Erin Brockovich (2000)

Il film è tratto da una storia vera. La protagonista è una donna ancora giovane, bella, ma disoccupata, senza un compagno e con tre figli che non sa come mantenere. Una donna semplice e schietta, che non ha studiato, abituata ad arrangiarsi, ma con un profondo senso della giustizia. In seguito ad un incidente di cui è vittima, viene in contatto con uno studio legale, da cui riesce a farsi assumere come aiutante e qui, seguendo una pratica immobiliare, scopre che uno stabilimento di una grande industria chimica ha immesso nelle acque di una cittadina rifiuti tossici altamente cancerogeni.

Guadagnandosi a poco a poco la stima del proprio datore di lavoro e la fiducia degli abitanti, con cui entra in contatto personalmente, riuscirà a far loro ottenere un risarcimento che sembrava impossibile ma, soprattutto, renderà loro giustizia.

Non è il solito film tratto da una storia vera, in cui si sa fin dall’inizio che i buoni sono destinati a vincere, contro ogni ostacolo. La protagonista non vuole essere un’eroina e non ne ha nessuna caratteristica: è volgare, e fa di tutto per non nasconderlo, anzi fa quasi una bandiera della propria volgarità appariscente. E’ fin troppo disinibita, apparentemente disponibile, e sicuramente non rischia di vincere il premio di miglior mamma dell’anno. È però una donna profondamente onesta, che ha sofferto molto nella sua vita, e proprio per questo non sopporta di veder soffrire gli altri.

Julia Roberts, Aaron Eckhart

La regia schietta e sensibile di Steven Soderbergh sottolinea il realismo della vicenda, avvicinandosi alla tradizione del cinema più impegnato, pur avvalendosi di attori come la Roberts e Finney che portano il film a livelli da campione d’incassi hollywoodiano. Tra gli altri anche Aaron Eckart, convincente amico hippy della protagonista, e Marg Helgenberger, la Catherine di CSI – Las Vegas, in un ruolo di contorno. La sceneggiatura sceglie la via di una narrazione semplice ma mai banale delle vicende, mescolando sapientemente i momenti più toccanti con una massiccia dose di umorismo.

Julia Roberts, splendida e solare, interpreta il personaggio con convinzione, riuscendo ad offrirgli il giusto equilibrio, affiancata e supportata da un Albert Finney più che mai in parte, nel ruolo dell’avvocato navigato ma con ancora un’anima idealista. Il film non cade mai nel patetico ed evita accuratamente ogni retorica, al punto che non viene mostrata la scena del processo in cui il giudice condanna i colpevoli a favore dei querelanti. E questo ad Hollywood è un caso più unico che raro.

Qualche curiosità tratta dal Corriere della Sera.

In un cameo compare la vera Erin Brockovich. E’ la cameriera Julia (il nome richiama quello della Roberts) che serve al tavolo di un ristorante la protagonista e i suoi figli. Alle spalle della star di Hollywood è seduto un uomo anziano intento a leggere il menù. Si tratta del vero Ed Masry, l’avvocato con il quale nella realtà ha lavorato Erin Brockovich. 

Julia Roberts ha ricevuto un cachet senza precedenti per il ruolo da protagonista, diventando la prima donna ad abbattere il tetto dei 20 milioni di dollari per un film. Grazie all’interpretazione, non solo ha vinto l’Oscar, ma diversi altri premi, tra cui il Golden Globe. Purtroppo qualcuno ha notato che durante la premiazione agli Academy Award si è dimenticata di ringraziare la vera Erin Brockovich.

A differenza di ciò che si vede nel film, la vera Erin Brockovich è stata contaminata dalle falde acquifere di Hinkley mentre conduceva l’inchiesta. In un primo momento il regista Soderbergh aveva deciso di non nascondere questo dettaglio e ha anche girato una scena in cui Julia Roberts è in ospedale. Tuttavia ha poi tagliato la scena, insieme ad altre, anche perché il film originale durava 3 ore. “Non volevo che la gente pensasse che questo si sarebbe trasformato in uno di quei film in cui il protagonista si ammala gravemente” ha dichiarato. “È stata una scelta difficile, perché Erin si è davvero ammalata ed è stata ricoverata per un po’ di tempo”.

Albert Finney, che interpreta l’avvocato Ed, inizialmente aveva rifiutato la parte. Ma Danny De Vito, che era tra i produttori della pellicola, convinse la compagna di Finney a fargli cambiare idea. In una scena l’avvocato confessa a Erin di essere malato di diabete. Il 5 dicembre del 2005 il vero Ed morirà proprio per le complicazioni della malattia. 

La vera Erin Brockovich ha venduto i diritti della sua storia agli Universal Studios per un totale di 100 mila dollari. I dirigenti degli Studios temevano che il pubblico non apprezzasse il linguaggio, a volte colorito, della protagonista. Si sbagliavano di grosso e lo capirono già alle prime proiezioni quando gli spettatori accolsero con entusiasmo la naturalezza della protagonista.

Nel film Julia Roberts sfoggia provocanti scollature e a volte usa il suo fascino per ammaliare gli interlocutori. Erin però ha sempre negato di aver puntato sulla propria bellezza per conquistare attenzione e fiducia. Quando Julia Roberts ha inviato all’allora fidanzato Benjamin Bratt le foto del suo décolleté, l’attore ha risposto ironicamente: “Non puoi uscire così!”.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

28 pensieri riguardo “Erin Brockovich (2000)”

  1. un film che ho visto diverse volte, forse non è un vero e proprio capolvoro, ma ha il fascino di chi senza volerlo va a cercare la verità e poi la Roberts in questo gilm secondo me da il meglio di sè è vera e nello stesso tempo sembra senza artefizi, semplice e diretta. bellissima recensione e film da rivedere ogni tanto!

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  2. Un film che ha lasciato un insegnamento sulla vita personale. Solo la tenacia e il desiderio di eccellere consentono di raggiungere gli obiettivi che ci si prefigge nella vita. Non importa gli ostacoli che appaiono. Il desiderio di eccellere è più forte di loro. Un esempio da seguire, soprattutto oggi che la situazione lavorativa è diventata complicata.
    I miei saluti
    Manuel

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