Ricatto d’amore (2009)

Questa riuscita commedia sentimental-brillante è più o meno l’esatto contrario di Due settimane per innamorarsi, dove al posto del capo egocentrico ed esigentissimo c’è una dirigente rigidissima ed estremamente pretenziosa, mentre l’assistente vessato e sfruttato oltre misura questa volta è il maschietto, costretto ad assecondare le pretese della sua insopportabile principale oltre ogni immaginazione.

La protagonista del film è Margaret Tate, un’editrice canadese cinica e priva di scrupoli, una donna forte per necessità, abituata a contare solo su stessa. Dura ed irreprensibile sul lavoro, esigente con tutti i sottoposti, si accanisce in particolare sul suo assistente personale Andrew Paxton, con ogni vessazione immaginabile.

Quando Margaret si trova in difficoltà e rischia di essere rimpatriata in Canada per questioni di cittadinanza, ha la brillante idea di dichiararsi fidanzata e in procinto di sposarsi proprio con il povero Andrew, naturalmente senza averlo preventivamente avvertito, né tantomeno avergli chiesto il consenso. Consenso che ovviamente Andrew non può certo negare, visto che lei è il capo e ci mette un attimo a licenziarlo.

Perciò lui accetta suo malgrado di partecipare all’imbroglio, ma pone alcune condizioni. Così l’improbabile coppia si dirige niente meno che in Alaska, per conoscere la stravagante famiglia di lui, e Margaret, abituata alla vita di città e ad avere sempre tutto sotto controllo, dovrà fare i conti con i selvaggi paesaggi del nord, in cui si sentirà come un pesce fuor d’acqua.

Scopertasi improvvisamente fragile, Margaret finirà per aprire finalmente il suo cuore e si leverà la corazza da dura, mostrando il lato più dolce e romantico. Così il suo rapporto con Andrew, diventato ancora più teso dopo il carico di bugie e compromessi, tra indagini dell’ufficio immigrazione e pressioni familiari, evolverà naturalmente in un sentimento sincero e, com’è ovvio, reciproco.

La regista Anne Fletcher, al suo terzo lungometraggio, torna alla commedia romantica dopo 27 volte in bianco e anche stavolta centra il bersaglio, realizzando un film divertente e godibilissimo che ha riscosso un ottimo successo di pubblico. La Fletcher, assolutamente fedele al genere rosa, attinge a piene mani dal repertorio, sfruttandone con consumata abilità tutti gli stereotipi, senza però essere banale, ma riuscendo a condire il tutto con un guizzo di originalità.

Grazie ad una regia vivace, una discreta sceneggiatura, un’ambientazione insolita ma azzeccata, e una coppia nuova ma ben affiatata, il film regala momenti divertenti guidandoci senza difficoltà fino al canonico e irrinunciabile lieto fine. Il film riprende in realtà idee già viste, dal matrimonio di convenienza per la cittadinanza, che era stato il tema centrale di Green card, fino alle situazioni grottesche create dalla famiglia bizzarra e invadente di turno, che ricordano Il mio grosso grasso matrimonio greco.

Comunque sia l’alchimia fra i due protagonisti è molto forte e funziona alla grande. Ryan Reynolds, fascinoso come non mai, duetta battuta su battuta con una spassosa Sandra Bullock che sfoggia una forma fisica invidiabile. Una coppia su cui sinceramente non avrei mai scommesso, prima di vedere il risultato finale.

Certamente aiutano anche i personaggi di contorno, in particolare la dolce nonnina Annie, interpretata dalla veterana Betty White, a cui vengono affidate le battute più pungenti, ha una marcia in più ed è fondamentale per la buona riuscita del film. Anche l’ambientazione principale del film, l’Alaska selvaggia, è riuscitissima e contribuisce a rendere originale la vicenda.

In realtà lo sceneggiatore ha scritto la storia pensando a Sitka, cittadina dell’Alaska che conosceva bene, ma il film è stato girato quasi interamente in Massachusetts, dove lo scenografo ha lavorato non poco per ricostruire il più possibile i meravigliosi paesaggi dell’Alaska.

Due curiosità riguardo alle scene di nudo tra i protagonisti. Sandra Bullock ha dichiarato in un’intervista che “Quando tutti gli altri si comportano come se fosse una scena normale, questo davvero ti aiuta a rilassarti”. Ryan Reynolds invece a proposito di questa scena ha detto: “Girare una scena che include l’essere completamente nudo e che richiede un paio di giorni può essere un po’ imbarazzante. Per fortuna che… l’imbarazzo tende a sparire abbastanza rapidamente e si cominciano ad avere conversazioni banali, normali, con la differenza che non porti i pantaloni”.

Nell’insieme direi che il film si può definire una commedia forse un po’ scontata nel finale, ma originale nelle dinamiche, mai melensa, simpatica e garbata, che riesce ad essere allegra, commovente e stramba con una naturalezza rara.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

16 pensieri riguardo “Ricatto d’amore (2009)”

  1. Comunque non mai ben capito che rapporto hanno gli americani con i canadesi, cosa riscontrata in altri film e che è una delle basi di molte gag in How I met your mother…

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    1. Penso che li considerino degli Americani di serie B. Poi sono oggetto di barzellette, e pregiudizi stupidi. Un po’ come gli scozzesi per gli inglesi, o i portoghesi per gli spagnoli. Forse è un problema dei Paesi confinanti… Io abito a Ravenna, e noi ce l’abbiamo con i forlivesi. A Bologna sono in guerra con i modenesi, ecc.

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