Richard Burton, l’attore che odiava recitare

Interprete incisivo e preparato, grazie alla sua notevole presenza scenica fu impegnato in ruoli carismatici, specialmente in grandi produzioni a carattere spettacolare, ma anche in prove di qualità, in cui seppe dimostrare la finezza delle sue doti interpretative. Recitò inizialmente in teatro, con la celebre compagnia dell’Old Vic Theatre, dove si distinse, oltre che per le notevoli capacità espressive, per il timbro vigoroso della voce che lo caratterizzava. Pur non avendo mai ottenuto riconoscimenti importanti, nonostante le sette nomination agli Oscar, raggiunse una grande popolarità, anche grazie al burrascoso sodalizio sentimentale e artistico con Elizabeth Taylor, che suscitò interesse e clamore nel pubblico, come mai era successo in precedenza.

Il suo vero nome era Richard Walter Jenkins jr. ed era nato a Pontrhydyfen, un villaggio di minatori del Galles, il 10 novembre 1925. Di estrazione proletaria, penultimo di 13 figli, fu mandato a studiare ad Oxford dal padre minatore, che sognava per lui un futuro diverso. La sua precoce vocazione fu sostenuta dal suo insegnante di scuola, Philip Burton (di cui Richard prese per riconoscenza il cognome). Questi gli insegnò le tecniche di dizione e lo segnalò presso l’università di Oxford dove frequentò poi i corsi di recitazione. L’esordio sul palcoscenico avvenne nel 1947 a Liverpool, seguito da quello cinematografico nel 1949 con The last days of Dolwyn.

La tunica (1953)

Trasferitosi negli Stati Uniti, dopo una serie di interpretazioni in piccoli film e le tournée teatrali a Broadway, fu notato e messo sotto contratto a Hollywood dove ottenne immediato successo. Grazie al suo fisico atletico, interpreta il ruolo di Marcello, un giovane centurione romano, ne La tunica (1953); sfrutta invece la sua preparazione teatrale ne Il principe degli attori (1955), incentrato sulla vita di Edwin Booth, il celebre attore americano del 1800, ruolo che gli consentì un’immedesimazione totale, trascinante e, a tratti, sopra le righe. Nel 1956 è Alessandro il Grande nell’omonimo film di Robert Rossen, e successivamente impersona Antonio nel kolossal Cleopatra (1962) di Mankiewicz, entrato nella storia sia per i costi astronomici, che per la storia d’amore con Elisabeth Taylor, che lo trascina sulle copertine dei settimanali rosa.

Burton e Liz Taylor in pausa sul set di Cleopatra

La sua unione con l’attrice divenne così leggendaria che la coppia interpretò insieme ben 11 film, molti dei quali realizzati sullo stimolo emotivo della love story più famosa di Hollywood. Tra questi spiccano, per la qualità delle interpretazioni dei due attori, diversi per stile e per carattere, International Hotel (1963) di Anthony Asquith, La bisbetica domata (1967) di Franco Zeffirelli e Chi ha paura di Virginia Wolf? (1966) di Mike Nichols, cronaca dei conflitti tra due coniugi alla deriva, in cui i due attori portano sullo schermo la conflittualità di coppia che ha caratterizzato il loro matrimonio.

Chi ha paura di Virginia Wolf? (1966)

Nella prima metà degli anni ‘60 Burton conseguì le maggiori affermazioni: nei film più significativi di questo periodo perfezionò un tipo di personaggio ambiguo, che prende coscienza di sé fino al sacrificio, come nello storico Becket e il suo re (1964), accanto a Peter O’Toole, o ne La spia che venne dal freddo (1965), film di spionaggio diretto da Martin Ritt, dal romanzo omonimo di J. Le Carré. Su questi tratti si basò anche la variante ironica de La notte dell’iguana di John Houston, rivisitazione di un dramma di T. Williams, in cui Burton è un ex prete alcolizzato in cerca di redenzione.

