Monuments men (2014)

L’idea di affrontare gli orrori del nazismo e della seconda guerra mondiale da un punto di vista culturale è certamente nuova, perché di rado questo argomento è stato affrontato e discusso. Dopo aver lavato i panni sporchi dell’America in Good Night and Good Luck, e ancor più nel successivo Le idi di marzo, Clooney sceglie di parlare del momento forse più celebrato della storia americana, quando l’intervento degli Stati Uniti in Europa ebbe un ruolo decisivo. E lo fa tenendosi relativamente lontano dai campi di battaglia e dagli sbarchi provvidenziali, raccontando piccoli ma determinanti episodi di una guerra combattuta in sordina, ma non per questo meno importante.

Oltre agli orrori che tutti conosciamo, i nazisti avevano anche inferto un duro colpo culturale alle nazioni occupate, saccheggiando musei e collezioni private, portando via opere di grande importanza artistica e storica, oltre a distruggere ciò che consideravano, per vari motivi, arte degenerata. Per questo motivo nacquero i monuments men, un gruppo di esperti d’arte provenienti dalle nazioni alleate, che avevano il compito di salvaguardare il patrimonio culturale europeo e, successivamente, di recuperare e restituire le opere rubate dai tedeschi.

Dopo che un libro di successo li ha portati alla ribalta, Clooney decide di dare visibilità a questo manipolo di eroi, facendone i protagonisti di un film. Per ovvie ragioni narrative, Clooney riduce questo gruppo, che nella realtà era molto più numeroso, a sette uomini, come se si trattasse di una forza speciale in un qualsiasi film di guerra. Guidati dallo stesso Clooney, sono esperti nelle più svariate discipline artistiche che, dopo una formazione leggera ma intensa, vengono inviati in prima linea nella fase finale della guerra, poco prima della capitolazione tedesca, con l’unico scopo di salvare quante più opere d’arte possibile.

Diciamo subito che il film è gradevole, offre una visione piacevole e decisamente lontana dagli stereotipi dei film di guerra, a tratti anche molto divertente, nonostante qualche momento necessariamente tragico. Il problema di Clooney è che non riesce a dare al film il giusto registro, trattando un argomento serio e drammatico in maniera troppo leggera, per poi piombare nel dramma, tra una battuta e l’altra, e portarci alla commozione più profonda. Ne risulta una pellicola a metà tra M.A.S.H. e Bastardi senza gloria, con un ritmo che ricorda Ocean’s Eleven e sequenze che sembrano uscite da Schindler’s list. Questa indecisione pesa sul risultato finale perché il film non trova il tono giusto con cui raccontare la sua storia.

A questo si aggiunge la scelta di un cast di lusso, in cui nessuno è protagonista e tutti sono comprimari. Matt Damon, John Goodman, Bill Murray, Jean Dujardin, Cate Blanchett, Hugh Bonneville, Bob Balaban e lo stesso George Clooney, sono davvero troppi per avere il giusto spazio all’interno della storia. Così il film diventa una raccolta di episodi che si susseguono senza una continuità, con una serie di idee abbozzate che rimangono da realizzare, come la storia romantica tra la Blanchett e Damon, che alla fine lascia il tempo che trova, o la redenzione attraverso l’arte del personaggio di Bonneville, che avrebbe meritato un maggiore approfondimento.

In altre parole il film è un buon prodotto, con ottimi ingredienti e una confezione elegante, i protagonisti sono ben tratteggiati singolarmente, e insieme formano una squadra variegata in stile Quella sporca dozzina. Non manca l’avventura e la missione è avvincente, ma il risultato non convince fino in fondo.  Soprattutto se si guarda ai risultati già raggiunti da Clooney dietro la macchina da presa: qui il ritmo, i cambi di scena, l’uso del montaggio, tutto è stilisticamente perfetto, ma finisce per avere effetti dannosi sulla narrazione d’insieme, che risulta frammentaria.

Monuments men resta comunque un film da vedere, che offre al pubblico un cast d’eccezione, sostenuto da dialoghi accurati e da una certa ironia, con momenti di grande intensità emotiva, ma va preso per quello che è: un tentativo non del tutto riuscito di fondere commedia e dramma, verità e retorica, raccontando un aspetto della guerra sconosciuto ai più, che andava assolutamente raccontato.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

20 pensieri riguardo “Monuments men (2014)”

  1. Film che ho visto e rivedrei volentieri: non ricordo bene tutta la storia, ma mi sembra che ci siano parecchi difetti che, da ignorante, non ho riscontrato alla prima visione.
    Vedrò di rimediare.

    Lo ricordo divernte, dinamico e, da un certo punto di vista, anche innovativo, per la storia narrata.

    Piace a 1 persona

    1. Ma infatti è un ottimo film, non dico il contrario. E’ solo che è un po’ dispersivo, infatti, come hai detto tu, non ricordi bene tutta la storia. Io l’ho rivisto per fare la recensione e ancora adesso non saprei raccontarlo nei dettagli…

      Piace a 1 persona

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