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The help (2011)

Siamo a Jackson, cittadina del Mississippi, nei primi anni ’60. Finita con successo l’università a New York, Skeeter torna nei luoghi dove è cresciuta, nella casa dei suoi ricchi genitori. Non è una ragazza come le sue coetanee, che hanno come unico desiderio quello di sposare un uomo ricco e fare bambini. Il suo sogno, invece, è quello di diventare una scrittrice e fare carriera. Come primo impiego viene assunta da un giornale locale per rispondere alla posta delle casalinghe. Ritrovate le amiche di un tempo, si rende conto che in quella zona è ancora molto forte il sentimento di razzismo.

Indignata, decide di reagire, e progetta un libro nel quale narrare le storie delle domestiche di colore, da sempre pilastro invisibile su cui si regge la vita di tante famiglie, ma soprattutto raccontare la vita dei bianchi osservata dal punto di vista delle collaboratrici familiari ‘negre’ (come allora venivano dispregiativamente chiamate). Superata l’iniziale diffidenza, anche per la paura di eventuali ritorsioni, riesce a guadagnare la fiducia delle tante cameriere di colore. Così qualcuna inizia ad aprirsi e a raccontare.

La prima a parlare è Aibileen seguita poi da Minny, poi a poco a poco anche altre domestiche che lavorano in città, saputo dell’iniziativa, decidono di dare il proprio contributo. Il libro di Skeeter comincia così a prendere forma, ma nello stesso tempo, inizia a non essere più tanto suo, quanto delle donne che le confidano le umiliazioni subite. Sono donne costrette a subire trattamenti discriminatori, come quello di mangiare utilizzando stoviglie proprie e servendosi di bagni a loro uso esclusivo.

Eppure sono le donne che si occupano dei figli dei ricchi, li allevano e li crescono come fossero propri, mentre le madri bianche non vogliono o non sanno interessarsene. Così il libro diventa una denuncia non solo dei soprusi e delle ingiustizie subite, ma anche di qualche spassosa rivincita che queste donne hanno deciso di prendersi nei confronti di chi ha saputo solo umiliarle, senza mai neppure dire un grazie.  Appena pubblicato, il libro provoca scompiglio in città e imbarazzo in tutti quelli che si riconoscono e si sentono sbeffeggiati, nonostante i nomi siano celati sotto false identità. È l’inizio per la comunità afroamericana del cammino che porterà al riscatto e al conseguimento dei diritti civili, attraverso la consapevolezza di quell’uguaglianza da sempre negata.

The help, tratto dal bestseller di Kathryn Stockett, racconta la storia di tre donne straordinarie e molto diverse, che stringono una forte amicizia intorno ad un progetto letterario per abbattere le regole sociali, mettendo a rischio le proprie esistenze. Tre donne, due nere e una bianca, che lottano contro la discriminazione di razza, ma anche per l’emancipazione femminile. Essere nera, antirazzista e femminista è un atto rivoluzionario nell’America di quegli anni, ma non è meno complicato essere bianca, antirazzista e femminista.

Il regista, utilizzando un cast particolarmente ricco e curato, costruisce un affresco di rara efficacia ambientale, mostra con sufficiente realismo i contrasti sotto il profilo storico-sociale, e cerca di trasmettere il disagio di un’epoca, il momento in cui la piaga della segregazione razziale tocca forse il punto più critico. Ma il tema del razzismo è affrontato qui da un’angolazione insolita: è una storia sulla differenza fondamentale tra la tolleranza di fatto e l’uguaglianza di diritto, dove la prima si raggiunge a fatica, ma si nega la seconda.

È la storia di un paradosso assurdo, perché proprio la domestica umiliata dai bianchi cresce con amore i loro figli, ed è lei che insegna ai piccoli bianchi l’autostima e l’amore per sé stessi, allevando quindi una generazione di futuri razzisti, futuri datori di lavoro che maltratteranno altre cameriere nere.

È una storia sull’ipocrisia sociale di quei bianchi che organizzano cene di beneficienza, e poi trattano i domestici come schiavi, non degni neppure di usare il bagno di quella stessa casa che tengono pulita.
È una storia quasi tutta al femminile, sulla crudeltà e sulla sensibilità che possono coesistere all’interno dell’universo femminile. E anche se qua e là c’è qualche stereotipo, rimane una storia genuina, onesta nella sua semplicità.

