Thomas Mitchell, mille volti più uno

1892 – 1962

Dotato di aspetto e sguardo arcigno ma di un’espressione simpatica, Mitchell è stato uno dei più famosi caratteristi americani, un esempio di versatilità e talento fuori dal comune. Nella sua lunga carriera, tra cinema e televisione, ha dato vita ad alcuni dei personaggi più indimenticabili della storia del cinema, alternando tipi affabili e simpatici ad altri molto più sinistri. La sua capacità di interpretare una vasta gamma di ruoli complessi, dal comico al drammatico, ha reso ogni sua performance unica e memorabile. Mitchell ha saputo conferire ai suoi personaggi una fragilità disarmante, unita a una straordinaria forza morale, anche nei più negativi, riuscendo ad arrivare direttamente al cuore del pubblico.

Thomas John Mitchell nasce l’11 luglio 1892 a Elizabeth, New Jersey, ultimo di sette figli di James e Mary Mitchell, due immigrati irlandesi. Cresce in un ambiente in cui il giornalismo è una tradizione di famiglia: sia il padre che il fratello maggiore, John, sono giornalisti. Dopo la morte del padre, Thomas segue le orme dei suoi cari e inizia a lavorare per il Newark Journal, dove suo fratello è caporedattore.
Sebbene collabori con diverse testate giornalistiche e trovi inizialmente soddisfazione nel mestiere, Tommy si rende presto conto che il suo vero talento risiede altrove. Nel tempo libero, si dedica a scrivere e interpretare sketch comici per il teatro vaudeville, scoprendo una passione profonda per la recitazione. Questa passione lo spinge a dedicare sempre più tempo ed energie al teatro, fino a quando decide di abbandonare il giornalismo per seguire il suo sogno di recitare.

Nonostante un primo approccio al cinema muto nel 1923, Mitchell decide di concentrarsi sul teatro fino alla metà degli anni ’30, affinando ulteriormente il suo talento, e preparandolo per il grande salto verso Hollywood. Nel 1936, la Columbia Pictures gli offre un contratto vantaggioso, che accetta soprattutto a causa delle difficoltà economiche. Nei suoi primi tre film, Mitchell ha ruoli minori, ma significativi; il suo vero debutto, però, avviene nel 1937 con due dei più grandi registi di Hollywood: Frank Capra, che lo dirige nel film Orizzonte perduto, e John Ford, in Uragano. Con Capra, Mitchell interpreta un affarista imbroglione, mentre nel film di Ford veste i panni di un medico; questa seconda interpretazione gli vale la nomination all’Oscar come Migliore attore non protagonista.

Dopo un paio di ruoli minori, nel 1939 arriva per lui l’anno d’oro, che non a caso coincide con quello che è considerato l’anno d’oro del cinema hollywoodiano: in quell’anno, infatti, escono alcuni dei film più iconici di tutti i tempi, capolavori che entreranno a buon diritto nella storia del cinema, e Mitchell recita in ben cinque di quelle pellicole, caratterizzando ogni volta personaggi indimenticabili, anche se secondari: Ombre rosse, Avventurieri dell’aria, Via col vento, Mr. Smith va a Washington e Notre Dame. Nel primo è un medico alcolizzato, di cui Mitchell sottolinea il lato comico e patetico nella prima parte del film, per poi riscattarne la dignità nella seconda parte, quando aiuta una donna a partorire. Per questa interpretazione vince l’Oscar come miglior attore non protagonista, e quando riceve la statuetta dalle mani di Spencer Tracy si scusa per non aver preparato alcun discorso. «Non credevo – dirà in preda all’emozione – di essere stato così bravo».

In Avventurieri dell’aria, è un pilota con alle spalle una lunga esperienza, che però ultimamente ha problemi alla vista che compromettono le sue capacità di volo. Il ritratto che propone Mitchell è quello di un uomo burbero ma fondamentalmente buono, un amico leale che seppure non voglia rinunciare a combattere le proprie battaglie, è pronto a sacrificarsi per i compagni. Il suo ruolo forse più famoso è quello del padre di Rossella in Via col vento: all’inizio della storia è un uomo che difende i propri ideali con orgoglio sprezzante, ma per l’imminente disfatta del Sud e un grave lutto che colpisce la sua famiglia, Gerald perde la ragione e trascorre le giornate a bere. Rispetto agli altri film, nei quali spesso il personaggio di Mitchell ha un’evoluzione dal negativo al positivo, qui abbiamo invece un uomo forte che viene lentamente distrutto, salvo poi riscattarsi per salvare la cosa a cui tiene di più, la propria casa, pagando però un prezzo altissimo. 

