Sherlock Holmes, il più rappresentato

Il detective ideato da Arthur Conan Doyle è stato portato sullo schermo in più di 200 film da ben 75 attori diversi. Tuttavia il volto cinematografico di Holmes più famoso è quello di Basil Rathbone, che insieme a Nigel Bruce nella parte di Watson, lo ha interpretato tra il 1939 e il 1946 in ben 14 pellicole.

Tantissimi dunque i film che hanno il famoso detective come protagonista, a cui hanno prestato il volto altrettanti attori più o meno famosi. Tra le tante versioni, mi piace ricordare Piramide di paura, del 1985, fantasiosa rivisitazione ideata da Barry Levinson, in cui si immagina un primo incontro tra Holmes e Watson in età adolescenziale, e Senza indizio, spassosissima commedia del 1988, in cui Ben Kingsley interpreta un Watson insolitamente geniale, alle prese con un Holmes particolarmente imbranato, interpretato da Michael Caine con la consueta ironia.

Le versioni più recenti, ma a mio avviso meno riuscite, sono quelle di Robert Downey jr. e Jude Law, rispettivamente nei ruoli di Holmes e Watson, diretti da Guy Ritchie nel 2009 e nel 2011, mentre molto più interessante è il film Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto del 2015, in cui Ian McKellen interpreta un anziano Sherlock alle prese con la memoria che svanisce.

Molte anche le parodie, tra cui va sicuramente ricordata quella di Jerry Lewis del 1962, orrendamente tradotta in italiano come Sherlocko, investigatore sciocco, e Il fratello più furbo di Sherlock Holmes del 1975, di Gene Wilder.

Molte anche le serie televisive ispirate al personaggio di Conan Doyle. Tralasciando le più classiche e fedeli al personaggio, preferisco citare due prodotti particolarmente originali e ben fatti.

La prima è Sherlock, dove i personaggi sono molto aderenti all’originale, ma inseriti nell’epoca attuale, alle prese quindi con cellulari e social. La serie si avvale tra l’altro dell’interpretazione di attori di prim’ordine, come Benedict Cumberbatch e Martin Freeman. I casi che i due si trovano a dover risolvere sono particolarmente misteriosi e tutt’altro che banali.

Più banale, invece, la seconda: Elementary, serie poliziesca ambientata in America ai giorni nostri, dove un moderno Sherlock Holmes collabora con la polizia, nelle ordinarie indagini su fatti criminosi di varia natura. Elemento di assoluta novità, la presenza di un dottor Watson in gonnella. Per la prima volta, infatti, l’aiutante del detective è una donna, interpretata da Lucy Liu, che ha il ruolo della dottoressa incaricata di seguirne la riabilitazione. Holmes è infatti un ex tossico, che deve lottare contro la sua dipendenza.

Quest’ultima serie prende il nome dal modo di dire più tipico attribuito ad Holmes, la frase “Elementare, Watson!” (“Elementary, my dear Watson!”), di solito usata quando egli spiega, con una certa sufficienza, all’amico medico la soluzione di un caso. In realtà, solo al sesto paragrafo del romanzo Il segno dei quattro, Holmes usa proprio il celebre “Elementare, Watson!”. In una pagina della raccolta Le memorie di Sherlock Holmes, nel racconto L’uomo deforme, Holmes invece, rispondendo ad una domanda di Watson, fa semplicemente uso del modo di dire: “Elementare!”.

La classica immagine in cui il detective indossa il deerstalker (il cappellino da cacciatore) e fuma la pipa calabash (la caratteristica pipa ricurva) è a sua volta apocrifa: soltanto in un racconto Watson fa riferimento a un berretto di stoffa aderente, ma non al deerstalker. In nessuna avventura si trova invece traccia della pipa calabash, mentre Holmes fuma indifferentemente pipa, sigari e sigarette.

Sia la frase che la pipa e il cappello, divenuti per il grande pubblico gli elementi distintivi di Sherlock Holmes, sono in realtà apocrifi, invenzioni posteriori, in genere di origine teatrale, riprese poi dal cinema. Fu l’attore americano William Gillette (1853-1937), uno dei primi e più celebri dei molti interpreti del detective, a mettere il deerstalker in testa all’eroe e la pipa ricurva in mano, anche se effettivamente era stato l’illustratore Sidney Paget il primo a disegnarlo con il caratteristico cappello da cacciatore (vedi il disegno del titolo).

E per tutti noi, questa rimane l’immagine ideale del geniale detective londinese.

Meiringen (Svizzera): la statua di Sherlock Holmes, di fronte al museo a lui dedicato

FONTI: Wikipedia – Enciclopedia del cinema, Rusconi editore

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

55 pensieri riguardo “Sherlock Holmes, il più rappresentato”

  1. ma che bello questo post! devo dire che io amo molto i polizieschi, ma Sherlock Holmes non sempre! fra tutte le versioni che ho visto e sono tante quella che più ho goduto è stata “Senza indizio” con due attori straordinari e poi vedere Holmes così imbranato è stato troppo divertente! e hai ragione molto brutta la serie Elementary, viste due puntate e poi basta! brava come sempre buon inizio sttimana!

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  2. Brava!
    Conosco qualcuno dei film citati (soprattutto i più recenti) e la serie Elementary, che ha calcato molto la mano sulla psicologia e la dipendenza e quindi mi è sembrata originale, da quel punto di vista.

    Prima o poi vorrei anche leggere i libri, che credo siano un’ottima lettura! 🙂

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    1. L’hanno finita, finalmente. A me non piaceva, ma a mia figlia sì, perciò l’ho dovuta vedere. Lui era antipatico come non mai, e le storie erano banali polizieschi, niente a che vedere con Sherlock Holmes. L’unica cosa bella era Aidan Quinn.

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  3. guarda un po’ stavo pensando proprio a quello di robert downey
    cmq mi piace anche quello televisivo, quello con benedict; una volta ne parlai anche sul mio blog LOOL

    cmq molte volte sono il teatro e il cinema a creare le icone perke mostrandole piuttosto che facendole immaginare rimangono più impresse a livello di simbolo del genere

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      1. secondo me ha ripreso la genialità ma anche la situazione è diversa come i generi: uno è un investigatore abile di mente che lavora in casi tranquilli e racchiusi in spazi confinati; l’altro è geniale ma anche un uomo di mondo e i suoi film sono quasi del road movies avventurosi

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  4. Adoro Sherlock Holmes, è uno dei miei personaggi preferiti, ma solo nei libri. In verità ho visto poche trasposizioni cinematografiche, ma le ho trovate tutte deludenti o ridicole. Non ricordo “l’elementare Watson” nel Segno dei Quattro, ma di sicuro lo ricordo in un racconto di… Agatha Christie, dove secondo me tirava bonariamente in giro il collega.

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  5. Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto l’ho visto e l’ho trovato noiosetto. Ho evitato le serie ispirate a Sherlock Holmes perchè mi sembrano più che altro un progetto per fare audience.
    Conan Doyle ha creato due personaggi straordinari e lio sono perché interdipendono uno dall’altro; Guy Ritchie questa cosa, secondo me, l’ha colta.

    Gran bel post. 🙂

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    1. Grazie. Di Mr Holmes, che effettivamente era un po’ lento come film, ho apprezzato il modo nuovo di presentare il personaggio, facendocelo immaginare nella sua vecchiaia. Un po’ come Robin e Marian, dove il regista immagina Robin Hood e Marian ormai invecchiati.

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