Le verità nascoste (2000)

Un dichiarato omaggio a Hitchcock questo primo thriller di Robert Zemeckis, in cui ha dimostrato di saper giocare abilmente con la suspense. Il film parte in maniera abbastanza banale, come una storia già vista tante volte: una coppia di mezz’età, rimasta sola dopo la partenza della figlia per l’università, cerca di vincere la noia e ritrovare l’armonia del matrimonio. La moglie scatena le sue fantasie sbirciando i vicini e ipotizzando niente meno che l’omicidio della moglie ad opera del marito: il pensiero va subito a La finestra sul cortile, ma è solo un diversivo.

Improvvisamente strane cose cominciano ad accadere: porte che si chiudono da sole, foto incorniciate che cadono inspiegabilmente e inquietanti apparizioni. Il thriller sconfina nell’horror, ma non è ancora abbastanza. Mentre la mente di lei vacilla, tra dubbi e domande a cui non sa rispondere, lui trova risposte sempre più evasive e sempre meno soddisfacenti. La tensione sale, l’atmosfera si fa elettrica e il film scivola lentamente verso un finale forse un po’ esasperato, ma sicuramente di grande effetto, in cui le verità a lungo nascoste emergeranno letteralmente in superficie, lasciandoci senza fiato.

Il tema ricorrente del film è l’acqua, che ha lo straordinario potere di nascondere le cose, sommergendole, ma può rivelarle a un occhio attento, portandole in superficie: la casa dei protagonisti è vicino a un lago, che regalerà scene molto suggestive sul finale, mentre le scene più inquietanti del film si svolgono nel bagno, altro richiamo a Hitchcock. Se dopo aver visto Psyco non siete più riusciti a fare una doccia, dopo Le verità nascoste vi terrete alla larga dalla vasca da bagno.

Scherzi a parte, i punti di forza del film sono gli attori e la regia. La Pfeiffer è perfetta per il ruolo, dà al suo personaggio un misto di fragilità e isteria, unito a un’alta dose di sensualità e quel pizzico d’ingenuità necessaria per arrivare a capire tutto ma solo alla fine. Più ingessato appare Harrison Ford, soprattutto nella prima parte del film: sembra distratto, come se quello che succede non lo interessasse. Solo nella seconda metà del film sembra improvvisamente svegliarsi da un letargo, e tira fuori la vera natura del personaggio.

Zemeckis dirige con mano ferma, privilegiando i primi piani per mettere in risalto le emozioni dei personaggi, e soffermandosi sui particolari essenziali per la trama, ma scegliendo anche inquadrature ardite, per ottenere l’effetto sorpresa. I colpi di scena sono tanti ma ben dosati, e non si sovrappongono mai, lasciando allo spettatore tutto il tempo per goderne e prepararsi a quello successivo. Il problema forse è la sovrabbondanza di sorprese, per cui lo spettatore finisce per saltare continuamente sulla sedia.

Se un difetto si vuole trovare, va cercato nella sceneggiatura, che se all’inizio è credibile, quasi banale, verso la fine sconfina un po’ nel surreale, come del resto il film. Mentre è interessante il diversivo della vicina di casa che scompare, e che dirotta temporaneamente l’attenzione in un’altra direzione, meno interessante è la sequela di coincidenze successive, troppo casuali per essere credibili. Si ha la sensazione che ci sia un po’ troppa carne al fuoco, troppe rivelazioni, troppe scoperte fortuite, troppe cose dimenticate e riemerse improvvisamente dagli abissi della memoria.

Convincente invece l’evoluzione del rapporto di coppia tra i due protagonisti: all’inizio si ha la sensazione che non funzionino come marito e moglie, che il rapporto sia finto, quasi inesistente, poi, man mano che il film procede e le verità vengono a galla, si ha la netta sensazione di non essersi sbagliati, e se ne capisce il motivo. In questo senso la sceneggiatura ha il merito di delineare in modo approfondito la psicologia dei personaggi, soprattutto della donna, che è in fondo il fulcro di tutta la vicenda.

Come nei film di Hitchcock, un ruolo centrale è riservato alla colonna sonora: Alan Silvestri, che aveva già scritto le musiche di Ritorno al futuro, incornicia le scene più terrificanti con musiche che ne esaltano l’effetto agghiacciante.
Nel complesso il film di Zemeckis è un buon thriller, una vicenda coinvolgente con qualche spunto originale, che non annoia mai ma che finisce purtroppo per sfiorare l’assurdo, per la palese incapacità di gestire il sovrannaturale. Shyamalan è decisamente un’altra cosa.

Complimenti a Cinzia di Cinzia Blackgore, Liza di Chez moi, Luisella di Tra Italia e Finlandia, Walter di Le Storie di Walter, Il Buio Dentro, e Austin Dove di Il Blog di Tony che hanno indovinato.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

17 pensieri riguardo “Le verità nascoste (2000)”

  1. bravi noi
    che dire, come al solito becchi film che conosco solo di nome ( e il più delle volte manco quello )
    la pfeiffer elegante come al solito, ford l’ho rivalutato recentemente, per esempio con un suo film sui progressi di un giocatore nero nella vecchia america razzista del baseball

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  2. E’ una sorta di remake di un vecchio film anni ’50 di cui (porcaccialamiseria) non ricordo il titolo! Sigh, sto decisamente invecchiando! Harrison Ford mi è sembrato poco convincente nel ruolo (parere personale) ma la tua recensione è decisamente accattivante! Buongiorno.

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