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Il sesto senso (1999)

Un film che ha saputo innovare il genere thriller, coniugando suspense e sfumature psicologiche, contaminandolo con pennellate di horror puro e venature sentimentali, arricchendo i colpi di scena di vera genialità. Nella storia del cinema, ogni tanto capita un film che riesce a cambiare le dinamiche più scontate e i cliché di un certo genere, aprendo sbocchi creativi per un futuro che da lì in poi non sarà più lo stesso. Il sesto senso è proprio questo. Un thriller drammatico, immerso, in una cornice horror, che piace anche a chi non ama particolarmente il genere. Tre nature diverse che si intrecciano creando un unicum che rasenta la perfezione.

Dubito che ci sia ancora qualcuno che non lo conosce, ma per quei pochi farò un breve riassunto della storia, senza spoiler, suggerendo però di interrompere la lettura subito dopo, e andare di corsa a guardarsi il film.

Bruce Willis è uno psicoterapeuta che viene aggredito in casa da un suo ex paziente, e per questo motivo deve interrompere temporaneamente il proprio lavoro. Il film riparte otto mesi dopo l’incidente, quando lo psicologo inizia la terapia con un bambino di nove anni, splendidamente interpretato da Haley Joel Osment, aiutandolo a fare i conti con i propri fantasmi interiori, e non solo. Attraverso il rapporto col bambino, lo psicologo sarà via via protagonista di rivelazioni sconcertanti, fino allo sconvolgente finale.

Il film di Shyamalan è stato così tanto rivoluzionario da influenzare molte pellicole successive e innovare finalmente un genere che, all’epoca, iniziava ad essere un compendio di già visto.

Bruce Willis veniva da film d’azione come The Jackal, Armageddon e Attacco al potere. L’idea di farne uno psicologo in giacca e cravatta, pacato, dedito ad affrontare con sensibilità i mostri nella psiche infantile, è riuscita benissimo, anzi è uno dei punti di forza del film. L’altro è sicuramente la scelta del bambino, quel Haley Osment, all’epoca giovanissimo, che dà alla pellicola una marcia in più, con i suoi occhi spauriti e lo sguardo a volte disperato. Talento naturale a parte, Shyamalan scelse proprio Haley per interpretare il piccolo Cole perché già il provino aveva evidenziato la sua grande dedizione al lavoro. Il ragazzino, infatti, aveva passato notti in bianco per studiare il copione e si dice che si fosse presentato all’audizione indossando una cravatta, come chi vuole essere preso sul serio. Osment e Willis, inoltre, non solo regalano entrambi una magnifica interpretazione, ma sembrano entrare totalmente in simbiosi, risultando perfetti l’uno con l’altro. Non va dimenticata certamente Toni Collette, la mamma del piccolo paziente, che riesce a delineare, pur con poche ma significative apparizioni, la complessa psicologia del suo personaggio.

Il sesto senso rappresenta l’esatto opposto di quelle che normalmente si ritengono le caratteristiche di un thriller, a maggior ragione se horror: i suoi ritmi risultano lenti, i colpi di scena sapientemente dosati e quando ci sono, compaiono alla vista senza però turbare lo spettatore, ma al tempo stesso, dando quel pizzico di angoscia e inquietudine tale da permettersi la definizione di film dell’orrore. I thriller a cui siamo abituati basano sulla suspense il loro successo, privilegiando veloci apparizioni e continui colpi di scena, che si susseguono fino a raggiungere il climax, accompagnati da inquietanti colonne sonore, il cui esplicito scopo è suscitare la paura.

Il film di Shyamalan, invece, è retto da un lento susseguirsi di eventi, collegati tra loro da un filo che apparentemente lo spettatore non riesce a vedere e che verrà rivelato solo sul finale. La storia, costruita con molta attenzione ai particolari, è supportata da una sceneggiatura assolutamente perfetta, che, nonostante la complessità della storia, non presenta falle di alcun genere e si realizza in una messa in scena altrettanto innovativa.

Proprio a proposito del finale, che non rivelo per ovvi motivi, va detto che il film andrebbe visto almeno due volte, per apprezzare l’abilità del regista nel rivelare qua e là indizi determinanti per la comprensione della storia, senza tuttavia renderli troppo espliciti, in modo da non guastare la sorpresa finale. Se riguarderete il film dall’inizio, vi renderete conto che non c’è un solo fotogramma sbagliato, non una scena che non sia coerente con la scoperta finale, nulla che contraddica la realtà della storia rivelata solo alla fine; nello stesso tempo potrete ammirare come Shyamalan, grazie ad accurate scelte registiche, ci metta davanti alla realtà diverse volte, sia con l’uso di particolari inquadrature, sia con l’utilizzo funzionale dei colori.

Va anche detto, a onor del vero, che l’idea di Shyamalan non è del tutto originale, perché qualcosa del genere si era già visto nel 1994, nel film Una pura formalità, di Tornatore, altra geniale pellicola caratterizzata da una tensione crescente e da un senso di mistero, che trova soluzione solo nel finale. Il sesto senso però ha qualcosa in più, ed è la costruzione narrativa assolutamente semplice, apparentemente normale, per cui il colpo di scena finale si rivela in maniera dirompente e ancora più clamorosa.

Nel complesso Il sesto senso è un film più unico che originale, dove la trama, piuttosto complessa, viene svelata gradatamente, giocando su un livello che non si può definire né onirico né paranormale, ma che è allo stesso tempo entrambe le cose e che, insinuando dubbi sempre più forti a più riprese, porta ad un finale inatteso, ma che riesce a spiegare ogni cosa.
Un capolavoro assoluto di angoscia, mistero, ma anche solitudine e tristezza, che riesce a far rabbrividire senza neanche una goccia di sangue; un film sconvolgente che ci tocca dentro, lasciando un senso di amarezza mista a paura, ma che conduce pian piano lo spettatore ad un finale che è vera poesia.

Vi lascio la scena finale, se volete rivederla. Solo per chi ha già visto il film.

Complimenti a Lo Scribacchino del web, Walter Carrettoni de Le Storie di Walter, Matilde di Cucinando poesie, Sam Simon di vengonofuoridallefottutepareti.com, Jo di Film Serial, Paol1 di Un futuro per i nostri figli che hanno indovinato.

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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

60 pensieri riguardo “Il sesto senso (1999)”

  1. per prima cosa, stavolta volevo abbandonare , perchè subito appena letto ho pensato a Sesto senso, ma non mi veniva in mente la frase ahahahah, comunque come mi diverto con questi quiz! allora il film a me è piaciuto tantissimo e mi è piaciuto persino il Bruce che non è il mio attore preferito! Raffa come il solito un magnifico post! qui piove e non ho voglia di pensare a cos fare da mangiare!!! ahaha buona domenica

    Piace a 1 persona

        1. Ammorbidisci un po’ di mollica di pane nel latte, poi la triti insieme a parmigiano e le noci, in modo che diventi una crema. Se preferisci aggiungi un po’ di panna, ma è buono anche senza. Scaldi il tutto e ci condisci la pasta.

          Piace a 2 people

        2. fatte ottimo tutto le hanno spazzlate via in un attimo! ti ringrazio davvero molto! mi piacerebbe anche usarlo con il riso, poi proverò! è molto gustoso a chi piacciono le noci e non ho messo la panna l’ preferito grezzzo ah ah

          Piace a 1 persona

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