La notte dell’iguana (1964)

Nel 1966 partecipò alla campagna degli aiuti in favore della città di Firenze, colpita dall’alluvione. Contattato dall’amico regista Franco Zeffirelli, fu voce narrante del documentario televisivo italiano, che mostrò al mondo intero le immagini della tragedia. Lavorò poi con registi importanti come Joseph Losey ne La scogliera dei desideri (1968). Negli anni successivi fu protagonista di opere incentrate sulla rievocazione e l’interpretazione di fatti e personaggi storici, come la storia di Enrico VIII in Anna dei mille giorni (1969) o ne L’assassinio di Trotskij (1972), di nuovo diretto da Losey.

Anna dei mille giorni (1969)

Nel 1974 è al fianco di Sofia Loren nel film romantico Il viaggio, di Vittorio De Sica. Fanno seguito film commerciali come L’esorcista II: l’eretico (1977), Il tocco della medusa (1978), e il film di guerra I quattro dell’oca selvaggia (1978). La sua ultima interpretazione è 1984 (1984) di Michael Radford, tratto dal romanzo di Orwell, in cui è l’inquisitore-carnefice al servizio del Grande Fratello, figura quasi del tutto immobile, la cui forza drammatica risulta concentrata nello sguardo. Al termine delle riprese, muore a Ginevra, il 5 agosto del 1984, a soli 58 anni, per emorragia cerebrale.

Il viaggio (1974)

Alla carriera cinematografica affiancò una corposa produzione teatrale, sia a Broadway che in patria, all’Old Vic Theatre di Londra: interpretò magistralmente diversi ruoli shakespeariani, al punto che la critica inglese lo definisce erede naturale di Laurence Olivier e John Gielgud.
Ma è ricordato anche per il suo comportamento di bevitore incallito e di donnaiolo instancabile. La dipendenza dall’alcol lo portò a bere quotidianamente fino a 30 aperitivi, 8 litri di vino, 5 di birra, 10 bicchierini di cognac e un’intera bottiglia di whisky.

La vita sentimentale non fu caratterizzata solo dalla burrascosa storia d’amore con Liz Taylor, che sposò due volte: in tutto collezionò 5 matrimoni. Dopo le prime nozze con l’attrice di teatro Sybil Williams, divorzia nel 1963 per sposare la Taylor l’anno dopo; i due divorzieranno nel 1974 ma si risposeranno nel 1975, per poi divorziare definitivamente nel 1976. Successivamente sposa l’ex moglie del campione automobilistico James Hunt, da cui divorzia nel 1980, e infine nel 1983 sposa la sua assistente di produzione, Sally Hay, da cui non fa in tempo a divorziare perché muore l’anno dopo. 

Difficile comprendere e ancor più giudicare la sua storia d’amore con Liz Taylor. Della loro relazione sono passati alla storia i litigi furiosi: non si sono mai accapigliati in pubblico, ma tutti sapevano che i due attori litigavano molto, e loro stessi lo ammettevano. Quando erano entrambi brilli, e succedeva spesso, finivano per azzuffarsi sul pavimento, poi facevano pace, spesso finivano a letto; poi lei si rifaceva il trucco, lui le comprava un nuovo gioiello e tutto tornava come prima, fino alla litigata successiva. Ma quando Burton morì, Liz dichiarò: “Dopo Richard, gli altri uomini della mia vita sono stati solo persone che mi aiutavano a infilare il soprabito”.

«Io odio recitare. Sono così annoiato dal mio lavoro che solo bere allevia il dolore di dover recitare»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – cinekolossal – marieclaire.it


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Avatar di Sconosciuto

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

22 pensieri riguardo “Richard Burton, l’attore che odiava recitare”

  1. Un attore che mi ha sempre affascinato … Ricordo bene “Il tocco della Medusa” che mi aveva particolarmente colpito. Mi sa che lo vado a recuperare per rivederlo. Grazie Raffa, i puoi post mi ispirano sempre molto !

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  2. Recentemente ho visto Cleopatra e mi hanno stupito la grandiosità di tutto e la teatralità della loro recitazione. Nonostante gli anni questa pellicola si vede come se fosse girata ai giorni nostri. Capisco perché li chiamavano kolossal

    Piace a 1 persona

    1. E’ un film che mandò quasi in rovina la produzione. La Taylor sfoggia ben 65 cambi d’abito e quello tutto d’oro è effettivamente coperto da lamine d’oro a 24 carati. E’ stato battuto all’asta per 60.000 dollari.

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