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Il professore e il pazzo (2019)

Il film è tratto dal libro L’assassino più colto del mondo, di Simon Winchester, e ricostruisce il lunghissimo processo di compilazione dell’Oxford English Dictionary, il principale dizionario di lingua inglese, contenente una vastissima gamma di neologismi e citazioni. La nascita di quest’opera è strettamente legata a due personaggi diversissimi: Sir James Murray e William Chester Minor. Le due figure non potrebbero essere più lontane, anche fisicamente, oltre che caratterialmente, eppure troveranno il modo per collaborare proficuamente.

Sir Murray riceve l’incarico di compilare il più grande dizionario di tutti i tempi, in cui ogni termine dovrà essere collegato alla propria etimologia e ad eventuali variazioni di significato, con le rispettive citazioni letterarie di supporto; ovvio che il compito è più che arduo, considerando che la lingua è in continua evoluzione. Murray allora ha l’idea di lanciare un appello alla popolazione, chiedendo che chiunque lo desideri invii alla commissione una cartolina postale recante una parola, insieme ad una frase in cui tale parola venga citata.

Dopo il suo appello, comincia a ricevere migliaia di cartoline. Ed è così che avviene l’incontro con Minor. Quest’ultimo è un ex medico che ha combattuto la guerra di secessione americana, durante la quale era stato costretto a marchiare a fuoco un uomo per punirlo di aver disertato. Perseguitato dal rimorso, e in preda ad allucinazioni, Minor uccide un uomo del tutto innocente, scambiandolo per il fantasma del soldato marchiato. Riconosciutagli l’infermità mentale, viene rinchiuso in un manicomio criminale. Qui mostra la propria natura migliore, salvando la vita di una guardia, e per questo motivo viene ammesso a qualche beneficio, tra cui l’uso di una piccola biblioteca e la possibilità di dipingere.

Venuto a conoscenza dell’appello di Murray, comincia a inviargli centinaia di cartoline, tutte corredate di citazioni ed esempi. Murray, incuriosito, decide di conoscere la persona che gli invia tutte queste cartoline, e scopre quindi la sua condizione di recluso. Si reca a trovarlo in manicomio, col permesso del direttore del carcere, e così si instaura tra i due un rapporto di conoscenza reciproca e di profonda amicizia, che in qualche modo cambierà le vite di entrambi. Aiuterà Murray a completare la sua impresa, e per Minor sarà un’occasione di riscatto e resurrezione.

Questa è la trama, a grandi linee, ma nel film c’è molto altro, e anche altri personaggi che arricchiscono e completano la storia dei due protagonisti, modificandone gli sviluppi e le interazioni. Preferisco non raccontarlo, perché è un film abbastanza recente, e molti possono non averlo ancora visto. Se vi capita, guardatelo, perché ne vale davvero la pena, sia perché è una storia vera e molto interessante, sia perché le interpretazioni sono di altissimo livello.

È fondamentalmente un film di attori, dove due mostri sacri come Mel Gibson e Sean Penn hanno modo di arrivare al cuore dello spettatore, sviscerando i risvolti più intimi e profondi dei rispettivi personaggi, e facendoci partecipare all’entusiasmo trascinante del professore, inebriato dalla sua ricerca spasmodica del sapere, e alla follia allucinata del “pazzo”, perseguitato dai fantasmi dei sensi di colpa. Gibson ci mostra tutta la caparbietà del professor Murray, la sua vanità e il suo orgoglio, ma anche la sua profonda umanità.

Penn invece incarna le ossessioni e i rimorsi del dottor Minor come estremamente realistici, evitando la rappresentazione banale del malato di mente. Due interpretazioni entrambe emozionanti, ma Penn rende la follia di Minor qualcosa di vibrante, che arriva all’anima dello spettatore. Molto bravi anche i comprimari, in particolare Natalie Dormer, che interpreta la vedova dell’uomo ucciso da Minor, e riesce a renderne tutto il lento percorso interiore che la porterà dall’odio per l’uomo che l’ha resa vedova, all’accettazione della sua malattia, fino al perdono.

E bravo anche Steve Cooghan nei panni dell’amico e mecenate del professor Murray, quello che crede in lui fin dall’inizio e lo stimola alla pur difficile impresa, e avrà modo di aiutare anche Minor, al momento giusto.

Ma il film trova anche il modo di deviare dalla vicenda principale attraverso il ritratto dei due protagonisti.

Il passato di Minor e la sua dolorosa esperienza bellica portano ad una riflessione sugli orrori della guerra e sulle conseguenze che essa determina nella psiche di chi la vive sulla propria pelle; la figura di Murray, invece, un autodidatta che si è costruito letteralmente da solo la propria cultura, porta la riflessione sull’erudizione non come freddo nozionismo accademico, ma come entusiastico desiderio di conoscenza, che, come tale, non ha mai fine.

Il titolo, che non è casuale, allude ai pregiudizi della società, tanto incline ad affibbiare etichette, e, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i due termini sono usati entrambi come dispregiativi: pazzo ovviamente è Minor, perché così la gente lo considera e lo tratta, senza considerare che nella sua mente c’è molto altro oltre la follia; professore invece è il soprannome ironico di Murray, a sottolineare la sua mancanza di titoli accademici, compensata da una cultura vastissima.

Nel complesso è un film che consiglio, commuovente e introspettivo, la storia vera di un’impresa straordinaria, una storia di riscatto, ma soprattutto la storia di un’amicizia vera e profonda, nata dalla passione condivisa per la conoscenza.

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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

15 pensieri riguardo “Il professore e il pazzo (2019)”

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