Danny Kaye, un giullare a Hollywood

1911(?) – 1987

Il suo vero nome era David Daniel Kaminski. L’anno di nascita è incerto, qualche fonte indica il 1911, altre il 1913, mentre sicuri sono il giorno e il luogo: 18 gennaio, a New York. E’ stato un uomo di spettacolo completo, attore, cantante e ballerino, in grado di intrattenere il pubblico nelle maniere più imprevedibili. Alto, agile, dallo sguardo vivace e intelligente, aveva la sorprendente capacità di esprimere scioglilingua in rapidità impressionante.

Dotato di una mimica straordinaria, quasi una maschera naturale, amava abbandonarsi al piacere infantile dell’improvvisazione, con spericolati scioglilingua e cantando le filastrocche che scriveva per lui la moglie Sylvia Fine, tanto da fare della stravaganza la sua stessa cifra espressiva; così è diventata una figura essenziale, nel teatro e nel cinema, per capire la comicità ebraica, che si rivelò poi con Woody Allen e Mel Brooks.

Nel cinema non fu eccessivamente prolifico, interpretò in tutto una ventina di film dagli anni ’30 ai ’60, ma quanto basta per rendere giustizia al suo straordinario talento. Figlio di un sarto di origine ebraica emigrato dalla Russia negli Stati Uniti, crebbe nel quartiere di Brooklyn. Votato alla professione medica, si iscrive alla Thomas Jefferson High School di Brooklyn a New York, ma ben presto lascia gli studi per lavori disparati.

Affascinato dalle scene artistiche, dopo alcune esperienze in spettacoli di varietà e come intrattenitore in night club, nel 1941 diede prova del suo talento sulle scene di Broadway nel musical Lady in the dark, dove canta Tchaikovsky, una filastrocca ironica in cui cita 58 nomi di compositori russi come se fossero uno scioglilingua, in una trentina di secondi. Questo suo modo di agire, inusuale e originale, sicuramente divertente, fa sì che venga notato.

Scritturato dalla Metro Goldwyn Mayer per rifare il verso al comico Eddie Cantor, nel 1944 il produttore Samuel Goldwyn lo fa esordire nel cinema nella commedia musicale Così vinsi la guerra, che esalta le sue doti di eccentrico linguista.  Il giovane Kaye si impose subito con la sua personalità e si affermò con una serie di film surreali, in cui era al centro di intrighi internazionali e, ispirandosi al tipo dello schlemiel proprio della cultura yiddish, giocava il ruolo del piccolo uomo umiliato dalla vita, ma con la risorsa del senso dell’umorismo e del sogno a occhi aperti come fuga dalla realtà: ne è un esempio eclatante Sogni proibiti, del 1947, di Norman Z. McLeod.

A questa fase appartengono anche L’uomo meraviglia, del 1945, Preferisco la vacca, del 1946, Venere e il professore, di Howard Hawks, del 1948, in cui a Kaye, affiancato come nei precedenti da Virginia Mayo, tocca il ruolo che era stato di Gary Cooper nell’originale; ma soprattutto L’ispettore generale, del 1949, riduzione della commedia di Gogol′, in cui Danny Kaye mise in moto una comicissima macchina a equivoci con il gusto del burlesque teatrale.

Da sempre attento al pubblico dei bambini, a loro dedicò Il favoloso Andersen, del 1952, diretto da Charles Vidor, film musicale sulla vita del celebre favolista danese. Due anni più tardi ritrovò il suo ritmo funambolico in Un pizzico di follia, in cui, tra spie e psichiatri, si esibisce in un numero memorabile sul balletto classico, e nel 1955 ricopre il ruolo che sembra fatto per lui ne Il giullare del re.

Nel 1958, in Io e il colonnello, assunse il ruolo tragicomico del piccolo ebreo polacco che tiene testa a un colonnello altezzoso e antisemita, polacco come lui e come lui impegnato a fuggire dalla Francia occupata dalle truppe della Germania nazista. Con Il piede più lungo, del 1963, diede praticamente l’addio al vecchio personaggio burlone.

Dal 1963 condusse per quattro anni un applaudito e premiato varietà televisivo, The Danny Kaye show. Lasciò quindi il suo lavoro per dedicarsi alla raccolta di fondi a favore dell’infanzia fino a diventare ambasciatore dell’UNICEF. Da allora, escludendo qualche apparizione alla televisione e la partecipazione a serate speciali, furono pochi i ripensamenti: nel 1969 interpretò al fianco di Katharine Hepburn, il ruolo dello stracciaiolo ne La pazza di Chaillot e riapparve in un musical nella parte di Noè nel 1970.

Due gli Oscar nella sua carriera: nel 1955 riceve il premio speciale dell’Academy per “il suo talento unico e per il servizio reso al popolo americano”, nel 1982 invece riceve l’Oscar speciale per le opere umanitarie. Nel 1986 è insignito della Legion d’Onore. L’anno seguente, il 3 marzo 1987, muore a Los Angeles per insufficienza cardiaca.
È stato sposato dal 1940 fino alla morte con la compositrice Sylvia Fine, autrice di molti dei brani da lui interpretati, e hanno avuto una figlia, Dena.

«La vita è una tela bianca e tocca a te riempirla
con quanti più colori puoi»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – cinekolossal.it


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

10 pensieri riguardo “Danny Kaye, un giullare a Hollywood”

  1. Non mi pare di avere visto nessuno dei film da te nominati, però non mi sembra un vokto così sconosciuto boh!!! Sonomproorio 7na frana in quanto a cinema, attori e tutto ciò che vi gira attorno 😌. Buonanotte 🥰

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