Un film divertente e insieme commovente, capace di sorprendere lo spettatore con il continuo passaggio da un registro all’altro, tenendo un tono drammatico ma senza sfociare nel patetico. Ed è anche un film che riesce a non essere manicheo, perché mostra i personaggi in tutte le loro sfumature, positive e negative, per cui non tutti i bianchi sono razzisti con cattiveria, alcuni seguono semplicemente la corrente senza porsi troppe domande, e non tutti i neri hanno un atteggiamento irreprensibile.


Un film godibilissimo, coloratissimo e coinvolgente, con attrici straordinarie, e che ha fatto incetta di candidature e di premi internazionali, tra cui Oscar, Golden Globe e premio Bafta a Olivia Spencer. Nonostante questo, qualcuno ha storto il naso, ha accusato il film di essere un’operazione furba e poco schietta, con interpreti più attente a far emozionare il pubblico che a sviscerare la realtà dei fatti; ci si è lamentati che tutto è studiato nel dettaglio per commuovere e giocare con il cuore dello spettatore, ma il film non riesce ad avere la profondità di un romanzo di formazione, rimanendo a livello di una fiaba moderna. Altri hanno criticato il fatto che le domestiche nere sembrano non essere in grado di cavarsela senza l’apporto e il sostegno di una bianca. In pratica il film è stato accusato di essere nascostamente razzista, proprio là dove sembra strizzare l’occhio alle minoranze vessate.

Personalmente non sono d’accordo, perché la pellicola mi è sembrata ben fatta e credibile, rispettosa di quella che era la realtà dell’epoca, e come tale non poteva evitare di raccontare il contributo essenziale dato da quei bianchi (pochi, a dire il vero) che decidevano di andare contro corrente. Anche loro hanno contribuito a cambiare le cose, e negarlo sarebbe sciocco. Sicuramente The help non è, e non vuole essere un film di denuncia. Rimane un prodotto patinato, un film per famiglie, che però si è preso la responsabilità di raccontare la realtà di un’epoca, senza fare sconti a nessuno.

Complimenti ad Alessandro Gianesini, ovvero loscribacchinodelweb, Camelia Nina di neanuovaecologiaartistica , Bretella Seduta di bretellaseduta.rocks, Jo di Film Serial, Austin Dove de austindoveblog, gli amici del blog centoquarantadue, Farida de la borsetta delle donne e Matilde di cucinandopoesie che hanno indovinato.

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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

42 pensieri riguardo “The help (2011)”

        1. Non so perché (novità di WP!) ma non riesco a lasciare un commento da te, quando premo invia, sparisce.
          Comunque volevo dirti che il tuo post è molto bello, ironico, semplice e delicato. Bravo!

          Piace a 1 persona

        1. E’ soggettivo, se ci riesci, fai bene.
          A me è capitato con un’amica, e sono scoppiata a piangere appena l’ho vista, aveva perso almeno 10 kg in poche settimane. Una figura che non ti dico, fortuna che lei mi conosce, e alla fine siamo riuscite a riderci insieme. Mi nascondo meglio dietro il telefono.

          Piace a 1 persona

        2. Un problema alla schiena si dovrebbe poter risolvere, al limite con un intervento, dipende cos’ha. E comunque visto che non è un ragazzo, si può vivere anche in un letto per un po’. Proprio tu…

          "Mi piace"

  1. ho letto il libro e visto il film e devo dire che sicuramnete il libro rende in maniera diversa dalle immagini, ma direi che il film non sfigura per niente! Eì vero come scrivi tu forse un po’ patinato, ma a volte dirompente proprio per quello. era un periodo molto particolare erano gli anni 60′ dopo 4 anni ci sarebbe stata la rivolta dell’università di Berkley, eppure nell’America profonda esisteva ancora con radici profonde il seme terribile rel razzismo, mascherato dalla tolleranza e dall’ipocrisia che spesso accompagna chi non vuol vedere! per mia esperienza personale questo seme del razzismo è ancora molto presente non in maniera così eclatante , ma c’è eccome, credo che sarà dura farlo morire! in conclusione davvero un bel film con delle splendide donne / attrici! brava come sempre Raffa! un abbraccio

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  2. Segregazione dei bagni…

    2009…Mi scrive l’architetto della casa che sto costruendo giù in Brasile…
    -Guardi la pianta della casa e mi dica se ci sono modifiche da fare…
    -Ma vedo che nella casa ci sono 8 bagni…
    -Certo ogni camera ha il suo bagno interno…
    -Ahhhh…caz…vabbè eliminiamone uno e facciamo uno studio…
    -Ok, e per il bagno dell’empregada*? Va bene nella lavanderia…o lo mettiamo fuori?
    -Ahhh…quello vicino alla cucina è il bagno dell’empregada?
    -Si, certo…

    *cameriera/impiegata o criada de quarto

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