Operazione sottoveste (1959)

Non so se esiste una classifica dei film più trasmessi in televisione, ma se esiste, questa pellicola deve essere al primo posto. C’è stato un periodo in cui passava almeno una volta all’anno, talvolta due. Eppure, visto e rivisto, si guarda sempre volentieri. È il primo grande successo di Blake Edwards, regista che ha consegnato alla storia del cinema capolavori come Colazione da Tiffany o La grande corsa, oltre alla lunga serie della Pantera rosa con Peter Sellers.

E già in questo esordio si possono vedere le caratteristiche salienti del suo stile inconfondibile: una forma elegante e pur sempre rispettosa di dissacrazione, che in questo suo primo lavoro non raggiunge la parodia, ma si ferma ad un’ironia sottile e intelligente, sorniona ma non per questo meno pungente, e la ricerca di una comicità semplice e immediata, ottenuta fondendo battute fulminanti a dialoghi brillanti e studiati nei dettagli. La sua è una regia che sa bene come valorizzare al massimo i tempi comici.  Un incastro perfetto che crea un meccanismo a orologeria, dai risultati ineguagliabili.

Se dovessi descrivere la storia a chi non la conosce (ammesso ci sia qualcuno che ancora la ignora) direi in due parole che si tratta delle comiche disavventure, ambientate durante la Seconda Guerra Mondiale, di un glorioso sottomarino, ormai prossimo alla pensione, che viene riassemblato alla bell’e meglio dopo un bombardamento a sorpresa, e caratterizzato, fra le altre cose, da una bizzarra verniciatura rosa. Una volta in mare sarà un susseguirsi di imprevisti, uno più assurdo e comico dell’altro, dal siluramento di un camion all’arruolamento di un maiale, il tutto complicato dalla presenza a bordo di un gruppo di ufficiali donne, elemento estraneo, ma gradito, in un ambiente esclusivamente maschile.

Al comando dell’improbabile sommergibile c’è l’ammiraglio Sherman, a cui Cary Grant presta la sua inarrivabile classe, che cerca di barcamenarsi come può tra mille difficoltà; gli viene in aiuto il tenente Holden, brillantemente interpretato da Tony Curtis, un impenitente dongiovanni, abituato più alla vita mondana che a quella militare, che riesce a risolvere le questioni più difficili con trovate molto ingegnose, ma ben poco ortodosse. Il pittoresco equipaggio riuscirà comunque a giungere a destinazione, salvato in extremis da un attacco, grazie al lancio di biancheria intima femminile.

Fin dalle prime scene è ovvio che nulla verrà preso sul serio e che l’intera operazione è all’insegna del divertimento puro, dove il contesto bellico serve da semplice pretesto privo di qualsiasi altra importanza, anche se qualche critico moderno ha voluto leggervi un messaggio antimilitarista. Penso sia più giusto vedere il film come una riuscitissima commedia brillante dai toni squisitamente surreali, e il merito va attribuito in parti uguali alla sceneggiatura, ricchissima di idee creative folli quanto originali, e all’interpretazione dei due protagonisti principali.

Grant e Curtis sfoggiano due delle loro migliori interpretazioni, dando vita a duetti irresistibili, grazie alla sceneggiatura che gioca abilmente sulla contrapposizione dei loro caratteri: da una parte l’ammiraglio tutto d’un pezzo, ligio al dovere ma anche abbastanza flessibile da tollerare significative eccezioni alle regole, quando necessarie, dall’altra il giovane tenente pronto a trarre vantaggio personale da ogni situazione, ma anche dotato di sufficiente amor di patria da mettere le proprie capacità al servizio dell’esercito. Per quanto il secondo sostiene alla perfezione il suo ruolo scanzonato e irriverente, per quanto il primo sfoggia tutta la sua classe nella nonchalance con cui lancia le battute più pungenti, spesso sottolineate da sguardi più che eloquenti.

L’entrata in scena delle ausiliarie nell’angusto spazio del sommergibile, occupato solo da uomini, completa l’atmosfera esplosiva con situazioni e battute dai risvolti sessuali neanche tanto velati, e tuttavia mai volgari. L’ironia rimane sottile e graffiante, senza scadere nel cattivo gusto, anche se il pubblico femminista di oggi forse non gradirebbe.

Nel complesso una commedia piacevolissima anche oggi, anzi, soprattutto oggi, in cui il genere della commedia brillante è quasi del tutto scomparso, per lasciare il posto ad un umorismo facile e spesso becero, che alla fine diverte ben poco. Operazione sottoveste rimane un esempio di come si può far ridere in maniera fine e intelligente, sfruttando al meglio equivoci e situazioni ambigue, con un erotismo soft che non disturba e non offende nessuno. E diverte ancora tantissimo.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

28 pensieri riguardo “Operazione sottoveste (1959)”

      1. Mi prendevo in giro da sola: io che sono sempre polemica sui temi femministi, qui non faccio una piega. Come dici tu, alla fine le donne ne escono in gamba e rispettate. C’è molto più sessismo oggi in una qualunque trasmissione tv

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