In Mr Smith va a Washington interpreta il giornalista Diz Moore, e sebbene il suo sia un ruolo secondario Mitchell riesce a presentare in maniera convincente l’evoluzione del suo personaggio: all’inizio è un reporter cinico che al pari dei suoi colleghi non esita a sbeffeggiare Smith, considerandolo una pedina in mano al partito, ma con il procedere della storia si rende conto della buona fede dell’uomo e sposa la sua causa anche quando tutta la stampa viene messa a tacere dai potenti. In Notre Dame Mitchell interpreta Clopin, l’ambiguo capo dei gitani, patrigno di Esmeralda, che con coraggio guida i propri compagni a insorgere contro lo strapotere e le ingiustizie perpetrate dalla nobiltà, ed è disposto a sacrificare la propria vita per difendere ciò in cui crede.

Naturalmente la sua carriera prosegue anche dopo il 1939: nel 1941 è protagonista di Fuori dalla nebbia di Anatole Litvak, nel 1942 prende parte al film d’avventura sui pirati Il cigno nero di Henry King insieme a Tyrone Power e Maureen O’Hara. Nel 1944 è il patriarca nel film La famiglia Sullivan, una storia drammatica che racconta le vicende di 5 fratelli arruolati in guerra, e riprende poi i panni del dottore per il film drammatico Le chiavi del Paradiso, con protagonista Gregory Peck sulla vita di un missionario. Nel 1945 Mitchell è il protagonista de Gli ammutinati di Sing Sing nel quale interpreta un severissimo giudice. L’anno dopo lo vede come personaggio secondario in due grandi successi, Lo specchio scuro con Olivia De Havilland, in cui interpreta il detective che indaga su due gemelle per scoprire quale delle due sia un’assassina, e La vita è meravigliosa di Frank Capra insieme a James Stewart e Donna Reed.

Qui interpreta lo zio di Stewart, che presenta caratteristiche buffe come il fatto di dimenticarsi sempre le cose o di circondarsi di vari animali come corvi e scoiattoli, ma nei momenti drammatici sa disegnare perfettamente il ritratto dell’uomo disperato sull’orlo del baratro. In Mezzogiorno di fuoco (1952) è il codardo sindaco della cittadina di cui Gary Cooper è il coraggioso sceriffo. Durante gli anni ’50 Mitchell mostra la sua grande versatilità sapendosi adattare al nuovo mezzo di comunicazione in ascesa: la televisione. Nel ’54 torna sul grande schermo: è l’acerrimo nemico di Charlton Heston nel film d’avventura Il segreto degli Incas, uno dei primi che la Paramount gira realmente presso gli scavi archeologici in Perù, e di nuovo interpreta l’ubriacone nel western La storia di Tom Destry diretto da George Marshall.

La carriera cinematografica di Mitchell si conclude nel 1961, anno in cui recita in Ossessione amorosa di John Sturges e soprattutto in un’altra delle favole morali di Frank Capra, Angeli con la pistola. Mitchell si unisce al cast stellare, interpretando il giudice truffatore che si finge il marito di Annie. Come ne La vita è meravigliosa anche qui l’attore sfoggia tutto il suo repertorio da caratterista: dall’aria truffaldina quando raggira il suo avversario durante una partita a biliardo, a quando finge di essere il patrigno affettuoso per Louise, a quando consola Annie nel momento della disperazione.

Una curiosità: Thomas Mitchell ha interpretato il tenente Colombo a teatro, nel 1962, nel suo ultimo ruolo prima di morire: l’attore si spegnerà, infatti, il 17 dicembre di quell’anno, a settant’anni, a causa di un cancro. Nel 1968, poi, la televisione riprenderà il personaggio di Colombo, affidandolo a Peter Falk.
Inizialmente sposato a Anne Stuart Brewer, da cui ha avuto una figlia, Ann, dopo il divorzio si unisce con Rachel Hartzell, con cui rimane fino alla fine.

«Quando ho lasciato il teatro per il cinema, mi hanno accusato di tradire l’arte. Ma io non sono mai stato un artista, sono solo un lavoratore, e vado dove c’è lavoro»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – blogfrivolopergenteseria.itcinekolossal.com


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

17 pensieri riguardo “Thomas Mitchell, mille volti più uno”

    1. Ti ringrazio, ma lo dico sempre, qui c’è poco di mio. Raccolgo quello che trovo in giro e lo metto insieme. Mi piace parlare anche di attori come Mitchell che sono passati un po’ in sordina, ma che meritano attenzione. Anche loro hanno fatto la storia del cinema.

      Piace a 1 persona

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