Rita Hayworth, l’atomica

Nata a Brooklyn nel 1918, il suo vero nome era Margarita Carmen Rita Dolores Cansino. Iniziò ben presto la carriera nel mondo dello spettacolo: a tredici anni, un po’ pienotta fisicamente, ballava con il padre Eduardo, che all’epoca era famoso per i balli latini nei night-club messicani, e prima di approdare al cinema si esibiva come ballerina di rivista, spesso di supporto al duo Fred Astaire-Ginger Rogers.
Nel 1933 Rita fece un provino per la Warner Bros, ma l’esito fu negativo: fu scartata per la vita un po’ troppo abbondante e la fronte troppo bassa. Il produttore capo della Fox, però, ebbe un’impressione diversa e la scritturò perché gli piaceva il suo modo di muoversi con grazia e leggerezza.

Per sua fortuna nel 1937, a 18 anni, sposa Edward C. Judson, che decise di curare personalmente il suo aspetto, la convinse a studiare recitazione, dizione, la mise a dieta, modificò il suo modo di vestire e di truccarsi, e la sottopose all’elettrolisi, alzando l’attaccatura dei capelli e ottenendo quindi una fronte più spaziosa. Nelle foto in alto si può notare la differenza: a sinistra, come la diva era in realtà, con i capelli neri e la fronte decisamente stretta; a destra, come diventò dopo la trasformazione. Quando la Hayworth si presentò di fronte al capo della Columbia, questi ne rimase così affascinato che le fece subito un contratto e le modificò il nome in modo che non fosse identificabile con le prestazioni precedenti.

Nel 1939 si fece finalmente notare nel film di Howard Hawks Avventurieri dell’aria: lei non era la protagonista, ma al pubblico piacque e anche i critici la menzionarono positivamente accanto a due nomi del calibro di Cary Grant e Jean Arthur. In seguito il regista George Cukor nel 1940 la chiese in prestito alla Columbia e le diede una parte secondaria in Peccatrici folli, dove ebbe occasione di sfidare la prima grandezza di Joan Crawford. Il suo personaggio era secondario, ma richiedeva glamour e soprattutto buona recitazione: la Hayworth si dimostrò all’altezza e fu successo ai botteghini. La Columbia si apprestò subito a richiamarla con sé, iniziò a lanciarla in campagne pubblicitarie e lo stesso capo della Columbia si rese conto di aver scoperto un nuovo talento.

La sua fama esplode improvvisamente nel 1940, grazie all’interpretazione in Sangue e arena, a fianco di Tyrone Power. Da lì in avanti diventa la ´donna fatale´ per eccellenza e incontrastata sex-symbol del periodo. Divenne ben presto il mito degli anni Quaranta, il suo fisico e il suo sex appeal segnarono un’epoca, ma soprattutto i suoi film sono ancora oggi un esempio del cinema americano capace di incantare intere folle.
Con Glenn Ford, forma un binomio di grande successo. Con lui gira 5 film: Seduzione, Gilda, Gli amori di Carmen, Trinidad e La trappola mortale.

Il film Gilda, in particolare, l’aveva resa così celebre, che quando i successivi matrimoni e le sue relazioni sentimentali andarono tutti falliti, lei stessa spiegò così la causa: “Sposavano tutti Gilda, ma si svegliavano con me”.
Nel 1947 Bellezze in cielo, realizzato con un super Technicolor, non ottenne il successo del precedente film, realizzando un buon risultato ai botteghini, ma non ai livelli di Gilda.

Iniziò così un declino, durato circa sette anni, nel quale la Hayworth tentò in ogni modo di trovare la giusta parte in ogni film che faceva, ma i risultati non erano quelli sperati né da lei né dalla sua casa di produzione, che si accontentava di fare opere che potessero andar bene al botteghino, ma nulla di più. In questi sette anni il miglior film che realizzò fu La signora di Shanghai, nel 1947, opera voluta, realizzata e interpretata dal marito della Hayworth, il geniale Orson Welles.

Welles creò una catastrofe sotto ogni aspetto: fu un disastro finanziario e sicuramente non era un film su misura per sua moglie, alla quale tagliò i bei capelli lunghi e da rossi li fece diventare biondi, non la fece ballare né cantare se non una canzone ridicola. Il pubblicò non apprezzò questa decisione, ma rivisto oggi, a distanza di anni, il film appare decisamente bello e con una trama noir molto interessante. La stessa Hayworth nel corso degli anni ha sempre sostenuto che questo film fosse uno dei suoi migliori lavori.

Sempre sotto contratto della Columbia, nel 1948 realizzò Gli amori di Carmen e dopo quattro anni, nei quali si sposò con Aly Khan, fu chiamata per Trinidad, remake molto scialbo di Gilda. Nel 1953 passò al genere biblico con Salomè, opera mediocre, che ottenne poco successo. Nel 1957 accanto a Frank Sinatra e Kim Novak interpreta la donna matura in Pal Joy e ottiene forse l’ultimo successo della sua carriera. Sempre per la Columbia nel 1959 interpreta un western accanto a Gary Cooper, Cordura, film interessante, ma non per il pubblico dell’epoca. Passò così al genere drammatico anche perché iniziava ad avere un’età che non permetteva più di indossare i panni di una ragazza.

Interpretò un’attrice in declino in Tavole separate, nel 1958, mentre in Inchiesta in prima pagina del 1959, era una moglie delusa, accusata di omicidio. Nel 1965 diede grande prova di recitazione con La trappola mortale, ma ormai il declino la tormentava e non c’era più nessuna speranza; nel 1970 l’ultima fatica di notevole spessore in Quando il sole scotta, dove interpreta un’ex attrice alcolizzata.

Il declino dell’attrice è tra i più tristi mai conosciuti. Si trascina tra invecchiamento precoce, crisi depressive e abuso di alcol. Colpita negli anni ‘80 anche dall’Alzheimer, e non più in possesso delle facoltà mentali, nel 1981 fu chiesto alla corte di Los Angeles di nominare un tutore che la custodisse. Dopo pochi anni morì in maniera triste, a 68 anni, accudita negli ultimi sei anni di vita da sua figlia, la principessa Yasmin Aga Khan, avuta dal terzo marito, il principe Aly Khan (nella foto sotto Yasmin insieme alla madre).

Sposata cinque volte con altrettanti divorzi. Inizialmente con l’impresario teatrale Edward C. Judson, poi, dopo la separazione, si unisce a Orson Welles, in seguito con il Principe Ali Khan, con il cantante Dick Haymes e, in ultimo, con il produttore James Hill.

Malgrado il timbro di voce perfetto e intonata nel canto, tutte le sue performance canore per il cinema sono sempre state doppiate. Solo in alcuni e rari casi introduceva le prime parole di ogni canzone.

Per la bellezza folgorante, peraltro costruita (il suo vero colore dei capelli non era rosso ma nero), e il seno prorompente, fu soprannominata La rossa atomica. Difficili da dimenticare quei capelli così rosso fuoco come il cinema non aveva mai visto prima di lei.

Il suo manifesto fu incollato sulla bomba atomica fatta esplodere sull’atollo di Bikini.

 
“Dalla vita non ho avuto tutto. Ho avuto troppo”.

FONTI: ciakhollywood – cinekolossal

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

17 pensieri riguardo “Rita Hayworth, l’atomica”

  1. Anche Marilyn ha subito una metamorfosi assurda. Addirittura una chirurgia estetica a naso e zigomi quasi impensabile per l’epoca

    In ogni modo, per finire tra alcol, dtoghe e Alzheimer, tanto vale restare quel che si è.

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