Susan Hayward, l’altra rossa di Hollywood

Il suo vero nome era Edythe Marrener.
Newyorkese di nascita, era soprannominata la rossa di Brooklyn per il colore assolutamente naturale dei suoi capelli.
Proveniente da famiglia poverissima, di origine svedese, sin da giovane lavora per il sostentamento della famiglia; prima come stenografa, poi come modella pubblicitaria, per arrivare al cinema come caratterista.

Diventò un’importante modella a New York, e approdò al teatro di Broadway interpretando piccole parti, ma così ben riuscite che non passò inosservata agli addetti ai lavori di Hollywood. Fu il regista George Cukor a notarla e a chiamarla per un provino nella parte di Rossella O’Hara in Via col vento. Non fu presa, ma ottenne un bel contratto per la Warner Bros, di sei mesi, e di lì a poco passò alla Paramount con un contratto molto più lungo.

Il produttore Walter Wanger iniziò con la Hayward un sodalizio lavorativo, che permise a Susan di perfezionare la recitazione, ottenendo parti anche difficili, ma sempre ottimamente e professionalmente recitate.
Raggiunse i vertici della popolarità, senza però essere mai considerata star di prima grandezza. Era attrice di pregio nei melodrammi, ma sapeva disimpegnarsi molto bene anche in film in costume, così come in western a tinte drammatiche. La leggenda vuole che, allarmate dal suo talento, le primedonne della Paramount (Claudette Colbert, Paulette Goddard e Veronica Lake) complottassero per soffiarle i ruoli da protagonista, lasciandole quelli di antagonista.


Fu la 20th Century-Fox, che finalmente ne fece una diva di enorme richiamo.
Interpretò ben tre ruoli di donne alcolizzate, in Una donna distrusse del 1947, Questo mio folle cuore del 1949 e Piangerò domani nel 1955, e per tutti e tre i ruoli ricevette la nomination all’Oscar. La statuetta arrivò invece per Non voglio morire del 1958, la biografia di Barbara Graham, condannata a morte per omicidio, opera che segnò la carriera dell’attrice, che da allora fu definita l’interprete ideale delle figure femminili di grande carattere.

Negli anni Sessanta la Hayward intraprese anche la carriera di produttrice finanziando film che piacquero moltissimo al pubblico dell’epoca, ma molto meno ai critici, che la accusarono di realizzare opere ripetitive e strappalacrime. Interpretò una serie di film drammatici di grande successo, che la videro sempre in ruoli da protagonista: da Lampi nel sole e Ossessione di donna del 1959, a Il sentiero degli amanti e Ada Dallas del 1961.

Nel 1967, sostituisce in corsa Judy Garland, licenziata sul set, nel film La valle delle bambole, suo ultimo film.
Si assenta dalle scene fino al 1971, chiusa in stretto lutto per la morte del secondo marito. Torna nel 1972, ma soltanto per interpretare 3 film-tv, che di fatto, chiudono la sua carriera.


La sua vita privata fu abbastanza difficile: divorziò dall’attore Jess Barker, suo primo marito, e intraprese una lunga battaglia legale per l’affido dei figli, tanto da spingerla a tentare il suicidio quando la commissione di giustizia civile le toglie la custodia. Poi si risposò con un ricchissimo proprietario terriero, ma questi morì 9 anni dopo di epatite, a causa di una trasfusione infetta.

A 56 anni, muore per un tumore al cervello, presumibilmente contratto durante le riprese de Il conquistatore (1956), film che era stato girato nello Utah, in una zona in cui erano stati condotti esperimenti nucleari. Lo stesso male colpì gran parte della troupe al seguito (John Wayne, Agnes Moorehead, John Hoyt, Dick Powell e una ventina di tecnici e stuntman), procurando uno scandalo senza precedenti che ancora oggi fa discutere. Fino al 1981, 91 persone che, a vario titolo, avevano preso parte alle riprese, si ammalarono di cancro, e 46 morirono.

«Non ho mai pensato a me come a una stella del cinema. Sono solo una donna che lavora. Una donna che si è fatta strada fino in cima, e non è mai caduta»

FONTI: Ciakhollywood – Treccani, Enciclopedia del cinema

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

24 pensieri riguardo “Susan Hayward, l’altra rossa di Hollywood”

  1. Le rosse (e più in genere i rossi) di capelli anni fa sono stati dall’Europa dichiarate genotipo in via di estinzione, in quanto con carattere genetico regressivo, meritevoli di attenzioni.

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