9 settimane e ½ (1986)

Un film che ha fatto epoca e che ora fa sorridere. Ora che abbiamo scoperto le cinquanta sfumature di grigio, quei due giovani amanti un po’ folli che si baciavano sotto la pioggia per le vie di New York, ci fanno tenerezza. Ma allora, quando il film uscì, fece scandalo e solleticò le pruriginose fantasie di milioni di spettatori. Una specie di ultimo tango in versione patinata, perché vi comparivano scene di sesso quasi esplicito, che qualcuno si è preso la briga di calcolare in ben 15 minuti totali, su quasi due ore di film.

Già questo rende l’idea di come la pellicola sia stata in realtà una enorme montatura pubblicitaria, costruita a tavolino contando su due attori (allora) molto sensuali ed esteticamente più che apprezzabili, un regista con un occhio particolarmente tagliato per l’erotismo (è lo stesso di Attrazione fatale e Proposta indecente), una fotografia splendida e un’ottima colonna sonora.

La trama si riassume in poche parole, anche se si sviluppa in quasi due ore di incontri e scontri, tenerezze da adolescenti e amplessi furiosi: John ed Elizabeth si incontrano per caso, si piacciono a pelle, e si impegnano in una relazione che diventa ben presto morbosa, caratterizzata da una dinamica di esclusività, per cui i due si annullano l’uno nell’altro, e tutto il resto, lavoro e affetti, perde per loro ogni valore. Per tutto il film si sbizzarriscono in svariate acrobazie erotiche, fantasiosamente proposte da lui e subite volentieri da lei, fin quando lei crede di essersi innamorata, lui crede di averla conquistata, invece tornano ad essere due perfetti sconosciuti, inghiottiti nella folla della metropoli, sconfitti da un gioco pericoloso che è andato troppo oltre.

Un film ad altissima carica erotica, ma anche elegante, patinato, sensuale ma senza mai cadere nella volgarità, come succede invece nel più recente 50 sfumature di grigio, dove le scene di sesso sono selvagge e violente. In 9 settimane e ½ non c’è mai violenza fisica, tutt’al più una sudditanza psicologica ed emotiva che determinerà la fine della relazione e il ritorno alla normalità per entrambi.

E se il film vi è sembrato sconcertante o addirittura sconvolgente, sappiate che il regista tagliò numerosissime scene, perché riteneva che il pubblico non fosse pronto. Tra le scene tagliate, una in cui compare della droga, il reciproco patto suicida tra i due e la scena finale in cui risulta evidente il crollo psichico ed emotivo della protagonista, al termine della lunga agonia a cui il partner la sottopone.

La scelta degli attori non fu casuale: entrambi emergenti e poco conosciuti, lei una bellezza sensuale ma non volgare, impreziosita da una freschezza quasi adolescenziale, lui intrigante e dallo sguardo ambiguo, seducente più che bello, dotato di un fascino perverso e dominante che non ispira ribellione, ma sottomissione.

Il regista fece in modo di tenere i due protagonisti separati fino all’inizio delle riprese, in modo che fossero due perfetti sconosciuti anche nella realtà, e durante la lavorazione del film cercò di evitare il più possibile i contatti tra di loro al di fuori del set, vietando di comunicare o socializzare in qualsiasi modo. Inoltre i copioni venivano consegnati all’ultimo momento, in modo che i due attori venissero a conoscenza delle scene da girare solo poco prima delle riprese. Certamente anche questi accorgimenti contribuirono ad aumentare la tensione erotica, e non solo, tra la Basinger e Rourke. Lei, in particolare, ricorda l’esperienza come imbarazzante e non molto piacevole, per certi versi traumatica, soprattutto per una certa sgradevolezza di modi del partner, pare molto rozzo nei rapporti interpersonali, e poco delicato nelle scene di sesso.

Nonostante tutti questi accorgimenti, il film fu un flop in America e censurato in molti paesi, ricevette ben 3 candidature ai Razzie Awards, tra cui quella per la peggior attrice a Kim Basinger. Ottenne invece un insperato successo a livello mondiale, soprattutto in home video. In Italia è stato vietato ai 14 anni al cinema e trasmesso in televisione in versione opportunamente tagliata per la prima serata.

A distanza di 34 anni il film ha ancora un suo fascino, è sicuramente un film intrigante, che si lascia guardare, ma ha perso quasi del tutto la sua connotazione scandalosa di fronte a un pubblico ormai troppo smaliziato. I tempi sono cambiati.

Cosa resta di questo cult che ha fatto sognare un’intera generazione? È entrato nella leggenda il cubetto di ghiaccio che scivola malizioso sulla pelle di lei, e rimarrà per sempre nell’immaginario collettivo la sequenza dello spogliarello di Kim in contro luce, sulle note di Joe Cocker.

Dei due protagonisti resta il pallido ricordo di quello che erano, affogato in un mare di silicone che ne ha irrigidito i lineamenti.
E anche questo è il segno che i tempi sono cambiati.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

35 pensieri riguardo “9 settimane e ½ (1986)”

  1. Pensando ai film come questo, mi chiedo come faccia l’attore maschile a fingere soltanto (d’altronde, si tratta di recitazione) senza avere una eccitazione fisica, che sarebbe molto naturale.
    Beve una tazza di bromuro un’ora prima?

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