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Vincent Price, eleganza, ironia e mistero

Il suo nome completo era Vincent Leonard Price jr.
Nasce a St. Louis il 27 maggio 1911, da una famiglia della ricca borghesia.
Figlio di un industriale, studiò storia dell’arte alla Yale University e al Courtauld Institute of Art di Londra. Iniziò quindi in Inghilterra la carriera di attore teatrale, che proseguì poi a New York. Nel 1938 esordì nel cinema: prima la Universal Pictures e poi la 20th Century Fox gli fecero interpretare, in ruoli secondari, essenzialmente figure di aristocratici.

L’aspetto distinto, il timbro di voce giusto e la dizione perfetta lo portarono a impersonare prevalentemente ambigui e tormentati gentiluomini dai modi raffinati e dal fascino sinistro. La sua recitazione era improntata, persino nelle vicende più melodrammatiche e nei personaggi più estremi, a una grande eleganza e a una sottile ironia, fondate su una solida preparazione culturale, rara tra gli attori di Hollywood. Negli anni ’40, recita in diversi noir e nel decennio successivo si consacra come assoluto dominatore del film horror, a tutt’oggi considerato il massimo interprete per questo genere, ereditando il mito di Boris Karloff e Bela Lugosi.

Una delle poche eccezioni fu il suo primo film da protagonista, Il ritorno dell’uomo invisibile, di Joe May, del 1940. Ma nello stesso anno, insoddisfatto delle parti assegnategli, ritornò al teatro. Riprese l’attività cinematografica solo nel 1943, quando ottenne di poter finalmente interpretare ruoli più variegati e più degni del suo talento: quello di uno spietato giudice in Bernadette, di Henry King, e di un mellifluo playboy in Vertigine, di Otto Preminger, del 1944. Di nuovo protagonista ne Il castello di Dragonwyck, di Joseph L. Mankiewicz, del 1946, e in Shock, di Alfred Werker, dello stesso anno: impersonò nel primo un gelido assassino e nel secondo uno scienziato pazzo, anticipando per certi aspetti i suoi futuri horror.

Dal 1953 lavorò come attore freelance, alternando il cinema al teatro e alla televisione. Nello stesso anno fu protagonista del suo primo autentico horror, La maschera di cera di André De Toth, un film in 3D: vestito di nero e con il mantello svolazzante, inaugurò l’immagine che lo avrebbe reso familiare al pubblico. Seguì poi nel 1954 Il mostro delle nebbie di John Brahm. Negli anni successivi Price tornò però ad altri generi, dal noir del 1956 Quando la città dorme, di Fritz Lang al kolossal biblico I dieci comandamenti, di Cecil B. DeMille, dello stesso anno.

Fu soltanto nel 1958 che iniziò la sua vera carriera nell’horror, prima da comprimario ne L’esperimento del dottor K. di Kurt Neumann, e poi da protagonista in una nutrita schiera di film tra i quali spiccano quelli di William Castle: nel 1958, La casa dei fantasmi e soprattutto il suggestivo Il mostro di sangue, dell’anno successivo. La vera svolta fu tuttavia rappresentata dall’incontro con Roger Corman che lo trasformò in un’icona del genere horror.

Sotto la sua direzione girò I vivi e i morti (1960), Il pozzo e il pendolo (1961), I racconti del terrore (1962), I maghi del terrore (1963), La città dei mostri (1963), La maschera della morte rossa e La tomba di Ligeia entrambi del 1964. Vi interpretò personaggi dalla personalità complessa, in preda a impulsi contraddittori che spesso li portano alla pazzia; in realtà sembrano suscitare più pietà che orrore, perché condizionati da un destino a cui non possono in alcun modo sfuggire. Se il sodalizio con Corman procurò a Price notevole fama, lo confinò però nella gabbia dell’horror e dei generi affini, come la fantascienza, il fantastico o la black comedy.

Così anche in seguito gli furono offerti soprattutto film di questo tipo, quasi tutti di modesto livello, fatta eccezione per alcune opere che rappresentano singolari commistioni dell’horror con altri filoni: la fantascienza, ne L’ultimo uomo della Terra, del 1964; la commedia, ne Il clan del terrore, del 1964; il film storico, ne Il grande inquisitore, del 1968, in cui Price fornì quella che è considerata da molti la sua migliore interpretazione.

Vanno poi ricordati, L’abominevole dr. Phibes, del 1971, e il suo seguito, Frustrazione, del 1972, entrambi diretti da Robert Fuest, oltre a Oscar insanguinato, di Douglas Hickox, del 1973. Dopo il 1973 Price si dedicò soprattutto alla televisione, e le sue apparizioni cinematografiche si fecero rare.

Ne vanno ricordate almeno tre, sia per la loro qualità sia per il carattere autobiografico: il parodistico La casa delle ombre lunghe, del 1983, di Peter Walker, che riunì intorno a Price altre grandi figure del genere horror; Le balene d’agosto, del 1987, un malinconico apologo sulla vecchiaia, e la fiaba gotica del 1990 Edward mani di forbice di Tim Burton, che nel 1982 gli aveva dedicato un commosso omaggio con il cortometraggio Vincent. Questo è stato l’ultimo film dell’attore, che nel romantico ruolo di un creatore di mostri prossimo alla morte, sembrò evocare la propria carriera.

Malato di cancro ai polmoni, muore a 82 anni, il 25 ottobre 1993. Per una curiosa coincidenza era nato nello stesso giorno (27 maggio) di Christopher Lee, e un giorno dopo Peter Cushing, attori a lui contemporanei, massimi esponenti del cinema horror britannico.
Sposato tre volte con due divorzi: inizialmente con l’attrice Edith Barrett, che gli diede un figlio, Vincent, poi con la costumista Mary Grant, da cui ebbe una figlia, Victoria, e infine con l’attrice Coral Browne, sposata nel 1974, con cui rimase fino alla morte di lei, avvenuta nel 1991.
Price fu un importante collezionista d’arte e un grande esperto di pittura e di poesia, argomenti cui dedicò diversi libri; ne scrisse anche uno sull’horror, Monsters, nel 1981, insieme al figlio Vincent, e due di carattere autobiografico, I like what I know: a visual autobiography, del 1959; Vincent Price, his movies, his plays, his life, del 1978.

«Io non interpreto mostri, ma uomini tormentati
dal destino e in cerca di vendetta»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – cinekolossal.it

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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

12 pensieri riguardo “Vincent Price, eleganza, ironia e mistero”

  1. Le sue interpretazioni horror mi sono sempre piaciute, direi che sia l’unico del genere che mi ha sempre interessata poiché in quanto a horror non è che ne sia una grande appassionata anzi, direi l’esatto contrario 😌 Buonanotte carissima Raffa 🌻

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