Vacanze romane (1953)

Splendida commedia brillante, direi ineguagliata a tutt’oggi, frutto di un favorevolissimo allineamento astrale, che riunisce il grande William Wyler alla regia, la deliziosa Audrey Hepburn e l’affascinante Gregory Peck nei panni dei due protagonisti, e la meravigliosa location romana che allora aveva davvero tutta la sua Grande Bellezza da mostrare. Un capolavoro assoluto, misto di classe indiscutibile, romanticismo fresco e pulito, e umorismo che riempie il cuore di gioia e fa sorridere l’anima.

Anche la storia è originale, fresca come la principessa Anna che rischia l’incidente diplomatico per togliersi le scarpe che le fanno male. Di lì a sottrarsi agli obblighi di corte per andarsene in giro da sola, il passo è breve, ma la porterà lontano. Alla scoperta delle meraviglie della Città Eterna, l’ingenua principessa, cresciuta nell’isolamento dovuto al suo ruolo, incontrerà Joe, un affascinante e intraprendente giornalista americano che, riconosciutala, farà finta di niente con la speranza di realizzare lo scoop della sua vita.

Con l’aiuto di un amico fotografo, non meno mascalzone di lui, finirà per realizzare un piccante reportage sulla breve vacanza della principessa, che nel frattempo è stata dichiarata ufficialmente malata, per giustificarne l’assenza. Ma Cupido ci mette lo zampino, anzi la freccia, e il piano dei due reporter andrà a monte, mentre la principessa, alla fine, saprà rinunciare a se stessa in nome della fedeltà ai suoi doveri (cosa che oggi non sembra più di moda tra i reali…).

Vacanze romane riesce ancora oggi, a quasi 70 anni di distanza, ad affascinare, a far sognare e sorridere lo spettatore, persino i più giovani e smaliziati. Wyler girò l’intero film negli studi di Cinecittà, sfruttando la popolarità di Gregory Peck come eroe romantico e passionale, reduce dal successo di film come Duello al sole e Io ti salverò.

Accanto a lui una giovanissima Audrey Hepburn, che per questo suo primo ruolo da protagonista vinse l’oscar nel 1954, grazie ad una interpretazione fresca e genuina, divertente ma a tratti anche commuovente, semplice ma completa di tutte le sfumature. Ottima anche la spalla Eddie Albert, il paparazzo che contribuisce alla realizzazione dello scoop e che offre più di uno spunto spassosissimo ai momenti comici del film; Albert fu candidato come miglior attore non protagonista, ma non vinse.

Gregory Peck stranamente non fu nemmeno candidato, eppure la sua interpretazione scanzonata e disinvolta, divertente e romantica al tempo stesso ha sicuramente contribuito alla riuscita del film. Pochi sanno ad esempio che la scena della Bocca della verità, in cui il protagonista finge che la mano gli resti incastrata, non era in copione, ma fu un’improvvisazione proprio di Peck, che voleva fare uno scherzo alla giovane collega. La scena riuscì talmente bene che Wyler decise di tenerla così com’era e inserirla nel film.

Si dice che il film si sia ispirato ad una vacanza che la ribelle principessa Margaret d’Inghilterra avrebbe trascorso in Italia, in forma anonima, con il colonnello Townsend di cui era innamorata. In realtà Vacanze romane vuole anche sottolineare come le gioie della vita possono essere a volte proprio le cose più semplici, come mangiare un gelato o fare un giro in moto.

A questo proposito va ricordato che il film contribuì notevolmente al successo della nostra Vespa in tutto il mondo, collegandola in modo indelebile all’idea di libertà, indipendenza e sano divertimento. Ma mandò anche un messaggio positivo sul nostro Belpaese, non solo mostrando  le bellezze artistiche che fanno da cornice alla storia, ma dimostrando agli Americani che l’Italia non era più un cumulo di macerie e di sciuscià, come appariva nei film neorealisti tanto amati proprio Oltreoceano.

Un plauso particolare va alla regia di William Wyler, reduce da film intensi ma drammatici come I migliori anni della nostra vita o Gli occhi che non sorrisero, qui al primo esperimento di commedia leggera, con ottimi risultati; non a caso Vacanze romane sarà solo il primo di una lunga serie. La mano di Wyler, raffinata e sofisticata, riesce a tenere a freno la vitalità chiassona di Roma e dei suoi pittoreschi abitanti, creando quella cornice unica e perfetta che ha reso il film e l’Italia indimenticabili.

Una curiosità sul provino di Audrey Hepburn. I produttori avevano pensato ad Elizabeth Taylor per il ruolo della principessa, ma sottoposero altre attrici a provino. Quando toccò alla Hepburn, le fu dato il copione da leggere e quando ebbe finito le fu detto che poteva rilassarsi, mentre le cineprese continuavano a girare a sua insaputa. La spontaneità e la semplicità con cui l’attrice, sorridendo, chiese com’era andata, convinsero il regista a scritturarla.

Purtroppo però c’è anche una nota stonata. La sceneggiatura, che venne premiata con l’oscar, era stata scritta da Dalton Trumbo, allora messo all’indice per via del Maccartismo, perciò il premio fu assegnato a Ian McLellan Hunter e John Dighton che erano solo i prestanomi ufficiali. McLellan Hunter si rifiutò di ritirare il premio durante la cerimonia del 1954. L’oscar fu poi attribuito postumo a Trumbo nel 2011.

Nel complesso, grazie ad un raro equilibrio d’insieme e nonostante il finale un po’ malinconico, Vacanze romane rimane una delle commedie più deliziose, eleganti e ironiche di tutti i tempi, simbolo di uno stile cinematografico e di una delicatezza di contenuti che oggi non esistono più.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

16 pensieri riguardo “Vacanze romane (1953)”

  1. Lo consiglio a tutti: leggero, elegante e con una delle migliori. Sì, lo ammetto: anche Peck è stato bravo… altrimenti mi si dà del filmovisore selettivo. 😛

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  2. Completamente d’accordo con te su tutti i fronti, un film eccellente sotto ogni punto di vista!

    Ho messo un link al tuo post sotto la recensione che ho scritto sul mio blog di questo film, spero non ti dispiaccia! :–)

    Piace a 2 people

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