Un sogno per domani (2000)

Forse qualcuno ricorderà questo film semplice ma profondo, che con le sembianze di una favola moderna propone una morale significativa ed efficace. E’ un film di speranza, di facile lettura, anche se con qualche concessione di troppo al sentimentalismo, e un finale che lascia un po’ perplessi.

Trevor è un ragazzino di 11 anni, sveglio e ingegnoso, e l’incontro con un insegnante altrettanto intelligente stimola la sua fantasia. Il professor Eugene, che insegna scienze sociali, invita i ragazzi ad inventare un modo per migliorare il mondo, e Trevor ha un’idea semplice quanto geniale: “Passa il favore”. Basterebbe che ognuno di noi facesse un favore, nei limiti delle sue possibilità, a tre persone che si trovano in difficoltà, chiedendo ad ognuno di loro di impegnarsi a fare altrettanto per altre tre persone diverse, e così all’infinito, finché il mondo riuscirebbe a vivere solo sulla solidarietà. Una specie di catena di Sant’Antonio della bontà, disinteressata.

Naturalmente Trevor è solo un ragazzino e non valuta a pieno le conseguenze della sua idea: come prima cosa decide di aiutare un drogato che vive per strada, lo porta a casa sua, gli dà da mangiare e da rivestirsi, e quando la madre, che fa la cameriera in un locale notturno, rientra al mattino, si trova di fronte questo sconosciuto che fa colazione nella sua cucina. Ovviamente si infuria e Trevor mette in pausa il suo progetto per cambiare il mondo.

Allora decide di cominciare il cambiamento da casa sua. Cerca prima di far riavvicinare la mamma alla nonna che da tempo si è allontanata, per vivere in strada, poi pensa di far conoscere la mamma, con problemi di alcool e vittima di un marito violento, al professor Eugene, che potrebbe essere per lui un padre perfetto.

La cosa funziona finché il padre biologico non torna alla carica, e la madre ne subisce il fascino per l’ennesima volta. Poi il padre dà di nuovo sfogo al suo carattere manesco e la madre lo caccia definitivamente. Il professor Eugene rientra così nella vita di Trevor, dandogli almeno la parvenza di quella famiglia tanto desiderata.

Intanto la catena di favori innescata da Trevor è arrivata lontano, senza neppure che lui se ne sia reso conto, e arriva un giornalista della televisione per intervistare il piccolo rivoluzionario che ha dato inizio a tutto.

Ed è a questo punto, quando sembra tutto risolto, tutto perfetto, e pare che questa favola incantata affermi il riscatto dei buoni sentimenti sulle brutture della vita, che il film riserva una sorpresa dolorosa, quasi una doccia fredda di realtà che smorza qualunque entusiasmo e soffoca il desiderio di cambiamento, uccidendo letteralmente ogni illusione.

Qual è dunque il messaggio di questa parabola, che ci lascia l’amaro in bocca dopo tanto zuccheroso ottimismo? Parafrasando Frank Capra, forse la vita non è meravigliosa, ma potrebbe esserlo, se tutti ci impegnassimo. Ne è una prova la lunga processione che conclude il film, strappandoci le lacrime, certo, ma dimostrando anche che Trevor aveva ragione, e che il suo è stato solo un incidente di percorso.

Ma c’è anche qualcos’altro in questa pellicola chiaramente didascalica: la forza dirompente dell’esempio morale di un insegnante che diventa stimolo a cambiare, ad agire, a trasformare il mondo come compito a casa. L’esortazione che raggiunge lo spettatore è di superare il proprio orizzonte limitato, trovare il coraggio di affrontare la vita con un atteggiamento altruista, evitando di rimanere bloccati dal proprio egoismo che spesso impedisce di agire per paura.

Si potrebbe discutere all’infinito sull’eccessivo buonismo della trama, sui dialoghi poco realistici, sui due protagonisti adulti (Helen Hunt e Kevin Spacey), bravissimi ma fin troppo intenti a suscitare pietà, calati in ruoli di grandi vittime delle ingiurie della vita. Sicuramente è apprezzabilissimo il piccolo Osment, che conferma ampiamente il talento già mostrato ne Il sesto senso, che riconfermerà l’anno dopo in A.I. Intelligenza artificiale.

Ma tutto questo per una volta è marginale. Il valore di questo film sta nel suo messaggio: dagli occhi attenti di un bambino, dal suo sguardo innocente sul mondo, nasce un progetto d’amore, forse un’utopia, che però varrebbe la pena di mettere in pratica. Un film da riscoprire, e magari, chissà, dopo averlo rivisto usciremo di casa con la voglia di cambiare il mondo.

 

SPUNTI DI CINEMA: Emozioni sui banchi di scuola

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

2 pensieri riguardo “Un sogno per domani (2000)”

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