Acqua alla gola (1958)

Anne Baxter aveva interpretato la calcolatrice arrivista in Eva contro Eva, e lo aveva fatto con grande disinvoltura, quasi le venisse naturale la perfidia di quel personaggio. Era talmente malvagio quel ruolo che lo spettatore poteva solo desiderare la sua punizione. Otto anni dopo, la punizione arriva con questa pellicola. Acqua alla gola è un piccolo grande thriller che risente di influssi hitchcockiani, intriso di una suspense a tratti insostenibile, in un crescendo di dubbi e di domande senza risposta, che troveranno la giusta collocazione solo nel sorprendente e imprevedibile epilogo.

Kim Prescott è una ricca ereditiera che vive in Messico, in una lussuosa villa sul mare. Una notte si presenta un uomo, affermando di essere suo fratello Ward, ma Kim lo accoglie come un impostore, perché sa che Ward è morto in un incidente d’auto. Nonostante le proteste di Kim sul fatto che lo sconosciuto non possa essere suo fratello, tutti gli altri lo accettano senza discutere, compreso lo zio. Kim naturalmente si chiede cosa possa esserci dietro, forse un complotto per l’eredità.

Si rivolge immediatamente alla polizia locale che inizia a controllare l’uomo, ma non riceve molto aiuto, anzi sembra quasi che la polizia non le creda, nonostante lei insista a dire che quell’uomo non è suo fratello Ward. Il problema è che lo sconosciuto sa cose che solo Ward potrebbe sapere, e ci sono altri dettagli che confermano la sua identità. La domanda a questo punto è: Kim s’immagina solo che il fratello sia morto o ha ragione di esserne così convinta? Il dubbio la porterà sull’orlo della follia e inizierà a temere per la sua salute mentale e per la sua vita.

È un film che potrebbe essere stato effettivamente realizzato da Hitchcock, sicuramente la storia gli sarebbe piaciuta e anche la messa in scena che Anderson realizza: un film claustrofobico, quasi tutto girato in interni, dove la tensione si fa tangibile fin dall’inizio e accompagna lo spettatore fino alla fine, quando finalmente si sciolgono i nodi e si scopre qual è la verità. La vicenda trascina fin dalle prime immagini in un vortice di sospetti e domande senza risposta, e la sensazione che prende lo spettatore è la stessa angoscia che tormenta la protagonista, l’incapacità di comprendere quale sia la verità e soprattutto le motivazioni che si celano dietro l’apparente messinscena.

Da una parte è evidente che lo sconosciuto non sia effettivamente chi dice di essere, dall’altra lo spettatore non comprende, così come non lo capisce la protagonista, per quale motivo tutti lo riconoscano tranne Kim. Proprio questo dubbio ci porta a seguire false piste e ci allontana dalla verità; mentre cerchiamo di risolvere il mistero insieme a Kim, non ci accorgiamo dell’asso che il film nasconde nella manica. E quando alla fine il mistero si svela, la sorpresa è davvero tanta, anche per un pubblico smaliziato come quello di oggi: la soluzione è intelligente e raffinata, un incastro perfetto senza sbavature e soprattutto un colpo di scena geniale e inaspettato.

Il film dura poco, meno di novanta minuti, ma si può dire che li sfrutta tutti, fino all’ultimo, in un crudele gioco di smascheramento reciproco, in cui non si sa chi sia il gatto e chi il topo. Anne Baxter avrebbe potuto accentuare il disordine e l’insicurezza del suo personaggio, invece ne interiorizza l’angoscia con un’espressività composta, che non si lascia mai andare, ma nasconde molto bene le sue emozioni. Richard Todd nei panni del misterioso sconosciuto, sfodera tutto il suo fascino più ambiguo, riuscendo ad essere ancora più sfuggente di Cary Grant ne Il sospetto. Sembra essere amabile e minaccioso nello stesso tempo, trasmettendo una sensazione di potere e di controllo contrapposti all’instabilità emotiva di Kim, sempre più evidente man mano che il film procede.

Indubbiamente le interpretazioni dei due protagonisti sono il punto di forza del film, ma molto si deve anche alla sceneggiatura, appassionante e ben congegnata, che sembra prevedere esattamente quello che il pubblico potrebbe aspettarsi, e fa di tutto per sorprenderlo in ogni momento. Nel complesso questo è un piccolo gioiello di intrigo e suspense che meriterebbe di essere riscoperto.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

7 pensieri riguardo “Acqua alla gola (1958)”

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