Le sue caratteristiche fisiche, le lentiggini, i capelli rossi e lo sguardo limpido, segnarono indiscutibilmente il suo destino di eterno adolescente in cerca di fortune amorose. Finì per impersonare una delle figure classiche dell’immaginario americano, cioè il bravo ragazzo di sani principi, e la sua indole solare contribuì certamente a rafforzare lo stereotipo e ad accattivarsi la simpatia del pubblico. In un certo senso, è stato il Michael J. Fox dell’epoca.

Charles Van Johnson nasce a Newport, nel Rhode Island, il 25 agosto 1916, da madre di origini olandesi e padre svedese, che lo educa rigidamente. Nel 1935 abbandona gli studi di legge per seguire quella che sente come una vocazione. Parte dalla gavetta dopo aver studiato danza e recitazione alla Rogers High School di Newport, e si trasferisce a New York per esibirsi come intrattenitore nei night club o in piccole parti secondarie nei teatri di Broadway. Faceva parte di un gruppo di sette ragazzi che si esibivano in un night di Broadway, cantando e ballando, e lui era il più dotato, quando un talent scout lo vide e lo portò a Hollywood, dove la MGM lo mise sotto contratto. Tuttavia dovette accontentarsi di parti minori e poco significative. Per registi e produttori, il suo impiego era spesso legato all’aspetto esteriore, caratterizzato da sguardi e sorrisi, piuttosto che alla capacità interpretativa. In carriera mostrò però di saper coprire tutti i ruoli: la commedia, il musical, il dramma, il giallo e anche il western. Accanto a Spencer Tracy, nella parte del capitano Ted Randall, in Joe il pilota (1943) di Victor Fleming, ottenne finalmente la popolarità.

Tra il 1944 e il 1946 fu secondo per fama solo a Bing Crosby e interpretò, in un decennio di attività intensissima, commedie musicali e sentimentali in coppia con June Allyson, fra cui Due ragazze e un marinaio (1944), spiritosi serial d’ambiente medico, musical acquatici con Esther Williams e qualche film di guerra di maggior impegno, come Missione segreta, di Mervyn LeRoy e Bastogne. Non era bellissimo, ma capace di trasmettere grande umanità e di rassicurare, cosa che in quegli anni il cinema cercava più di ogni altra cosa. L’ America aveva mandato tanti suoi figli sui due fronti, Europa e Pacifico. Molti erano tornati con grossi problemi, fisici e psicologici. Assumendo l’input governativo, Hollywood produsse film che dessero notizie, e soprattutto speranza, ai familiari a casa. Titoli come La signora Miniver e I migliori anni della nostra vita, fotografavano la guerra dal punto di vista di chi la faceva e di chi era a casa in ansia. Ma c’era chi non tornava, purtroppo. E Hollywood cercò di risolvere, a modo suo, anche il non-ritorno, cioè la morte.

Nel film Incontro sotto la pioggia (1956) Johnson lascia l’innamorata Jane Wyman per andare in guerra, dove muore. E torna da lei come spirito. In un ruolo tanto difficile, in equilibrio fra grottesco e assurdo, Van riuscì ad essere, a suo modo, credibile e a commuovere il pubblico. Le rare volte in cui riuscì a evadere dal cliché dell’ingenuo e sprovveduto, oltre che da produzioni artisticamente irrilevanti, Johnson dimostrò doti di attore non disprezzabili, sia utilizzando pienamente le sue capacità di ballerino, come in Brigadoon, dove, sotto la direzione di Vincente Minnelli, balla il tip tap insieme a Gene Kelly riuscendo a non sfigurare, sia scoprendo registri diversi, come nel melodramma L’ultima volta che vidi Parigi (1954) in cui interpreta un giornalista che vive un’intensa e infelice storia d’amore con la giovane e ricca Elizabeth Taylor.

Altri titoli in cui riuscì a dare prova delle proprie capacità sono Perfido invito (1952), accanto a Dorothy McGuire, dove interpreta un uomo che accetta di sposare una donna malata, su richiesta del padre di lei, ma finisce per innamorarsene, L’ammutinamento del Caine (1954), in cui ricopre la parte di un perfido ammiraglio in seconda, accanto a Humphrey Bogart, e soprattutto il drammatico thriller 23 passi dal delitto (1956), in cui è uno scrittore cieco che riesce a scoprire un omicida grazie all’udito e all’olfatto. Dagli anni sessanta in poi lavora quasi esclusivamente per teatro e televisione; nel cinema compare nel 1967 nella commedia Appuntamento sotto il letto, in un ruolo di contorno accanto a Henry Fonda e Lucille Ball e, molto più avanti, nel 1985, quando Woody Allen gli regala un toccante cameo ne La rosa purpurea del Cairo. In televisione partecipa a diverse serie, tra cui Love boat e La signora in giallo.

Sposato per vent’anni con Evie Wynn Abbott, da cui ha avuto la figlia Schuyler, divorzia sul finire degli anni sessanta, quando la moglie scopre la sua bisessualità.
Muore a 92 anni, il 12 dicembre 2008, a Los Angeles.

«Sono stato fortunatissimo: i miei sogni si sono avverati, ho fatto un lavoro meraviglioso e ho conosciuto persone stupende in ogni parte del mondo»
FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – cinekolossal – mymovies
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Buongiorno 1 beato lui
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Lo ricordo bene. Non sapevo della bisessualità, ovviamente, che forse camuffava omosessualità. A quei tempi, la si nascondeva sposandosi.
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