1920 – 2014
Statura bassa, capelli rossi, volto rotondo, corporatura massiccia ma dotata di incredibile agilità, è stato abile in ogni tipo di performance: cantante, ballerino, imitatore, e doppiatore. La sua straordinaria esuberanza, che per molto tempo gli permise di dimostrare meno della sua età anagrafica, ne fece il più noto ‘eterno fanciullo’ di Hollywood e tra il 1937 e il 1944 uno degli attori dal cachet più alto. Ma Rooney finì per essere prigioniero di un’immagine in cui personaggio e interprete tendevano a confondersi agli occhi del pubblico, per cui raramente gli venivano offerti ruoli da adulto. Il cinema ha saputo sfruttare il suo talento drammatico solo occasionalmente, in particolare dalla fine degli anni ‘40, quando, tramontata la sua popolarità, Rooney fu costretto a passare a parti di secondo piano. E’ l’unico attore della Golden Age attivo per circa 90 anni, dall’esordio in un cortometraggio nel 1926, al suo ultimo film, Una notte al museo – Il segreto del faraone, uscito postumo nel 2014. Una filmografia che conta in tutto più di 320 film, tra cinema e televisione.

Joseph Yule jr. nasce il 23 settembre 1920, a Brooklyn, figlio di artisti di vaudeville che lo fanno debuttare sul palcoscenico con loro a soli 18 mesi. Nel cinema debutta a 6 anni in un cortometraggio del 1926, e dall’anno dopo fino al 1934 impersona, in una sessantina di cortometraggi, Mickey McGuire, personaggio tratto da una nota serie di fumetti. Iscritto alla Fairfax High School di Los Angeles, nel periodo alterna l’attività artistica con gli studi e nel 1934 firma il suo primo contratto da professionista alla MGM. Nel decennio 1937-1947 ottiene grande popolarità per un’altra serie, Andy Hardy, grazie alla quale, nel 1939, raggiunge il primo posto della speciale classifica Quigley degli attori americani più popolari, dopo aver spodestato Shirley Temple, rimasta in testa per sette anni consecutivi.

Andy Hardy era un adolescente dai modi impertinenti ma dal cuore d’oro. L’inaspettato successo di questa immagine fortemente idealizzata del teenager americano spinse i produttori a fare di Rooney il protagonista di una serie di film, in tre casi accanto a Judy Garland, e soprattutto di alcuni musical, tra i più importanti del periodo, nei quali l’attore dimostrò notevoli attitudini per il canto e la danza. Solo di rado la MGM gli concesse parti di maggiore spessore e realismo, come ne La città dei ragazzi (1938), Le avventure di Huckleberry Finn (1939) e Tom Edison giovane (1940) di Norman Taurog: poi La commedia umana (1943), che gli valse un’altra nomination, e Gran premio (1944) di Clarence Brown. A partire dal 1946 la sua epoca come stella di prima grandezza era conclusa. L’insuccesso di un nuovo film su Andy Hardy, Carambola d’amore, di Willis Goldbeck, pose termine alla serie.

Anche il primo ruolo veramente adulto di Rooney, in Pugno di ferro (1947) di Roy Rowland, non incontrò il favore del pubblico, così come il suo ritorno al musical nel 1948, in Summer Holiday e Parole e musica. Rooney rescisse quindi il contratto con la MGM e si rivolse alla televisione, dove raccolse notevoli consensi, in particolare con The Mickey Rooney show (1954-55). Nel cinema tentò la strada della produzione, fondando nel 1954 la Mickey Rooney Productions, ma senza successo. Come interprete si trovò costretto a parti secondarie, ma per la prima volta ebbe modo di rivelare in pieno il suo talento di attore drammatico, in ruoli spesso difficili e sgradevoli. Vanno ricordati Lo spaccone vagabondo (1950), Il terrore corre sull’autostrada (1954), I ponti di Toko-Ri (1954), La soglia dell’inferno (1956), per il quale ricevette una nomination all’Oscar, Faccia d’angelo (1957), in cui impersona un memorabile killer psicopatico, e Una faccia piena di pugni (1962) di Ralph Nelson.

A essi affiancò alcune commedie, come Colazione da Tiffany (1961) di Blake Edwards e Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo (1963) di Stanley Kramer. A proposito di Colazione da Tiffany va ricordata la sciocca polemica relativa alla sua interpretazione di uno scorbutico giapponese, che è stata accusata di riflettere stereotipi razzisti. L’attore si è scusato, dicendo che non era sua intenzione offendere nessuno. In realtà, Edwards volle Rooney perché cercava un comico conosciuto e amato dal pubblico che potesse essere divertente. Un attore realmente asiatico non avrebbe ottenuto lo stesso effetto. Perciò Rooney non voleva essere offensivo verso i cittadini nipponici, ma cercava soltanto di essere divertente, secondo i canoni della comicità dell’epoca.
La sua ultima interpretazione di rilievo è stata in Black Stallion (1979) per il quale ha ricevuto l’ennesima nomination, ma l’ultima apparizione è del 2012 in Notte al museo – Il segreto del faraone.

Oltre al record di longevità artistica, soffiato a Lilian Gish, Rooney detiene anche un altro record personale: si è sposato ben 8 volte, con una media di circa 4 anni per moglie fino alla settima, mentre l’ottavo matrimonio è durato 34 anni, dal 1978 fino a poco prima della sua morte, avvenuta nel sonno, il 6 aprile 2014, a 93 anni.

«Qualcuno mi ha chiesto cosa vorrei che fosse scritto sulla mia lapide. Solo queste parole: ci ho provato. E’ questo il senso della vita: provarci. Ci sono quelli che ci provano, quelli che mentono e quelli che si lamentano soltanto»
FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – IMDb – cinekolossal
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Buongiorno 2 Gli va riconosciuta coerenza, con la frase finale, soprattutto con tutti i matrimoni fatti.
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Non ho mai saputo definire Mickey Rooney. Forse non aveva le physique di rôle per essere un protagonista, chiamarlo caratterista è riduttivo. Ha comunque segnato un’epoca (molto lunga) nella storia del cinema – non solo hollywoodiano.
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