Amarsi (1994)

A dispetto del titolo, il film non è la solita commedia sentimentale che parla di colpi di fulmine e storie d’amore a lieto fine. Anzi. È un film drammatico, che parte da quello che di solito è il punto di arrivo, un matrimonio apparentemente felice, una storia nata sotto i migliori auspici, e si trasforma gradatamente in tragedia, passando attraverso l’angoscia della solitudine e dell’insoddisfazione, annegate negli abissi dell’alcool.

Alice e Michael, lei casalinga, lui pilota di linea, sono felicemente sposati e hanno una figlia, che si è aggiunta a quella già avuta dalla donna da una precedente relazione. Tutto sembrerebbe perfetto, se non fosse che la giovane donna è un’alcolista cronica. Un segreto tenuto ben nascosto, che lentamente divorerà la serenità della coppia.

La pellicola affronta con forza il tema scottante dell’alcolismo, senza però analizzarne le cause. Non c’è nel film nessuna ricerca dei motivi che spingono la donna a bere, quasi che il regista volesse dire che in fondo non hanno importanza.

Quello che gli preme è descrivere l’etilismo come una bestia capace di distruggere del tutto la persona coinvolta e chi la circonda, analizzando non tanto le cause, quanto le terribili conseguenze dell’alcool. Così ci mostra Alice che da moglie e madre felice, si trasforma lentamente sotto gli occhi del marito, ignaro di tutto, arrivando addirittura a picchiare la figlia e a mescolare aspirina e vodka prima di decidersi ad andare in un centro di disintossicazione.

Ma le cose non sono facili neanche dopo: al rientro Alice non è più la stessa, è come spenta e si irrita quando il marito, in buona fede, la circonda di eccessive premure, ma senza cercare di indagare circa le cause profonde del suo malessere psicologico. Michael da parte sua dovrà far fronte alla situazione, assumendosi da solo l’onere di badare alla famiglia, e rischierà poi di perdere il lavoro, per affrontare la fase di post disintossicazione della moglie.

I due, che non hanno più rapporti, finiscono per non comprendersi, e in questa fase Alice stringe amicizia con Gary, un ex tossicodipendente conosciuto in clinica, e con lui sembra ritrovare la confidenza perduta col marito. Quest’ultimo, dopo aver tentato veramente di tutto, esasperato, se ne va di casa e accetta un lavoro in un’altra città.

Sul finale gli sceneggiatori ci riservano una sorpresa, quando finalmente Alice rivela le motivazioni del suo alcolismo. Dietro l’angolo, c’è ovviamente il lieto fine che ci aspetta, e forse, per una volta, siamo felici di vederlo, anche perché è tutt’altro che scontato.

Un film ben costruito, che riesce a sfuggire dalle maglie della banalità più melensa, per mostrare quanto sia difficile tenere unito un rapporto di coppia, anche quando l’amore è pur sempre presente. L’inizio è rapido e forse un po’ trascurato, ma il motivo si capisce immediatamente: quello che il film vuole mostrare non è la fase della serenità familiare, ma piuttosto quella successiva, la fase dei mutamenti che intercorrono con la convivenza e le successive trasformazioni della vita quotidiana.  

Lo spettatore conosce Alice e Michael quando sono già innamorati, e l’apparente dolcezza del loro rapporto, unita all’evidente intimità che li unisce, stride terribilmente con l’immagine che ben presto Alice darà di sé, al marito e allo spettatore. Anche se un po’ didascalico, il film scava sufficientemente a fondo sia nella trasformazione del rapporto di coppia, che dall’intimità passa all’incomprensione, sia nei problemi e nelle difficoltà della disintossicazione, rendendo il tutto qualcosa di più di una banale storia sull’alcolismo. Il lieto fine arriva, immancabile, ma arriva dopo più di due ore in cui si assiste al massacro fisico e psicologico dei protagonisti, ed è tutt’altro che scontato.

Protagonisti tutti perfetti, persino le bambine e l’insopportabile baby-sitter. Spicca sicuramente Meg Ryan, finalmente lontana dal solito ruolo melenso della brava ragazza, tutta riccioli e sorrisetti. Andy Garcia, attore a mio avviso molto sottovalutato, qui è intenso e romantico come non mai, nei panni di quest’uomo disperato che deve far ricorso a tutto il suo amore per salvare la donna che ama, e c’è anche una piccolissima parte per un giovanissimo Seymour Hoffman, nei panni di Gary.

Il titolo originale, che tradotto significa “Quando un uomo ama una donna”, coglie, secondo me, molto meglio l’essenza del film, perché il sentimento tra i due è evidentemente molto forte, ma è il marito che salva la situazione e il matrimonio, è lui che sopporta il peso maggiore, ed è lui che dimostra di amare davvero la donna, nonostante tutto, usando una pazienza di cui lei si mostra più volte indegna.

Nel complesso il film è un prodotto a suo modo sincero e senza facili moralismi, con un racconto di coppia autentico e situazioni molto realistiche. Intenso e, inutile negarlo, commuovente, anche se non c’è un vero e proprio tentativo di estorcere lacrime a qualunque costo; il messaggio è forse un po’ ottimistico, ma in fondo è un messaggio di fiducia, di sentimenti ritrovati, che lasciano aperta la porta alla speranza. A riprova che da certe situazioni, per quanto disperate, si può uscire.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

31 pensieri riguardo “Amarsi (1994)”

  1. l’ho visto due volte e la seconda poco tempo fa in streaming e devo dire che è come dici tu , anche il finale poi fa bene così come è! una recensione davvero bella , si sente tutto il tuo amore per il cinema che io condivido in toto! e poi Andy Garcia anche a me piace molto e sicuramente spesso sottovalutato! buona giornata!

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      1. Andrà a finire che quelli odierni di fascia media e bassa (qualitativamente parlando) faranno la fine di quelli che una volta erano i B-movie: rivalutati negli ultimi anni… anche se non ne capisco la ragione, se non, forse, economica (di spendere meno nelle programmazioni TV)

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  2. Strano che questo film mi sia sfuggito… credevo di aver visto tutto di Meg Ryan, che oltre ad essere bella (soprattutto se si considera il suo fascino) e molto brava, sa interpretare di tutto e di più.
    Direi che concordo con te il titolo originale era più pertinente, forse avrebbe attratto di più la mia attenzione e… chissà perché a volte stravolgono completamente i titoli…bah!
    Grazie per la segnalazione

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  3. «When a Man Loves a Woman» era anche la canzone abbinata (canzone del 1966, poi incisa da Michael Bolton nel 1991 e in questa versione usata come colonna sonora del film)!
    Ho ricordi molto postivi su questo film, uno di quelli (forse degli ultimi) in cui Meg Ryan è bellissimissima!
    Lo vidi una prima volta e mi sembrò melenso, poi lo riguardai e lo scoprì molto onesto e sincero!

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