi anni resterà appiccicato a Willis, al punto da essere oggetto di parodie anche in altri film. Tante le battute che si potrebbero citare, ma io amo in particolare il cinema quando cita se stesso, e gli Americani quando sanno essere autoironici, perciò mi piace ricordare lo scambio di battute tra McClane e Hans, il capo dei terroristi tedeschi, proprio prima di eliminarlo. Quando questi gli dice con arroganza “Voi americani siete tutti uguali, ma stavolta John Wayne non cavalcherà verso il tramonto con Grace Kelly”, John senza scomporsi gli risponde “Era Gary Cooper, coglione!”.

A proposito di Hans, è il primo ruolo di Alan Rickman, che si fa notare subito per l’intensità della sua recitazione, elegante e composta, pur al servizio di un personaggio così spietato: dopo questo, interpreterà altri cattivi cinematografici, tra cui lo sceriffo di Nottingham nel Robin Hood di Costner fino al professor Piton di Harry Potter, ruolo in cui avrà modo di mostrare tutte le sfumature della sua sensibilità interpretativa. Se ne avete voglia, gustatevi la sua interpretazione in lingua originale nel trailer qui sotto, perché purtroppo il doppiaggio di Rickman in questo film lo penalizza parecchio.

Mc Tiernan si conferma un maestro del genere, a solo un anno di distanza dal successo di Predator, e dimostra di saper confezionare un film che è spettacolo puro, dall’inizio alla fine, e che come tale va guardato, senza fare troppa attenzione alla credibilità di certi personaggi e all’improbabilità di alcune scene, finalizzati esclusivamente alla suspense. Più di due ore di puro e semplice intrattenimento, azione, emozioni e ironia: un mix geniale in cui l’eroe, è giusto ricordarlo, è soltanto un uomo.
Niente maschere, mantelli o superpoteri, ma semplicemente buon cinema.

Complimenti ad Alessandro Gianesini alias Lo Scribacchino del web, GianniD del blog taqamkuk, Austin Dove de Il Blog di Tony, Camelia di Nea: NuovaEcologiaArtistica, Matilde di Cucinando poesie, Sam Simon del blog vengonofuoridallefottutepareti.com, Jo di Film Serial e Farida de la borsetta delle donne che hanno indovinato.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

29 pensieri riguardo “Trappola di cristallo (1988)”

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