Adrien Brody è diventato il più giovane attore a vincere l’Oscar come miglior protagonista, a soli 29 anni, e il suo ruolo è uno dei più memorabili della storia del cinema. Pochi sanno che il suo impegno nel dare vita al pianista sofferente lo ha fatto sprofondare in una depressione durata più di un anno. Adrien Brody non era un nome noto al grande pubblico all’epoca, e quando seppe che Polanski cercava un attore per il suo film, fece un provino come tutti gli altri. La sua magrezza, il suo viso spigoloso e la fragilità che trasmetteva erano proprio gli elementi su cui Polanski voleva costruire il suo personaggio.

Brody ottenne la parte, e da quel momento iniziò la sua odissea, perché decise di immergersi completamente nel personaggio. La solitudine e la fame erano parte integrante delle difficoltà che Szpilman doveva affrontare, quindi, per far fronte a queste sofferenze, Brody vendette la sua auto e si trasferì in un piccolo appartamento a New York, dove si isolò deliberatamente dalla società. La sua prolungata assenza portò alla rottura con la sua compagna di allora, intensificando il suo senso di perdita e solitudine. Oltre a questo, si dedicò a perdere peso, ben quattordici chili, una sfida non indifferente per una persona magra come lui. E l’attore ha confessato di non essere più riuscito a rivedersi in quel film: «C’era un’enorme responsabilità sulle mie spalle nell’onorare quel terribile momento della Storia. Mi ha completamente trasformato come artista e come essere umano».
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Sam Neill ha raccontato in un’intervista di essere stato costretto dal suo agente a fare un provino per James Bond, quando Roger Moore decise di smettere. In realtà lui non voleva assolutamente quella parte, perché non si sentiva adatto, e infatti il provino fu un disastro, almeno così lo ha descritto Neill stesso: «Fu uno dei giorni peggiori della mia vita. Si trattava della classica scena di James Bond: c’era una bella donna a letto, avvolta nelle lenzuola e io con la pistola in mano mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Feci del mio meglio, ma alla fine della giornata mi chiamarono e mi dissero: “Tu non sarai il prossimo James Bond”. E quella fu la cosa migliore che mi potesse capitare, perché oggi posso, ad esempio, andare al bar e non rischiare che qualcuno mi indichi dicendo: “Quello è il peggior James Bond di sempre!“ Ogni giorno ringrazio il cielo che sia andata così. Quella sera stessa chiamai il mio agente e gli chiesi di non infilarmi mai più in cose del genere»
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Al Pacino ha raccontato un simpatico aneddoto di cui è stato involontario protagonista: «Quando ho vinto l’Oscar, ero sotto shock e sopraffatto da tutto quello che stava succedendo. Subito dopo aver preso la statuetta, sono salito in un ascensore, che era stipato di gente: eravamo tutti molto vicini, come sardine in scatola e di fronte a me c’era un’attrice molto famosa (che non ha voluto nominare n.d.R) e ho notato che ha cominciato a muoversi come se fosse infastidita da qualcosa. Allora mi sono reso conto che la testa della mia statuetta, che tenevo ben stretta davanti a me, era appoggiata su di lei, e la toccava proprio sul sedere. L’ho spostata immediatamente, poi mi sono sporto un po’ in avanti, verso il suo orecchio, e le ho detto: ‘Mi scusi, non ero io. Era l’Oscar’»
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Dopo le riprese de Il Signore degli anelli – La Compagnia dell’Anello, i nove attori che formavano la compagnia, tra cui Viggo Mortensen, Orlando Bloom, Elijah Wood e Ian McKellen, decisero di farsi fare un tatuaggio che rappresentasse la parola “nove” in caratteri elfici. L’unico della Compagnia che si sottrasse al tatuaggio fu John Rhys-Davies, l’attore che impersonava il rude Gimli, il quale, spiritosamente, giustificò così la sua scelta: “In presenza di pericoli preferisco mandare avanti la mia controfigura”. E infatti al suo posto si fece tatuare proprio Brett Beattie, lo stuntman che lo sostituiva nelle scene pericolose.
FONTI: anecdotasdecinemusicayarte.blogspot
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Buongiorno 1 e ben tornata. Cerca di non ammalarti più che il blog senza te non lo stresso.
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Bentornata Raffa, stai meglio?
Riguardo a Adrien Brody ha preso alla lettera il metodo Stanislavskij. E Sam Neil era troppo Alan Grant per poter essere James Bond.
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🙂🙃
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