La finestra sul cortile (1954)

L’origine di questo capolavoro va cercata in un racconto di sole 30 pagine, pubblicato 10 anni prima dal celebre giallista Cornell Woolrich, lo stesso autore da cui attinse Truffaut per La sposa in nero e La mia droga si chiama Julie. Hitchcock chiamò ad integrare la storia, forse troppo breve, lo sceneggiatore John Michael Hayes, con cui avrebbe poi collaborato di nuovo per Caccia al ladro, L’uomo che sapeva troppo e La congiura degli innocenti.

La finestra sul cortile è un film straordinariamente ricco di azione, se si pensa che la scena principale è praticamente una sola, e che il protagonista è immobilizzato da una gamba ingessata… E’ la storia di un fotoreporter, abituato per mestiere ad osservare, bloccato in casa da una temporanea invalidità. Per passare il tempo comincia a guardare dalla finestra e scopre tutto il mondo che c’è là fuori. E il mago Hitch lo fa scoprire anche a noi. Una dopo l’altra, dalle finestre più o meno aperte o socchiuse, buie o illuminate, si rivelano le vite dei personaggi minori del film, ognuno con la sua storia, ognuno con la sua preziosa porzione di pellicola. Tra di loro, forse, un assassino. Cosa fare? Fermarlo non si può, ma portarlo allo scoperto e alla giusta punizione forse è possibile…

Detta in due parole, questa è la trama, ma il film è molto di più. C’è azione, suspense, umorismo e malinconia, coraggio e paura, c’è persino un duello finale degno dei migliori western, ma molto più originale. E soprattutto c’è il cinema di Hitchcock, in una delle sue migliori performance.

Per ovvi motivi, è un film basato sulle immagini molto più che sui dialoghi. E Hitchcock aveva la capacità di utilizzare anche solo le immagini per suscitare l’interesse dello spettatore e creare la suspense. Il regista stesso lo spiega nell’intervista a Truffaut, con queste parole:

 “Il dialogo deve essere un rumore in mezzo agli altri, un rumore che esce dalla bocca e dai personaggi, le cui azioni e sguardi raccontano una storia costruita attraverso immagini”.

E sempre nella stessa intervista Hitchcock, parlando di questo film in particolare, dice:

“Abbiamo l’uomo immobile che guarda fuori. È una parte del film. La seconda parte mostra ciò che vede e la terza la sua reazione. Questa successione rappresenta quella che conosciamo come la più pura espressione dell’idea cinematografica.”

Così il regista descrive la sua idea di cinema come un sistema basato su meccanismi di azione e reazione, strettamente collegati, per cui ogni inquadratura risulta necessariamente collegata a quella che la precede e a quella che la segue.

E forse in nessun altro film come in questo le immagini sono protagoniste assolute, come in un film muto. La finestra sul cortile è un film basato sul voyerismo, sulla mania di osservare e di spiare gli altri, un atteggiamento moralmente riprovevole, che qui però diventa utile. Il cortile osservato da James Stewart, interamente ricostruito in studio, è un microcosmo abitato da variegati esemplari della specie umana, tra i quali l’occhio attento del reporter individua i piccoli e grandi drammi esistenziali di ognuno, ma anche i particolari più singolari o ambigui della loro routine.

Ogni finestra offre all’osservatore, e quindi anche a noi, un piccolo film, uno stralcio di vita completa di tutti i suoi aspetti: amore, erotismo, solitudine, affetto, passione e disperazione. Ne vediamo l’inizio, anzi, attraverso i commenti dei tre protagonisti principali, ne intuiamo addirittura i retroscena, lo svolgersi, la trasformazione, fino all’epilogo. E anche quando il reporter si imbatte nel delitto, che è ovviamente il nodo centrale del film, le storie di contorno continuano a tenere banco, ad attirare l’attenzione in modo discreto ma pur sempre rilevante, senza tuttavia sottrarre interesse alla vicenda che è maggiormente fonte di suspense.

La mano esperta di Hitchcock riesce a creare la suspense anche dove non c’è. L’osservazione delle finestre da parte del curioso impiccione è spesso ostacolata da tutta una serie di elementi che fanno da intralcio, muri, tapparelle, tende più o meno trasparenti, tutto serve e contribuisce a creare un gioco di vedo/non vedo che diventa abile meccanismo narrativo. Gli angoli ciechi, le luci spente, la porta socchiusa di una stanza, ci impediscono di raggiungere la visione completa, ed esasperano la tensione proprio nel momento in cui raggiunge il vertice.

Quella che invece passa decisamente in secondo piano è proprio la storia principale, quella del reporter e della sua bellissima fidanzata, di cui cerca di eludere le avances, sotto gli occhi vigili e complici dell’infermiera che lo assiste.

Siamo ospiti in casa sua, ci muoviamo agevolmente tra i suoi mobili, forse anche più di lui, immobilizzato su una sedia a rotelle che gli ostacola i movimenti; usufruiamo della sua finestra e con lui ci affacciamo a sbirciare i suoi vicini, stiamo in apprensione con lui per la fidanzata e tratteniamo il fiato quando lo vediamo in pericolo di vita, vittima indifesa di un’aggressione ignobile.

Eppure, quando il film si conclude, ci rendiamo conto che non sappiamo granché di lui e della sua vita. Poco o nulla del prima, e ben poco del dopo. Intuiamo, forse, come andrà avanti la sua storia, ma non ne siamo sicuri; lasciamo lui e la fidanzata in tenero isolamento, e ce ne andiamo in punta di piedi, mentre le storie di tutto il vicinato, dagli sposini in luna di miele al talentuoso pianista, si sono concluse sotto i nostri occhi, all’interno di quel cortile che ne è stato il palcoscenico.

Trailer originale

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

21 pensieri riguardo “La finestra sul cortile (1954)”

  1. Non ne ho visti tantissimi (eufemismo) di Hitchcock, ma questo ce l’ho. 🙂
    E’ passato un po’ di tempo, ma ricordo la suspanse, la tensione continua anche se non stava succedendo niente di insolito.

    Se l’avesse girato in tempo di pandemia, ne sarebbe saltata fuori una serie TV di 10 stagioni, con tutta la gente in casa! 😀

    Piace a 1 persona

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