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Doris Day, un sorriso senza età

Il suo vero nome era Doris Mary Ann von Kappelhoff. Figlia di genitori tedeschi, nasce a Cincinnati (Ohio) il 3 aprile 1922. Inizia prestissimo a misurarsi nello spettacolo, cominciando a 10 anni come ballerina e a 16 a Chicago, come cantante nella band di Bob Crosby, fratello minore del più noto Bing . Diventa poi cantante professionista del music-hall e in seguito stipula un contratto con la Warner Bros che la utilizza come vedette nei musical anni ’50. Passa a ruoli drammatici grazie al regista Michael Curtiz che la sceglie per Chimere al fianco di Lauren Bacall e Kirk Douglas.

Da qui in avanti ha successo in moltissimi film d’intrattenimento e in numerose commedie (Non sparare baciami!, Amami o lasciami, Il letto racconta), ma sa farsi valere anche nel thriller e nel giallo, come dimostrano le ottime performance in La setta dei tre K del 1951, e soprattutto in Merletto di mezzanotte del 1960. Difficile dimenticarla nei panni di Calamity Jane, nel film musicale del 1953, dove regala alla leggendaria pistolera una bellezza che nella realtà non ebbe mai.

Nel 1956 Hitchcock la scelse come protagonista femminile, accanto a James Stewart, del thriller L’uomo che sapeva troppo, in cui l’attrice, oltre all’interpretazione della celebre canzone Que sera sera, in quello che costituisce il momento culminante della vicenda, diede prova della sua bravura, adeguandosi perfettamente al crescendo della suspense drammatica nel film e regalando efficaci sfumature al suo personaggio.

La sua carriera prosegue poi negli anni Sessanta, che la videro protagonista di film ironici e divertenti in cui risulta valorizzata la sua verve comica. Con l’aiuto del marito, l’impresario musicale Martin Melcher, costruì la sua immagine, talvolta forzata, di ragazza affascinante ma non sfacciata, intraprendente ma di sani principi, rassicurante e al tempo stesso vivace, soprattutto eternamente giovane. Pare che in ogni contratto cinematografico la Day facesse includere una clausola per cui non avrebbe potuto interpretare mai una madre, e nel caso, il figlio avrebbe dovuto essere molto piccolo; quando Hitchcock violò questa clausola, proponendole il ruolo della madre ne L’uomo che sapeva troppo, pur di lavorare con il mago del brivido, la Day accettò di buon grado.

Divenuta quasi immediatamente una delle star di punta della Warner, con il suo smagliante sorriso e l’aria virginale e accattivante, riesce in breve ad affermarsi con elegante e grintosa disinvoltura un po’ in tutti i generi, ma quello in cui ha modo di dare il meglio di sé è sicuramente la commedia brillante.  Interpreta infatti una serie di spiritose commedie, garbate e intelligenti, accanto a divi come Clarke Gable (10 in amore), Rock Hudson ( Il letto racconta, che le valse anche una nomination all’Oscar), Jack Lemmon (Attenti alle vedove), David Niven ( Non mangiate le margherite), Cary Grant (Il visone sulla pelle), James Garner (Fammi posto tesoro), e ancora Rock Hudson, che si confermò suo partner congeniale (Non mandarmi fiori). Successivamente fu diretta dall’esperto Frank Tashlin nel 1966 in La mia spia di mezzanotte, brillante farsa sui timori innescati dalla guerra fredda, e l’anno dopo in Caprice: la cenere che scotta, riuscita commistione di satira e film di spionaggio.

L’attrice interruppe la carriera cinematografica nel 1968, preferendo affidarsi alle fortune televisive del The Doris Day show dal 1968 al 1973. Le fu offerta la parte della seduttrice ne Il laureato, perché i produttori avrebbero voluto lei e Robert Redford per i ruoli poi andati ad Anne Bancroft e Dustin Hoffman, ma Doris rifiutò sdegnosamente, ritenendo l’offerta quasi un insulto. Nel 1976 pubblica l’autobiografia Doris Day: Her Own Story, in cui svela il dramma celato dietro il suo splendido sorriso.
Sposata giovanissima, a 17 anni, con l’impresario Al Jorden, aveva divorziato dopo soli due anni. Pare che l’uomo l’avesse picchiata già due giorni dopo il matrimonio, folle di gelosia. La picchiò anche durante la gravidanza, sperando di causarle un aborto. L’attrice ha raccontato che quando si trovò ad interpretare ruoli drammatici, soprattutto in Merletto di mezzanotte, dove doveva apparire spaventata, aveva cercato di ricordare quell’esperienza, ma riviverla, sia pure nella finzione, l’aveva terribilmente stressata e le aveva causato un crollo emotivo.
Si è risposata altre tre volte e ha avuto un solo figlio, Terry, dal primo matrimonio, produttore musicale. Ad eccezione del terzo marito, morto nel 1968, ha lasciato tutti gli altri per vivere sola, dedicando il proprio tempo alla causa animalista attraverso la sua fondazione, la Doris Day Pet Foundation. È morta a 97 anni, nel 2019, per cause naturali.

“Mi piace la gioia, amo essere allegra. Voglio sorridere e far sorridere la gente. Questo è tutto quello che voglio: essere felice e rendere felici gli altri.”

FONTI: cinekolossal – ciakhollywood

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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

7 pensieri riguardo “Doris Day, un sorriso senza età”

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