Scene da un incontro

Siamo nel 1948. Ingrid Bergman, attrice svedese, sposata, residente a Hollywood, vede un film del regista italiano Roberto Rossellini, ne rimane incantata e decide di scrivergli una lettera per proporsi di lavorare insieme. Signor Rossellini, sono una ragazza svedese che vive in America da dieci anni, che parla bene inglese, un poco di francese e sa dire solo “Ti amo” in italiano. Ho visto il vostro film Paisà, ne sono entusiasta e sarei onorata di avere una particina nel vostro prossimo film. Così Rossellini, molti anni dopo, ha raccontato la lettera alla figlia Isabella, nata da quell’incontro.

La lettera di Ingrid è un capolavoro, proprio nella scelta delle parole di finta modestia: sono una ragazza, sarei onorata, come per cancellare l’immagine di quello che in realtà Ingrid già era, cioè una grande attrice molto affermata, una diva che aveva già vinto un Oscar, e soprattutto una donna sposata, non una ragazza. Il finale, poi, con quel ti amo che sembra strategico, è il tocco di genio.

Roberto Rossellini era italiano, era un donnaiolo, affascinante come pochi e aveva già combinato parecchi casini sentimentali. Quando gli arriva la lettera di Ingrid, il regista è ancora legalmente sposato con la costumista Marcella De Marchis, madre di due dei suoi figli, visto che in Italia non esisteva il divorzio, ma è legato sentimentalmente e convive con l’attrice Anna Magnani, monumento nazionale, parte integrante anche del successo del suo cinema.

In seguito alla lettera, Roberto e Ingrid decisero di incontrarsi a Parigi. Un giorno il regista, nella sua abitazione di Roma, stava aspettando con ansia il telegramma in cui lei avrebbe comunicato luogo e orario dell’appuntamento. Disse al portiere che, se fosse arrivato, non avrebbe dovuto metterlo nella casella della posta, ma glielo avrebbe dovuto consegnare personalmente, specificando: «quando mi vedi solo». Evidentemente Rossellini conosceva bene il caratterino della sua compagna.
Il telegramma arrivò, il portiere salì a casa Rossellini-Magnani e disse: «Dotto’, eccolo, non l’ho messo in casella, glielo do appena sta solo».

Rossellini lo guardò spazientito, girandosi verso Anna che stava mescolando la pasta. Un attimo dopo, senza fare domande, ma con la velocità naturale della gelosia, Anna Magnani rovesciò l’intera zuppiera di spaghetti, sulla testa del compagno.
La gelosia arriva sempre per prima. Vince ogni gara, stabilendo ogni record di velocità d’intuizione. E di solito non si sbaglia. Poco tempo dopo, Rossellini la lasciò nel peggiore dei modi: facendo finta di niente, annunciando che sarebbe sceso a portare a spasso i cani, per non tornare mai più.

Nel frattempo il film con la Bergman diventa realtà: è Stromboli, inizialmente scritto per la Magnani, così doppiamente ferita. Venne girato nell’estate del’49. A poca distanza, la Magnani gira un film dal titolo Vulcano diretta da un regista tedesco. I paparazzi circondano i due set nelle Eolie, e quell’estate non si parla d’altro. Ingrid è vista come una peccatrice fedifraga: il primo marito ha chiesto e ottenuto divorzio e l’affidamento della figlia. Anna invece è quella tradita, amata da tutti, in più è a pezzi e non fa niente per nasconderlo.
Nell’inverno successivo, il 2 febbraio 1950, nello stesso giorno della prima di Stromboli, nasce Robertino, figlio di Ingrid e Roberto, cui seguiranno le gemelle Isabella e Isotta due anni dopo.
Nel 1956 la Magnani ha la sua rivincita: vince un Oscar per La rosa tatuata. L’anno dopo Rossellini divorzia dalla Bergman.

Il 3 giugno del 1977 Rossellini si sentì male, stava avendo un infarto. Chiamò in soccorso la prima moglie, Marcella, e morì tra le sue braccia. Tra le prime a telefonarle, Ingrid Bergman: «Questa è stata la morte più bella che avrebbe potuto desiderare. È stato giusto così. Con te».

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Guardando un’intervista nei contenuti extra del DVD di Stromboli, si apprende un aneddoto non molto lusinghiero che riguarda il regista italiano.
La Bergman all’epoca era già una star internazionale, ma quasi tutti gli altri attori erano scelti fra la gente del luogo, secondo lo stile neorealista del regista. Tra gli altri, il salernitano Mario Vitale, durante una scena, avrebbe dovuto dare un violento ceffone alla Bergman, ma l’effetto non soddisfaceva il regista che pretendeva da lui maggior foga. L’uomo si era sentito fortemente a disagio nel colpire la grande attrice, così famosa, alta e bella, e Rossellini, spazientito dai numerosi ciak, a un certo punto gli disse: “E che, non sei capace di menare una donna?!” mostrandogli lui stesso come fare.
Un episodio sgradevole che certamente nulla toglie alla grandezza del regista e dell’intellettuale, e non intacca la forza del suo legame d’amore con la Bergman, ma lascia intuire una mentalità fortemente maschilista. Per Rossellini, evidentemente, saper menare una donna rientrava nell’ABC delle naturali prerogative e possibilità di un uomo.

FONTI: lagazzettadellosport – vanityfair

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

19 pensieri riguardo “Scene da un incontro”

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