I ponti di Madison County (1995)

Quanti di noi possono dire con assoluta certezza di conoscere i propri genitori? In realtà non più di quanti possono dire di sapere tutto dei propri figli… Il tema, non principale, ma sicuramente secondario, di questa romantica pellicola è per l’appunto quale e quanta parte della propria esistenza i genitori riescano a celare ai figli e, perché no, anche ai rispettivi coniugi.

Il film si apre con la morte di una madre, all’apparenza irreprensibile, che ha dedicato tutta la sua vita al marito e ai figli, scegliendo volontariamente un’abnegazione totale e assoluta, che i figli non sospettano nemmeno quanto le sia costata. Leggendo le disposizioni lasciate per il suo funerale, scopriranno tutto un mondo di cui ignoravano l’esistenza, e capiranno di quale sacrificio sia stata capace quella donna all’apparenza felice e appagata, ma in realtà irrimediabilmente prigioniera di una quotidianità vuota e stagnante.

Scopriranno che per un breve periodo di appena quattro giorni, capitati per caso, senza che li abbia cercati né voluti, la sua vita era stata completamente stravolta da un incontro, di quelli che capitano una sola volta in un’intera esistenza, di quelli che ti aprono il cuore e l’anima a sentimenti mai provati prima, né dopo; di quelli che poi ricorderai per il resto della tua vita, ogni giorno, ogni anno, e sarà il ricordo a darti la forza di andare avanti e rimanere fedele alla tua scelta e ai tuoi doveri.

Almeno fino all’estremo momento, quello in cui finisce il cammino terreno e inizia il viaggio verso l’eternità. Solo allora Francesca, l’eroina protagonista di questa incredibile storia d’amore e di sacrificio, sceglierà di affidare al vento le proprie spoglie mortali, insieme a quelle dell’amato, proprio nei luoghi che fecero da sfondo alla loro storia.

Il film è costruito come un lungo flashback, raccontato dalle pagine del diario di Francesca, a cui la donna affida ricordi, pensieri e sensazioni, di quell’incontro e dell’uragano di emozioni che ne derivarono e che fecero di colpo apparire scialba e inutile tutta la sua vita, per come l’aveva vissuta prima di incontrare Robert.

Lui, un burbero fotografo, un uomo duro e impenetrabile, che di fatto è tutto fuorché un eroe romantico e sentimentale, saprà destare in lei una passione sconfinata e incredibilmente dolce. E nonostante l’apparente distacco di lui e la profonda dedizione di lei alla propria famiglia, niente potrà fermare l’incredibile alchimia che si forma tra i due.

Sarà vissuta anche fisicamente questa passione, in maniera altrettanto intensa: sarà l’unione di due anime prima ancora che di due corpi. Forse una storia banale. Poi accade qualcosa di inaspettato. Lei, che aveva già accettato, sia pure a malincuore, di essere solo un’avventura, si sente proporre da lui di fuggire insieme, abbandonando tutto quello per cui è vissuta fino ad allora.

Di fronte alla proposta spiazzante e inattesa, eppure così allettante, Francesca torna in sé, lascia prevalere su tutto il resto l’affetto per il marito e il senso di colpa nei confronti dei figli, negando a se stessa la speranza di un futuro, per scegliere il passato condiviso e un presente da portare a termine.

In quella scena meravigliosa, quando Francesca è in macchina, al bivio della sua vita, con la mano sulla maniglia che vorrebbe aprire lo sportello e scappare, Meryl Streep ci offre un’interpretazione incommensurabile, che copre tutta la gamma delle emozioni di quei pochi istanti: il disordine interiore, il subbuglio di sensazioni, l’inquietudine, il dolore, la disperazione, il desiderio, la risoluzione e infine l’accettazione. E lui fermo, sotto la pioggia, che aspetta ma non vuole forzarla.

