Pomodori verdi fritti alla fermata del treno (1991)

Questa incantevole pellicola è un film d’altri tempi, non solo perché ha ormai 30 anni, ma soprattutto perché la storia e il modo in cui viene raccontata, mantengono una delicatezza che purtroppo appartiene ormai solo alle pellicole del passato.

Tratto dall’omonimo romanzo del 1987 di Fannie Flagg, il film è ambientato nel Sud degli Stati Uniti in un’epoca non lontanissima, quando ancora gli afro-americani erano disprezzati, gli uomini trattavano le donne come oggetti e i poveri si accalcavano lungo i binari dei treni come avviene in Asia ancora oggi.

La trama è composta da una cornice, ovvero da una vicenda di contorno, all’interno della quale si va a sviluppare in forma di racconto, e quindi di flashback, un’altra storia. Ed è una storia tutta al femminile, con quattro straordinarie protagoniste, che si svolge tra passato e presente davanti agli occhi dello spettatore.

Nel presente Evelyn è una donna debole e succube del marito, con una bassissima autostima e insoddisfatta del proprio matrimonio; incontra per caso l’anziana Ninny, ricoverata momentaneamente in un ospizio, e parlando con lei conosce la storia di Idgie e Ruth, due donne che negli anni ’30 erano riuscite ad affrontare con coraggio le difficoltà della vita, tra la violenza di un marito prepotente e quella del razzismo dilagante. Non solo Ninny è la prima persona che ascolta veramente la povera Evelyn, ma tramite il suo racconto, le darà nuovi spunti e nuova forza da cui far ripartire la sua triste vita. La storia che Ninny racconta, e che poi è il cuore pulsante del film, è una storia di amicizia, tra la spericolata e selvaggia Idgie e la precisa e impeccabile Ruth.

In un Alabama della prima metà del ‘900, in cui la condizione dei neri è ancora praticamente di schiavitù, Ruth e Idgie trovano nella loro amicizia la forza necessaria per affrontare gli ostacoli della vita, dalla morte tragica e insensata del fratello di Idgie, alla fuga dal marito violento di Ruth. Il caffè che apriranno insieme e nel quale serviranno i pomodori verdi fritti del titolo, diventerà presto il centro della cittadina.

Ascoltando i racconti di Ninny, Evelyn trova pian piano la forza di reagire e cambiare quello che non funziona nel suo matrimonio e nella sua esistenza piatta e noiosa. E alla fine l’amicizia con l’anziana Ninny le cambierà la vita.

E’ un film piacevole e intenso, che alterna momenti di commozione ad altri di sottile ironia, ben sostenuto dalle interpreti femminili e da una splendida sceneggiatura tratta dal romanzo omonimo. La sua forza sta prima di tutto nella trama, ma anche nell’accurata descrizione dei suoi personaggi, ai quali tutti i protagonisti riescono a dar vita, mostrandone abilmente le varie sfaccettature.

In questo modo il film, che pure ha una durata notevole di più di due ore, appassiona e affascina lo spettatore, rendendolo partecipe quasi diretto delle vicende narrate. Le quattro interpreti, Kathy Bates, Jessica Tandy, Mary Stuart Masterson e Mary-Louise Parker sono assolutamente perfette nei rispettivi ruoli, ma la struttura del film penalizza notevolmente la coppia Bates-Tandy relegata ad un ruolo marginale, quasi esclusivamente di voce narrante o al massimo di cornice.

Un film decisamente femminista, che si propone di mostrare tutta la forza di cui possono essere capaci le donne, anche se finisce per far apparire la ribellione di Evelyn banale e quasi ridicola, rispetto a quella di Idgie, avvenuta negli anni ’30. Inoltre va detto che, nel romanzo, Idgie e Ruth sono qualcosa di più che amiche, diventano amanti. Il film invece si limita a suggerire questo rapporto intimo tra di loro, senza soffermarvisi più di tanto.

Forse perché in definitiva non è così importante. Il messaggio che il film vuole trasmettere è che ognuno di noi è in grado, se vuole, di costruire la propria libertà intorno a sé, anche quando per farlo occorre sfidare le convenzioni, o ancor più se stessi e le proprie paure, la propria pigrizia o la comoda rassegnazione. E questo film intenso, intimo e struggente, di una bellezza profonda come quella dei luoghi che descrive, ci racconta il coraggio di chi vuole vivere a modo proprio, l’amore per le persone care e per gli amici, ma soprattutto la solidarietà che alimenta gli affetti e nutre la felicità più semplice e vera.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

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