Barry Fitzgerald, un piccoletto pieno di grinta

1888 – 1961

Senza il fisico o la voce del tipico protagonista hollywoodiano, si è distinto proprio per la sua statura bassa, i lineamenti marcati e decisamente asimmetrici, e la voce roca. A questo si aggiungeva un portamento non proprio nobile e una maschera di espressioni dal buffo al bizzarro, che era perfetta per personaggi del popolo. Così i suoi tratti particolari diventarono i suoi punti di forza, rendendolo un interprete autentico e credibile in ruoli che richiedevano umanità e profondità. Dotato di fascino stravagante associato a forme caricaturali, si fece strada prima in teatro e poi nel cinema con una carriera che lo ha visto partecipe in film di spessore, frequentemente diretto da John Ford, regista che, per primo in America, ne intuì le doti interpretative.

William Joseph Shields, nasce il 10 marzo 1888 a Dublino, in Irlanda, e fin da giovane dimostra un talento innato per la recitazione. Dopo essersi unito all’Abbey Theatre, il prestigioso teatro dublinese, lavora in tournée su tutto il territorio irlandese, diventando un volto familiare del teatro nazionale. Uno dei suoi ruoli più importanti è nell’opera L’aratro e le stelle, di Sean O’Casey, che lo porterà anche al debutto cinematografico, quando John Ford lo scrittura per la trasposizione del 1936, convincendolo a trasferirsi negli Stati Uniti e a lasciare l’amata Irlanda. Dopo il successo iniziale con Ford, la sua carriera prende il volo, e Fitzgerald si specializza in ruoli di saggi consiglieri, sacerdoti e marinai, sempre personaggi semplici e simpatici, affabili e scanzonati. Tra i suoi primi successi a Hollywood, spicca il ruolo del giardiniere in Susanna! (1938), diretto da Howard Hawks, dove affianca Cary Grant e Katharine Hepburn in una storia di equivoci e romanticismo.

Con il passare degli anni, Fitzgerald diventa uno dei caratteristi più amati e richiesti. Si stabilisce a Hollywood e continua a fornire interpretazioni eccezionali in film come Lungo viaggio di ritorno (1940), Com’era verde la mia valle (1941), Il ribelle (1944), Dieci piccoli indiani (1945), e I forzati del mare (1946). Ma è con La mia via (1944) che raggiunge il culmine della sua carriera: nei panni di Padre Fitzgibbon, un sacerdote burbero ma adorabile che si scontra con le idee moderne del giovane Bing Crosby, regala una performance indimenticabile. Questo ruolo gli vale un Oscar come miglior attore non protagonista ed è l’unico caso nella storia dell’Academy in cui un attore riceve una doppia candidatura (protagonista e non protagonista) per lo stesso film. In seguito l’Academy modificò le regole per evitare che potesse succedere di nuovo.

C’è un simpatico aneddoto riguardo all’Oscar: l’attore ruppe la testa della statuetta (che in quel periodo era di gesso, anziché di metallo, per via della guerra) provando la sua mazza da golf in casa. Fitzgerald era infatti un grande appassionato di questo sport. Dopo la fine della guerra, la statuetta gli fu sostituita con una in metallo, come avvenne per tutte le altre che erano state costrute in gesso per la carenza di metallo. Grazie all’Oscar, ottiene un contratto con la Paramount, e continua a mietere successi.

In Un uomo tranquillo (1952), ancora una volta diretto da John Ford, Fitzgerald interpreta Flynn, un vetturino, esperto mediatore di matrimoni, che aiuta il protagonista, John Wayne, a imparare le tradizioni irlandesi. Con il suo spirito scanzonato e le battute argute, diventa uno dei personaggi più vivaci del film. Fitzgerald si cimenta anche con il genere poliziesco, interpretando il tenente di polizia ne La città nuda (1948), un classico di Jules Dassin. Mostra ancora il suo talento in Pranzo di nozze (1956), dove interpreta lo zio bisbetico che aggiunge un tocco di ironia alla storia. Ha recitato spesso accanto a colleghi alti e robusti come John Wayne, senza esserne minimamente intimorito, anzi, riuscendo spesso a rubare la scena con le sue arguzie e la sua simpatia.

Fitzgerald trasformava ogni ruolo in un capolavoro di autenticità, portando sullo schermo una combinazione unica di umorismo e profondità. Lavora instancabilmente fino alla fine degli anni ’50, quando si ritira definitivamente nella sua amata Irlanda, dove si spegne il 14 gennaio 1961, a due mesi da quello che sarebbe stato il suo 73esimo compleanno.  

È uno degli 8 attori che hanno ricevuto una nomination all’Oscar per la loro interpretazione di un prete. Gli altri, in ordine cronologico, sono: Spencer Tracy, Charles Bickford, Bing Crosby, Gregory Peck, Karl Malden, Jason Miller e Philip Seymour Hoffman. Tracy, Crosby e Fitzgerald sono gli unici ad aver vinto l’Oscar per le loro interpretazioni.

Non si è mai sposato, e durante il periodo trascorso a Hollywood ha diviso l’appartamento con la sua controfigura, Angus D. Taillon, con cui aveva stretto una profonda amicizia.

«Il successo non è la chiave della felicità, ma è il contrario:
se ti piace quello che fai e sei felice di farlo, puoi considerarti un uomo di successo»

FONTI: IMDb – cinekolossal


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

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