La parte più struggente del film sta sicuramente in quella scena, che riesce a coinvolgere lo spettatore in maniera completa, quei pochi intensissimi fotogrammi danno forza a tutto ciò che viene prima. E ognuno di noi può interpretare quella scena come vuole, qualcuno deluso, perchè avrebbe aperto la portiera e sarebbe fuggito sotto la pioggia senza voltarsi indietro, qualcuno invece ammirato per la forza interiore di quel sacrificio estremo. Qualcuno magari invidioso, perchè non ha mai avuto una tale occasione nella vita.

Eastwood, che firma anche la regia, mette in scena il romanzo omonimo di Robert James Weller e lo rende molto più bello di quanto non fosse. Caso più unico che raro, il film batte decisamente il libro: la trasposizione di Eastwood è fatta veramente bene, struggente e intima, coglie l’anima del romanzo ma la arricchisce di tutte le possibili sfumature.

Quella che poteva essere un’avventura banale e magari anche squallida, diventa una storia d’amore delicata, fatta di sguardi, di piccoli gesti e di parole, con dialoghi curati e appassionanti, ma lontani dal classico melodramma hollywoodiano, arricchiti da uno stile sobrio e sufficientemente realistico. In più, scenografia e fotografia sfruttano appieno tutte le potenzialità degli incantevoli paesaggi dell’Iowa, dando alla storia un tocco di romanticismo in più.

Il film dunque è un crescendo di sentimenti, musica, coinvolgimento emotivo, paesaggi naturali e vibrazioni dell’anima, che ci porta a rimuginare su tutto ciò che avremmo voluto fare nella vita, ma non abbiamo avuto il coraggio di fare, per preservare un ordine superiore, quello della ragione che trionfa sul desiderio. E in questo senso la scena sotto la pioggia è decisiva, e racchiude in sé tutto il significato del film.

Semplicemente una pellicola che tocca in profondità le corde del cuore senza esagerare, un film parlato, anzi sussurrato, come sottintesi sono i desideri delle due parti, due persone che sono la metà della stessa anima, ma che per i giochi del destino, non potranno mai stare insieme. Un amore giusto, ma nel posto e nel momento sbagliato.

Un’unica curiosità: la produzione avrebbe voluto imporre Sharon Stone come protagonista femminile, ma il saggio Clint si è rifiutato di girare il film se non gli fosse stata garantita la presenza di Meryl Streep. E bisogna ammettere che ci ha visto lungo.

I ponti di Madison County è una bellissima storia d’amore, ma non di quelle banali, scontate o vuote, che si esauriscono nella durata di un film o che si estendono in un nulla ipotetico dopo la sua conclusione, e forse proprio per il realismo delle sensazioni che trasmette, questo film riesce ad arrivare al cuore di tutti, uomini e donne.

E’ la storia di un sentimento vero che nasce, cresce e si consuma in questa vita per essere affidato all’infinito dell’eternità, un amore di cui esploriamo ogni aspetto, l’attrazione iniziale, la curiosità e la scoperta reciproca, l’erotismo, la passione, la rinuncia, il sacrificio, la disperazione, e nessuno di questi aspetti è tralasciato o sottovalutato.

Un film da manuale, che grazie all’interpretazione dei due protagonisti e alla regia garbata di Eastwood, trasmette un’ infinità di messaggi diversi, in cui ciascuno di noi può percepire il significato profondo di quel sentimento complesso, e a tratti sconosciuto che è l’amore.

Complimenti a Claudio Capriolo, Alessandro Gianesini e Silvia che hanno indovinato.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

3 pensieri riguardo “I ponti di Madison County (1995)”

  1. Un film che si ricorda, molto bello, penso che si possa essere convinti di amare fino a quando non si incontra la persona giusta e solo allora si capisce di non aver mai amato. E’ capitato, capita e capiterà e il risultato spesso sarà lo stesso perché il senso della famiglia per molti ha ancora valore e prevarrà sul resto.
    Buona domenica.

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