1922 – 1973
Bette Davis la definì «La persona più bella mai arrivata ad Hollywood». Era famosa, in particolare, per i suoi splendidi capelli biondi, che teneva pettinati in modo che le coprissero parte del volto: un taglio chiamato peakaboo, che naturalmente lanciò una moda, e che identificava una certa ambiguità di carattere, torbido e malizioso. Con lo sguardo magnetico, gli zigomi pronunciati, la figura minuta e aggraziata, ha lasciato un segno inconfondibile nella storia del divismo hollywoodiano. Perfetta nel rappresentare sia il lato oscuro e intrigante della femminilità, sia l’abbandono romantico, è ricordata soprattutto per le sue interpretazioni accanto ad Alan Ladd, nelle atmosfere tipiche del noir degli anni ‘40.

Constance Frances Marie Ockleman nasce a New York il 14 novembre 1922. Rimane orfana di padre a 10 anni e dopo gli studi alla Bliss School of Acting di Hayden, comincia a lavorare nel cinema, all’inizio in ruoli di contorno e senza accredito, con lo pseudonimo di Costance Keane, dal cognome del suo patrigno. Nel 1941, dopo vari provini andati a vuoto alla MGM, prende il nome d’arte di Veronica Lake, firma un contratto con la Paramount e attraverso I cavalieri del cielo e I dimenticati inizia una folgorante quanto breve carriera, che nel cinema di qualità la vede protagonista assoluta per lo spazio di un solo decennio. Diventa subito celebre e benvoluta dal pubblico, nonostante ricopra ruoli sgradevoli e anticonvenzionali, come la cantante di nightclub de Il fuorilegge (1942), che al fidanzato poliziotto preferisce un criminale nevrotico e pericoloso, interpretato da Alan Ladd, che si sarebbe rivelato suo partner ideale.

Sempre nel 1942, e sempre con Ladd, interpreta La chiave di vetro, tratto da un romanzo di D. Hammett. Ma si mostra efficace anche nella commedia, interpretando un strega dispettosa in Ho sposato una strega (1942), accanto a Fredric March nel ruolo di uno smarrito candidato governatore vittima dei suoi dispetti. Con la sua bellezza naturale e non costruita, unita a un indubbio talento canoro, Veronica riesce a dar lustro a pellicole originali e interessanti come Sorelle in armi (1943), su un gruppo di crocerossine al fronte, o Donne indiavolate (1945), commedia musicale su un’orchestra tutta femminile, in cerca di una scrittura.

Ma è nel 1946 che riscuote il suo maggior successo nel noir La dalia azzurra, tratto da Chandler e diretto da George Marshall. Nel film, che interpreta ancora in coppia con Alan Ladd, riesce a rendere i risvolti più umani del suo personaggio, facendone un ritratto a tutto tondo. Poi la sua carriera rallentò, a causa principalmente del film Un’ora prima dell’alba (1944), che fu stroncato dalla critica e incassò pochissimo. Si sa che Hollywood ti perdona tutto, ma non gli scarsi incassi. Veronica venne lentamente isolata da Hollywood anche a causa del suo carattere difficile, che rendeva problematico per attori e registi lavorare con lei.

Alla fine degli anni ’40 cominciò ad aver problemi con l’alcol e smise di girare film. Nel 1949, interpreta Furia dei tropici, film che di fatto chiude la sua carriera. Si dedica alla televisione per quattro anni ma con scarsi risultati. A questo punto, cade in miseria soprattutto per la dipendenza dall’alcol che lentamente la porta alla rovina. Per quasi tutti gli anni ’50 e ’60 sparì completamente dalla scena e negli anni successivi si venne a sapere che era stata arrestata diverse volte per ubriachezza. In quegli anni, un reporter la scopre mentre lavora come cameriera in un albergo di New York: dopo lo scoop, Veronica torna popolare per breve tempo, e nel 1971 pubblica un’interessante autobiografia, che la risolleva temporaneamente dai problemi economici. Ma la lunga dipendenza dall’alcol presenta il conto due anni dopo, quando Veronica muore di cirrosi epatica, il 7 luglio 1973, a soli 51 anni.

Per molto tempo il suo nome è stato sinonimo di femme fatale, tanto che gli autori di Chi ha incastrato Roger Rabbit? si ispirarono anche a lei per il personaggio di Jessica Rabbit. È citata anche nel film del 1997 L.A. Confidential, dove un gruppo di escort cercano di assomigliare a famose dive del cinema, per solleticare la fantasia dei clienti: la splendida Kim Basinger interpreta una prostituta che si è sottoposta a una plastica facciale per assomigliare a Veronica Lake.

«Non ho mai fatto foto poco vestita, ho solo usato i miei capelli»
FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – ilpost – IMDb
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Buongiorno 1. Storia triste
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Donna davvero bella, almeno per i miei canoni.
2 considerazioni.
1) dalle tue pubblicazioni, noto che moltissimi attori/attrici americani abbiano avuto una infanzia di disagio, con genitori morti o separati, o comunque piene di problemi familiari. Non può essere un caso
2) incredibile come una splendida carriera possa definirsi “chiusa” a soli 27 anni…
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[Non avevi già scritto qualcosa, della Lake? Forse mi ricordo male…]
A proposito del termine ‘peakaboo’, avendo nipotini piccoli e nuora americana, so che in italiano si può tradurre con ‘cucù’, cioè la parola che si dice scherzosamente ai bimbi, nascondendo il viso e poi rivelandolo. L’onda dei capelli fluenti le copriva metà del volto, infatti. Ricordo che da qualche parte hai scritto che le operaie copiavano la sua acconciatura e che poi successero purtroppo incidenti di lavoro, dato che i capelli lunghi si impigliavano nei macchinari.
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