L’uomo della pioggia (1997)

Da non confondere con l’omonimo e più conosciuto Rain man*, questo film è tratto da un romanzo di Grisham, che sappiamo essere una sicurezza in materia di gialli giudiziari. Il personaggio principale, neanche a dirlo, è un avvocato, Rudy Baylor, fresco di laurea e alla ricerca di clienti.

A differenza del protagonista di A civil action, Rudy è un idealista, che ha studiato e pratica la legge per combattere le ingiustizie, soprattutto ad opera di ricchi e potenti. Nella sua affannosa ricerca di un lavoro viene in contatto con l’ambiente della malavita, tramite l’ambiguo avvocato Stone che lo assume. All’interno dello studio, in verità un po’ fatiscente e molto equivoco, conosce Deck, un praticante tutt’altro che imberbe, che non è ancora riuscito a passare l’esame di abilitazione, ma ciò nonostante conosce a fondo la materia legale.

Quando Rudy viene a conoscenza del caso di un ragazzo malato di leucemia, a cui l’assicurazione medica non ha pagato un’operazione che avrebbe potuto salvargli la vita, decide di lasciare lo studio di Stone, che nel frattempo è finito nei guai con l’FBI, e di seguire in proprio la causa dello sfortunato ragazzo, facendosi aiutare anche da Deck.

Il caso non è facile, perché si tratta di sfidare una delle più grosse compagnie assicurative, la Great Benefit, difesa in tribunale da Leo Drummond, avvocato famoso ed esperto, pronto a fare a pezzi il giovane neolaureato alle prime armi. In un primo momento la causa è affidata ad un giudice corrotto che è chiaramente in combutta con l’avvocato dell’assicurazione, ma in seguito alla sua prematura e provvidenziale dipartita, la causa passa ad un altro giudice, che odia le compagnie di assicurazione e sembra provare simpatia per il giovane Rudy, pur rimanendo di fatto imparziale.

Sarà dura far valere i diritti dei deboli, sia pure supportati da valide prove, contro il potere dei forti, che non disdegnano neppure l’imbroglio. E nella sua costante ricerca di deboli da proteggere, Rudy si troverà anche a difendere una giovane donna dalle ripetute violenze del marito, finendo per innamorarsene.

Matt Damon, allora giovanissimo, è perfetto nel ruolo del giovane avvocato idealista, inesperto ma non tanto ingenuo da cadere nelle trappole della controparte, mentre John Voight (Mission impossible) è ormai specializzato in ruoli di insopportabile ed equivoco rappresentante di un sistema capitalistico avido e insaziabile, per cui tutto, anche una vita umana, può essere comprato. Danny Glover (Arma letale) è grandioso nel ruolo del giudice, sornione ma implacabile, che sorride sotto i baffi ogni volta che può contrastare l’arrogante avvocato Drummond, e in certi momenti arriva quasi a suggerire a Rudy la mossa migliore.

Personaggi di contorno, che danno però un notevole contributo alla riuscita del film, Danny De Vito e Mickey Rourke: il primo nel ruolo del non-ancora-avvocato, che conosce la legge, le strategie e le procedure meglio dei Principi del Foro, pur non avendo ancora passato l’esame di abilitazione, e il secondo nel ruolo ambiguo dello stravagante avvocato Stone, che sembra abituato a togliersi abilmente dai guai.

Nonostante duri poco più di due ore, il film non annoia mai e non presenta momenti di stanchezza, ma anzi mantiene un ritmo sempre sostenuto e teso; il regista (Coppola) alterna sapientemente i momenti più drammatici con l’ironia di Deck e le battute di Rudy, oltre alle divertenti barzellette sugli avvocati inserite qua e là al momento giusto. Inoltre la regia non indulge mai sul particolare lacrimevole, anche se sarebbe facile, neppure nel momento del funerale, che è descritto con molta compostezza.

L’unica scena particolarmente toccante è quella in cui Rudy, invece di fare la propria arringa finale, mostra alla giuria un filmato in cui il suo sfortunato cliente, ormai terminale, parla della propria malattia; ma anche qui non c’è alcun compiacimento da parte del regista, che si limita a mostrare l’essenziale. In realtà quello che commuove di più lo spettatore è l’entusiasmo con cui Rudy affronta la causa, l’ottimismo per cui sembra convinto che se si impegnerà al meglio, la sorte non potrà non sorridergli.

Tutta la vicenda è accompagnata dalla voce fuori campo del protagonista, che racconta le proprie scelte, le impressioni, le paure e il proprio giudizio su quello che lo circonda; così finiamo per affezionarci a questo giovane avvocato, e assistiamo alla sua progressiva crescita professionale, ma soprattutto umana; ne ammiriamo il coraggio, direi quasi la temerarietà, con cui affronta gli avversari, e l’empatia con cui tratta i suoi clienti e persino i testimoni.

Perché in definitiva questo film non è soltanto la storia di un processo ma è soprattutto la storia di un avvocato, che da questo processo uscirà completamente cambiato, e la sua evoluzione lenta e graduale porterà ad una trasformazione delle sue convinzioni su ciò che è giusto o sbagliato, sia nella professione legale che nella sua stessa esistenza.

Mentre A civil action disegna la parabola discendente di un avvocato verso la rovina professionale e la sua contemporanea crescita umana e morale, L’uomo della pioggia descrive la progressiva presa di coscienza di un avvocato idealista, in cui lo straordinario successo professionale va di pari passo con l’inevitabile allontanamento dall’esercizio della professione stessa, nella consapevolezza che l’idea astratta che lui ne aveva, era solo un’illusione.

Amara ma veritiera la considerazione che conclude il film con le parole di Rudy: “Ogni avvocato, almeno una volta in ogni causa, sente di superare una linea che non intende veramente superare …  se lo fai parecchie volte la linea sparisce per sempre, e poi sei solo un’altra barzelletta sugli avvocati, un altro pescecane nell’acqua sporca”.

*Una curiosità: mentre il titolo del film con Dustin Hoffman e Tom Cruise, Rainman, derivava dalla storpiatura del nome del protagonista (Raymond), il titolo di questa pellicola, Rainmaker, viene dal gergo legale americano: l’uomo della pioggia in uno studio legale è il socio capace di portare grossi guadagni, una specie di uomo della Provvidenza.

SPUNTI DI CINEMA: Legal movies: brividi in tribunale

 

 

 

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

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