Perfetti sconosciuti (2015)

L’avete visto quasi di sicuro, chi al cinema, chi in televisione, ma l’avete visto, o almeno ne avete sentito parlare. E’ stato un grandissimo e meritatissimo successo italiano che ha battuto il record di remake (18) in tutto il mondo, in Paesi diversi, di lingue e culture differenti, dall’Europa fino all’India. Critica e pubblico praticamente unanimi nel decretarne la bellezza… Per questo io l’ho visto tardi, quando probabilmente ero l’unica rimasta a non conoscerlo.

Fondamentalmente non mi fido dei giudizi troppo estremi, nel bene come nel male. Mi è capitato di vedere film giudicati brutti, che a me sono piaciuti molto, mentre sono rimasta a volte delusa da film universalmente apprezzati, spesso come capolavori. In questo caso non ho potuto fare altro che concordare con il giudizio unanime. Un film veramente ben fatto, intelligente nell’idea, indubbiamente semplice, ma realizzata in modo molto articolato, e originale nella struttura narrativa, elementare anche quella, ma per nulla banale.

Il regista è quel Paolo Genovese, specializzato in commedie brillanti, che ha già firmato film come Immaturi e Tutta colpa di Freud, ma che qui fa il salto di qualità verso la commedia amara, dove si ride (fino a un certo punto) ma si riflette anche, e il risultato è un film davvero molto intrigante, da vedere in compagnia degli amici per poi discuterne insieme. Ma, per carità, non vi venga in mente di prendere spunto dal film…

L’idea di partenza, l’accenno brevemente per i pochi che ancora non lo sanno, è una cena tra coppie di amici che si trovano regolarmente insieme, e che pare si conoscano e si frequentino da parecchio tempo. Tra tante coppie, un solo single, che riserverà la sorpresa più sconvolgente. L’occasione è un’eclissi di luna da guardare tutti insieme, per condividere l’esperienza.

Poi, improvvisamente, qualcuno ha l’idea di condividere anche i propri segreti più intimi, mettendo sul tavolo (letteralmente) i cellulari, mostrando a tutti i presenti i messaggi ricevuti nella serata e rispondendo in viva voce ad ogni chiamata. Gioco molto rischioso, che avrà conseguenze drammatiche per quasi tutti i commensali, mettendo a nudo non solo i piccoli e grandi segreti nascosti, ma i lati più reconditi del loro carattere, fino ad incrinare non solo i rapporti di coppia ma anche le amicizie.

Il ritratto molto amaro che esce dal film di Genovese è quello di un’assenza totale di sincerità e di onestà intellettuale, sia tra uomini e donne all’interno di quello che dovrebbe essere il rapporto più intimo, cioè il matrimonio, sia tra quelli che si considerano vecchi amici, ma in realtà non si conoscono affatto. L’unica cosa positiva, se così si può definire, è il fatto che gli scheletri nell’armadio non mancano a nessuno, e nessuno alla fine uscirà indenne da questo gioco al massacro.

La fotografia spietata di questo gruppo di amici, che apparentemente condividono frammenti della propria esistenza, ma che in realtà nascondono negli angoli più bui la loro vera natura, alterna sapientemente momenti di ilarità involontaria (grazie all’idea geniale di uno scambio di cellulari) a punte di drammaticità spiazzante, al punto che lo spettatore non riesce neppure ad immedesimarsi nella situazione, tanto è insopportabile persino il pensiero.

Il regista ha a disposizione non solo un’ottima sceneggiatura, che intreccia le storie e i personaggi con dialoghi ad incastro perfetto, senza sbavature, ma soprattutto un cast favoloso, che riunisce alcuni fra i migliori attori del panorama cinematografico italiano: Marco Giallini e Giuseppe Battiston su tutti, seguiti a ruota da Valerio Mastandrea, Kasia Smutniak, Anna Foglietta, Edoardo Leo, e Alba Rohrwacher, più espressiva del solito.

Quello che colpisce maggiormente di Perfetti sconosciuti è il finale, una soluzione che se da una parte lascia interdetti, dall’altra ci rasserena, come la quiete dopo la tempesta, come un digestivo che ci aiuta a metabolizzare la sfilata di miserie umane che ci ha dato la nausea.

Perché alla fine tutto si risolve in un’ipotesi, in un “cosa sarebbe successo se”, e la domanda ovviamente viene girata allo spettatore, che darà la sua personalissima risposta. Cosa succederebbe se anche noi facessimo quel gioco? E’ meglio mantenere in piedi un castello di bugie o far crollare tutto dicendo la verità, che rende sempre e comunque liberi? Una cosa è certa: meglio non scambiare mai il proprio cellulare con nessuno, tanto meno con un vecchio amico che pensiamo di conoscere.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

19 pensieri riguardo “Perfetti sconosciuti (2015)”

      1. Ririspondo: dimmi la lingua e te lo cerco. Francese, inglese, spagnolo tutti con attori di nazionalità locali, quindi non italiani. Così su due piedi non so dirti i titoli, ma so che esistono 18 remake dello script originale.

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  1. Uno di quei film che mi sono rifiutato di vedere, ma che conosco perfettamente, figlia è andata a vederlo. Il finale in tanti non l’hanno capito, ognuno mi ha dato la sua versione, chiaramente sono andato a vedere in rete.
    Mastandrea in televisione alla presentazione del film, aveva detto che non condivideva il messaggio che usciva dal film.
    Il mio telefonino è accessibile a chiunque.

    Piace a 2 people

    1. Ovviamente il film ha portato il messaggio all’estremo, ma penso che un fondo di verità ci sia. Ognuno di noi ha una vita privata, una pubblica, e una propria, assolutamente intima e segreta, che può decidere di aprire a qualcuno, oppure no.

      Piace a 1 persona

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