La giuria (2003)

I processi sono troppo importanti per lasciarli decidere alle giurie

Questa è la frase, pronunciata dal consulente della difesa, che in qualche modo riassume la trama del film, tratto da un romanzo di Grisham. Quasi due ore senza un attimo di respiro, in un film di ambiente processuale, ma teso e movimentato come un action movie.

Una giovane donna, rimasta vedova in seguito all’attacco di un folle armato nell’ufficio del marito, intenta un processo contro una potente società produttrice di armi che ritiene responsabile della strage. E’ affiancata da un avvocato puro e idealista, interpretato da Dustin Hoffman, che crede nella giustizia della causa e nella possibilità di vincerla. E soprattutto crede nella capacità della giuria di fare giustizia, convinto che basti parlare al cuore dei giurati per convincerli a fare la cosa giusta.

Dall’altra parte c’è uno studio legale sostenuto dai milioni dei produttori di armi, terrorizzati all’idea di creare un precedente che attesti la loro responsabilità nell’uso indiscriminato che viene fatto dei loro “prodotti”. Ad esso si affianca un esperto di giurie (uno spietato Gene Hackman), che oltre ad essere un abilissimo conoscitore della psicologia umana, è disposto a ricorrere ad ogni mezzo pur di vincere, ed è convinto che chiunque possa essere comprato.

La bilancia della giustizia sembra pendere a suo favore, ma proprio quando il verdetto sembra già scritto, si inserisce tra i due litiganti un elemento apparentemente estraneo, che ribalterà completamente le sorti del processo. Alla fine giustizia sarà fatta, e chi voleva ingannare sarà ingannato, senza nemmeno rendersene conto.

Il film ha un ritmo incalzante, sostenuto fino alla fine, e offre più di un colpo di scena, scambiando abilmente i ruoli di buoni e cattivi in poche inquadrature e rivelandone solo alla fine le motivazioni. Una sceneggiatura precisa come un orologio, con dialoghi incisivi e taglienti, una regia vibrante che sostiene il ritmo dell’azione, dando ad ogni inquadratura il giusto peso; attori perfetti nei loro ruoli, anche se la Weisz e Cusack faticano un po’ all’inizio a delineare i rispettivi personaggi, mentre Hackman riesce ad essere odioso come non mai fin dall’inizio. Splendido Hoffman, con il suo sorriso disarmante, animato da un’apparente ingenuità che quasi commuove. Ma su ogni altra cosa risulta assolutamente ineguagliabile lo scambio di sguardi finale tra Hoffman e la Weisz, illuminato dal sorriso di entrambi per la consapevolezza non tanto di aver vinto, ma di aver fatto la cosa giusta.

Un film avvincente e movimentato, forse non adrenalinico come Il socio, ma comunque emozionante, con un incipit angosciante e un finale che ci restituisce il sorriso. Chiudo con una curiosità: Dustin Hoffman e Gene Hackman, entrambi mostri sacri e premi Oscar, in gioventù erano stati compagni di classe al corso di recitazione, e questa è stata la prima volta, da allora, che hanno avuto occasione di recitare insieme.

SPUNTI DI CINEMA: Legal movies: brividi in tribunale

Complimenti a Matilde del blog Cucinando poesie, a Farida de la borsetta delle donne, a Austin Dove de Il Blog di Tony, a Lu di The Caustic Misanthrope, Jo di Film Serial, e Paol1 di Un futuro per i nostri figli che hanno indovinato.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

18 pensieri riguardo “La giuria (2003)”

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