Frankenstein junior (1974)

A più di 40 anni dalla sua uscita al cinema, e dopo essere stato visto e rivisto da più di una generazione di spettatori, questo film è ancora vivo, come il suo immortale protagonista, e si può tranquillamente dire che i meccanismi narrativi, le battute, il ritmo, gli attori, tutto funziona ancora alla perfezione. Manca ovviamente la sorpresa, perché ormai lo si conosce a memoria.

Ma rimane comunque gradevolissimo pregustare quello che già sappiamo accadrà, quella battuta, quella scena, che ci farà, per l’ennesima volta, ridere di gusto. Per i pochi che non conoscono il film (ma dubito davvero che ne esistano) si può dire che Mel Brooks riprende il classico di Mary Shelley, facendone una rivisitazione assolutamente geniale.

Il protagonista è il nipote del barone Victor, il dottor Frederick Frankenstein, interpretato da un Gene Wilder in stato di grazia, che si reca nel castello del nonno in Transilvania per la lettura del testamento. Qui ritrova più o meno casualmente le istruzioni per infondere la vita ai morti, già utilizzate dal nonno, e con l’aiuto di un servitore fedelissimo, ma non troppo sveglio (Marty Feldman), e di una sensualissima assistente (Teri Garr), creerà un nuovo mostro, tutt’altro che cattivo, nonostante l’aspetto, che chiede solo di essere amato.

A fare da contorno alla storia di fondo, altri personaggi gustosissimi, dalla vecchia governante del castello, un tempo amante e assistente del barone, alla svanita fidanzata di Frederick, che finisce tra le braccia del mostro: caratteriste meravigliose che contribuiscono sicuramente alla riuscita del film, Cloris Leachman e Madeline Kahn.

Da ricordare anche il cameo di un insolito Gene Hackman che dà vita ad un delle scene più divertenti, nei panni di un eremita cieco che incontra il mostro, senza rendersene ovviamente conto. E poi Peter Boyle, nel ruolo del mostro, che è uno dei Frankenstein più teneri, inoffensivi e più…dotati che si siano mai visti al cinema.

E poi tutta una serie di idee geniali, dalla gobba di Igor, che si sposta continuamente da destra a sinistra (frutto di un’improvvisazione di Feldman), al cervello rubato per il trapianto che risulta essere AB Normal. A questo proposito va detto che Frankenstein junior ebbe un’ottima accoglienza nei paesi anglofoni, ma non nel resto del mondo, tranne in Italia, dove ottenne grande successo di pubblico.

Questo si deve sicuramente al raffinato lavoro di traduzione di Roberto de Leonardis e di Mario Maldesi che adattarono con particolare attenzione tutti i giochi di parole e le assonanze presenti nella sceneggiatura originale, che erano ovviamente in inglese, in alcuni casi modificando anche radicalmente alcune battute, ma restando sempre fedeli allo spirito del film.

Ad esempio l’esclamazione del dottor Frederick durante il black out nel castello, Damn your eyes!, che tradotto letteralmente sarebbe Accidenti ai tuoi occhi!, a cui Igor, indicandosi l’occhio, risponde Too late ovvero Troppo tardi, si trasforma in Ma è un malocchio questo! a cui Feldman ribatte E questo no?.

Il citatissimo Si -può-fare! nasce dal corrispettivo It–could–work! ovvero Potrebbe funzionare!. Ma la citazione più simpatica è dovuta all’assonanza tra werewolf (lupo mannaro) e where wolf? cioè Dov’è il lupo? che fa nascere la risposta, abbastanza tiepida There wolf. There Castle (Lupo lì. Castello là). Maldesi ebbe qui una felice intuizione e con un gioco di parole dell’assurdo diede vita all’ineguagliabile e giustamente famoso Lupo ululà, castello ululì.

Certo tutto questo non sarebbe servito senza l’espressività ineguagliabile dei protagonisti, Gene Wilder, con quella faccia già naturalmente buffa, che, grazie alla sua mimica eccezionale, riesce ad essere strumento di una comicità semplice ed immediata, e Marty Feldman, a cui la natura aveva regalato un aspetto molto particolare, che ha saputo sfruttare con intelligenza ed autoironia.

Frankenstein Junior è quasi sicuramente il film più celebre della carriera di Mel Brooks. E’ uno di quei film che una volta visti si radicano profondamente nella mente, e proprio per questo è entrato di diritto nella memoria collettiva. Non è solo una parodia dei film dell’orrore, ma anche una dichiarazione d’amore nei confronti del cinema degli anni ’30.

E oltre all’omaggio cinefilo, in Frankenstein Junior troviamo anche quello letterario a Mary Shelley. Perché, come scrisse Morandini quando il film uscì, “I suoi autori non amano soltanto il cinema dell’orrore. Amano anche il mostro”. Il film è una sapiente miscela di vecchio cinema, elaborato da un Mel Brooks al top, un’idea completamente folle e fuori dagli schemi, ma nello stesso tempo studiata in ogni minimo dettaglio.

Nato da un’illuminazione di Gene Wilder, che con Brooks aveva già lavorato in Mezzogiorno e mezzo di fuoco, è diventata una gemma preziosa, trasformandosi in un capolavoro assoluto di comicità immortale. Parodiando con rispetto il cinema degli anni ’30 e allo stesso tempo sfruttando con intelligenza il romanzo di Mary Shelley, Brooks ha creato un’opera originale e del tutto singolare, arricchita da un’ironia pungente di sottofondo, che non sfocia mai nella volgarità, anche quando sarebbe stato facile, ma dimostra il coraggio di rielaborare un classico senza timori reverenziali.

Alla fine l’idea vincente è proprio quella di prendere una storia arcinota come quella di Frankenstein, uscendo però dai canoni, andando controcorrente, e riuscendo a sorprenderci oltre ogni immaginazione.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

41 pensieri riguardo “Frankenstein junior (1974)”

      1. Disturbo? Quale disturbo? (parafrasando la citazione di prima)

        Comunque nemmeno io ero nato, se può consolarti! 😛
        I colori sono un’altra cosa, ma secondo me il B/N in questo film ci sta da dio… e ti consiglio di vederlo quanto prima: guardarlo in età matura aiuta a coglierne tante sfaccettature che magari da giovincelli non si notano 😉

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      1. Ciao Sabryna grazie, in questo momento la domanda non è scontata (purtroppo) , cmq tutto ok . Ti capisco, anche io ho sempre avuto un sacco di pensieri .. però la paura può diventare peggio della malattia.
        Massima prudenza, ma niente panico. 😉💪

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      1. Andata dal veterinario (non per me, precisazione necessaria). Fuori sempre meno gente, buono, però fa paura. Se uno ha cattive intenzioni, può fare quello che vuole. Niente polizia. Tipo far west.

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      2. Pensi che se scarico l’apposito modulo dal sito del Ministero, riuscirò a sapere quella famosa cattiveria? Prova con un piccione viaggiatore, segnali di fumo, non so. Evita la telepatia, perchè non funziona.

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  1. Il fatto di conoscerlo a memoria, ce lo fa piacere ancor di più.
    Manca l’effetto sorpresa, ma si gode del momento della battuta, attesa al momento giusto per potersela godere di gusto.
    Lo stesso vale per molti film di Fantozzi, per dire.

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