James Stewart, l’eroe della porta accanto

1908 – 1997

Il suo nome completo era James Maitland Stewart.
Incarnò sempre l’eroe del bene e per questo fu amato da un vasto pubblico; fisico magro, alto e slanciato, occhi dolcissimi e sognanti, sguardo rassicurante, diventò famoso nel corso della carriera attraverso personaggi ricchi di simbolismi, carichi di autenticità, umanità e fede incrollabile nei valori del popolo americano.

Dopo aver terminato gli studi di architettura entra nella compagnia teatrale del college e subito dopo appare sui palcoscenici di Broadway. Qui viene notato dai produttori cinematografici e nel 1935 è messo sotto contratto dalla MGM per quattro anni. Alla scadenza non lo rinnova, poiché richiesto da altri studios come la Fox, RKO e Columbia. Nel 1938 è protagonista de L’eterna illusione, in cui incarna l’eroe romantico accanto a Jean Arthur, diretto da Frank Capra.

Proprio alla RKO ottiene la consacrazione attraverso la grande interpretazione in Mr. Smith va a Washington del 1939, sempre diretto da Frank Capra, che lo proietta nelle alte sfere del pianeta Hollywood. Nel 1940, sotto la direzione di Lubitsch, è protagonista della deliziosa commedia Scrivimi fermoposta.

Dal 1941 al 1946 risulta il primo attore di calibro ad essersi arruolato e impegnato nella Seconda Guerra Mondiale nell’Air Force come pilota; per questo riceve più di una decorazione. Durante la permanenza nell’aviazione col grado di ufficiale, suo attendente con grado di sergente era Walter Matthau.
Si assenta così dal cinema, ma terminato il conflitto rientra alla grande, pur dividendo le due carriere da attore e militare (sarà nominato generale). Protagonista de La vita è meravigliosa (sempre di Frank Capra del 1946), incarna il vero significato del sacrificio e, allo stesso tempo, tutti i dubbi dell’uomo comune di fronte alle difficoltà della vita che paiono insormontabili.

Nel 1948 è protagonista di Nodo alla gola, uno dei primi film americani di Hitchcock. Nel 1950 porta sullo schermo il personaggio di Elwood Dowd, protagonista di Harvey, e per questo ruolo ottiene la nomination all’Oscar. Pur rimanendo legato alla commedia sofisticata, negli anni ’50 aggiunge alla sua filmografia prima il genere western (dove ha sempre indossato lo stesso cappello per tutti i film interpretati), poi il giallo ancora con Hitchcock. Nel momento del massimo splendore del western, Stewart è tra i massimi rappresentanti dei film sulla frontiera, insieme a John Wayne, Kirk Douglas e Glenn Ford, e con Hitchcock raggiunge il punto di arrivo; la sua interpretazione ne La finestra sul cortile (1954) decreta in maniera definitiva il suo valore di artista, consacrato tra i più grandi di Hollywood, tanto che Hitchcock lo richiama quattro anni dopo per interpretare La donna che visse due volte, accanto a Kim Novak.
Il fatto di non aver saputo perfezionare la propria dizione, da quella provinciale in una forma corretta, involontariamente si rivela come uno dei mezzi che lo hanno reso ancora più celebre, specialmente nel western, dove gli accenti naturali suscitavano maggiore credibilità nei ruoli da lui interpretati.

In Aquila solitaria del 1957, film dove interpretava Charles Lindbergh nella celebre trasvolata oltre oceano, Stewart girò le scene in volo senza controfigure. Sull’aereo, furono applicate sette telecamere per rendere assolutamente reali tutte le emozioni provate dal pilota durante il lunghissimo viaggio.

Quando Stewart recitò nel discusso Anatomia di un omicidio del 1959, di Otto Preminger, che all’epoca scandalizzò l’America puritana, suo padre rimase talmente disgustato dal fatto che il figlio avesse accettato quel ruolo, che acquistò dai giornali della sua città uno spazio pubblicitario per esortare il pubblico a non andare a vederlo.

Gli anni ’60 e ’70 sono ancora una volta caratterizzati da prove maiuscole anche se l’epoca d’oro inizia lentamente, come per tutti i grandi, ad allontanarsi inesorabilmente. In questo periodo riesce ad esprimersi da vero gigante ne L’uomo che uccise Liberty Valance, Il grande sentiero, Il volo della Fenice e Il pistolero, film nel quale recita in coppia con John Wayne, qui al suo ultimo ruolo.

Non ha mai sopportato i film di guerra perché riteneva che fossero poco veritieri. Nella sua lunga carriera è comparso soltanto due volte in altrettanti war-movie: nel 1955 in Aquile nell’infinito e nel 1960 in Tempesta sulla Cina.

La sua interpretazione ne La vita è meravigliosa è stata votata nel 2006, dal celebre Premiere Magazine, come ottava migliore prestazione su cento della storia del cinema, e sempre nella stessa classifica appare al trentesimo posto anche per La donna che visse due volte. Ma il premio Oscar gli fu riconosciuto nel 1941 per il film Scandalo a Filadelfia, di George Cukor.


Nel 1999 attraverso un sondaggio, è stato nominato miglior attore classico del XX secolo. E sempre nello stesso anno, l’American Film Institute lo ha classificato terzo miglior divo maschile di tutti i tempi, preceduto da Humphrey Bogart e Cary Grant.

È morto a 89 anni, il 2 luglio 1997, il giorno dopo la scomparsa di Robert Mitchum. Al suo funerale, presenti oltre 3000 persone.

Sposato per 45 anni all’attrice ed ex modella Gloria Hatrick McLean, il loro fu un matrimonio intenso, basato sul principio della fedeltà e conclusosi con la morte di lei, per cancro nel 1994. Per Stewart fu un colpo talmente grande che entrò in fase acuta depressiva e per circa tre anni si chiuse in se stesso attendendo la morte, sopraggiunta per arresto respiratorio a seguito di complicazioni derivate da problemi di salute, tra cui malattie cardiache, cancro della pelle, sordità e senilità con un inizio di Alzheimer.

Rimasto vedovo e anziano, prima di morire aveva instaurato una relazione più che altro di compagnia e di amicizia, con la campionessa olimpica di tiro con l’arco Denise Parker. Di lui il regista Peter Bogdanovich ha raccontato questo aneddoto: Una sera uscivamo da un ristorante, e gli si avvicinarono un uomo e sua moglie. “Senta, per lei non significherà niente – gli disse l’uomo – ma volevo solo dirle che ho visto i suoi film molte volte, e che lei mi è sempre piaciuto moltissimo”. E Stewart, trattenendo nella sua la mano dell’uomo, gli disse con affetto e convinzione: “Anzi, per me significa tutto”

«Una vera star è una persona alla quale ti puoi affezionare»

FONTI: cinekolossal – wikiquote


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Autore: R.A.F.

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

28 pensieri riguardo “James Stewart, l’eroe della porta accanto”

      1. No, hai ragione: un paio li ho visti di sicuro: La finestra sul cortile e, forse, Il volo della Fenice. Altri ne ho sentiti nominare, ma non sono certo di averli visti e ricordarlo.

        Piace a 1 persona

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