Otto Preminger, anatomia di un anticonformista

1905 – 1986

Otto Ludwig Preminger, nacque a Vyžnycja, oggi città ucraina, allora appartenente all’impero austro-ungarico, il 5 dicembre 1905. Figlio di un importante avvocato di religione ebraica, rivelò ben presto un forte interesse per la recitazione: pur seguendo regolari studi giuridici all’Università di Vienna, tra il 1924 e il 1926 lavorò come attore sotto la direzione di Max Reinhardt, e a partire dal 1926 anche come regista. Nel 1928 si laureò, ma, rinunciando alla professione di avvocato, accettò l’incarico di assistente di Reinhardt, diventando regista nel 1931 e nel 1933 direttore del suo teatro.

Ma il corso autoritario e antisemita avviato dalla politica austriaca lo spinse a intraprendere una nuova carriera negli Stati Uniti. Firmato un contratto con un produttore di Broadway e un altro con la 20th Century-Fox, tra il 1935 e il 1938 fece la spola tra New York e Hollywood, alternando teatro e cinema. La Fox gli fece dirigere due b-movie, ma il suo tentativo di controllare tutte le fasi di lavorazione di un costoso film storico, Il vascello maledetto, lo portò alla rottura con l’azienda e al licenziamento. Si dedicò così all’insegnamento, fino al 1941 presso la Yale University Drama School, e alle regie teatrali, con le quali raccolse notevoli consensi.

Dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti recitò in opere di propaganda bellica e nel 1943, quando divenne cittadino statunitense a tutti gli effetti, la Fox gli propose la parte del console nella versione cinematografica di Margine d’errore; Preminger accettò, ma a condizione di dirigere il film, che ottenne un notevole successo. Firmò così un contratto come regista e produttore esecutivo, realizzando tredici film per i quali poté contare su un gruppo quasi fisso di collaboratori, tra cui gli attori Dana Andrews, Gene Tierney e Linda Darnell, e il direttore della fotografia Joseph LaShelle.

Iniziò con Vertigine, nel 1944, forse il migliore titolo della sua filmografia: uno splendido noir pieno di ambiguità e di complessi risvolti, in cui la moltiplicazione dei punti di vista, il tema del doppio e la tensione narrativa ne fanno uno dei vertici del genere. Gli altri noir girati in quegli anni sono di livello inferiore, ma risultano comunque costruiti con geometrica precisione e appaiono dotati di un certo smalto.

Tra gli altri vale la pena ricordare Un angelo è caduto (1945), L’amante immortale (1947), Il segreto di una donna (1949), Sui marciapiedi (1950) e Seduzione mortale (1953). Di ben più modesto valore furono i musical e le commedie diretti da Preminger nello stesso periodo, tra i quali Scandalo a corte (1945), Ambra (1947) e La signora in ermellino (1948). Nel 1953 lasciò la Fox e creò una propria società, la Carlyle Productions. Il quindicennio successivo fu nel complesso il periodo più produttivo della sua carriera, e particolarmente felici furono i contributi del titolista Saul Bass e del direttore della fotografia Sam Leavitt.

Negli anni ‘50 si orientò verso una produzione di indirizzo più commerciale, cercando comunque di mantenere un pregevole contenuto artistico: La vergine sotto il tetto (1953), brillante ritratto di una ragazza indecisa tra due uomini; La magnifica preda (1954), unico western della sua filmografia, che contribuì a lanciare Marilyn Monroe; Carmen Jones (1954), la Carmen di Bizet trasformata in un musical nero; L’uomo dal braccio d’oro (1955), una drammatica storia di droga. Per Carmen Jones, Preminger affidò la locandina al grafico Saul Bass, e fu talmente soddisfatto da commissionargli anche il poster e lo studio dei titoli di testa de L’uomo dal braccio d’oro, e iniziare con lui una proficua collaborazione.

In questi anni diresse anche due robusti drammi giudiziari, Corte marziale (1955) e Anatomia di un omicidio (1959), nei quali analizzò un tema scottante come quello dell’ambiguità dell’agire umano; Buongiorno tristezza (1957), dal romanzo di Sagan, destrutturato da Preminger e reso con una tecnica mista, a colori e in bianco e nero; Santa Giovanna (1957) dal dramma di G. B. Shaw sulla pulzella di Orleans; e infine il musical Porgy and Bess (1959) da Gershwin.

Gli anni ’60 lo videro dedicarsi a una serie di opere dal forte impegno politico, sebbene non prive di concessioni alle consuetudini dello spettacolo hollywoodiano o del melodramma: in particolare Exodus (1960), sceneggiato da Dalton Trumbo e incentrato sulla nascita dello Stato di Israele; Tempesta su Washington (1962) sul mondo politico nella capitale degli Stati Uniti; Il Cardinale (1963) sulla Chiesa cattolica; E venne la notte (1967) sul razzismo negli Stati del Sud. Nel 1965 era tornato con grande efficacia al noir con Bunny Lake è scomparsa.

Negli anni ‘70 tornò alla commedia brillante con Ma che razza di amici! (1972) e al genere avventuroso con Operazione Rosebud (1974). Ma l’unico titolo degno di nota di questo ultimo periodo è Il fattore umano (1979), dal romanzo di G. Greene. Nel 1977 aveva pubblicato il libro di memorie dal titolo Preminger: an autobiography. Era noto per la sua pignoleria ma anche per la sua capacità di essere innovatore: sfruttò tantissimo i nuovi prodigi della tecnica (il colore, il Cinemascope, il 70 mm) e seppe mescolare i generi con intelligenza e fantasia.

Era intollerante alle critiche e dispotico con gli attori, al punto che lo chiamavano Otto il terribile, e tuttavia seppe valorizzarli, costruendo, anche grazie a loro, storie intense e spesso emozionanti. Sfidando il maccartismo, fece lavorare molti colleghi che venivano messi al bando, e si comportava in modo spregiudicato e provocatorio, anche nella vita privata.

Sposato tre volte, con due divorzi, ebbe una relazione con una spogliarellista, Gipsy Rose Lee, da cui nacque un figlio, Erik. Morta la madre, lo adottò dandogli il suo cognome, e lo istruì nel mestiere di produttore e sceneggiatore. Fu anche attore: oltre a piccoli ruoli in film minori negli anni ’40, quasi sempre nei panni di militari nazisti, nel 1953 partecipò come interprete al film Stalag 17 di Billy Wilder, in cui impersonò magistralmente il dispotico comandante di un campo di prigionia tedesco.
Gravemente malato di Alzheimer, Otto Preminger muore a New York, il 23 aprile 1986, a 80 anni.

«Non accetto consigli o giudizi dagli attori: loro pensino a recitare, a dirigere penso io»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – mymovies – cinematografo.it


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

14 pensieri riguardo “Otto Preminger, anatomia di un anticonformista”

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