1895 – 1952
Non è stata solo un’ottima attrice, ma una donna coraggiosa che ha saputo sfidare il razzismo e i pregiudizi del suo tempo, per lasciare un’impronta indelebile nella società e nella storia di Hollywood. La sua carriera è stata un viaggio attraverso critiche e sfide personali, prima di raggiungere i momenti di gloria, fino a diventare la prima attrice afroamericana a vincere un Oscar. Chi ha visto Via col vento non può non ricordare la simpatica e dolce Mami che veglia costantemente su Rossella: Hattie McDaniel ha trasformato quel ruolo in qualcosa di più profondo e significativo di una semplice governante.

Hattie McDaniel nasce il 10 giugno 1895 a Wichita, in Kansas. È l’ultima di tredici figli, cresciuta in una famiglia che porta sulle spalle il peso della storia americana: entrambi i suoi genitori, Henry e Susan, sono ex schiavi. Henry, con il coraggio di chi non si arrende, ha combattuto per la sua libertà durante la Guerra di Secessione, nel reggimento afroamericano dell’Unione che ha sfidato il Sud schiavista. Susan, invece, trova la sua espressione nella musica religiosa, ed è proprio attraverso di lei che Hattie entra per la prima volta nel mondo del gospel. Quando Hattie ha cinque anni, la famiglia si trasferisce in Colorado, in cerca di una vita migliore e di opportunità più sicure. Sono anni di lavoro e di sacrificio per i McDaniel, ma Hattie cresce circondata dalla forza e dal calore di una famiglia numerosa che non smette mai di lottare. L’ambiente è severo, ma anche profondamente ispirato dalla musica e dalla spiritualità: grazie alla madre e alla Chiesa, la giovane Hattie scopre che con la voce può trasmettere emozioni potenti.

Non passa molto tempo prima che entri a far parte del coro gospel locale, dove il suo talento viene subito riconosciuto, e negli anni ’20 inizia a lavorare nella locale stazione radio. È lì che Hattie si sente libera e realizzata per la prima volta, conquistando l’attenzione del pubblico che resta colpito dalla sua espressività e dal potere della sua voce. Improvvisamente, però, i lavori scarseggiano e il palcoscenico sembra allontanarsi. Hattie è costretta a mettere da parte la radio e il canto per occuparsi di lavori di fortuna. Diventa donna delle pulizie in un club di Milwaukee, dove ogni sera sistema tavoli e pulisce pavimenti, ma dentro di lei la passione per il mondo dello spettacolo non si spegne.
Nel 1931 Hattie decide di fare il grande salto: si trasferisce a Los Angeles, in cerca di una carriera nel mondo dello spettacolo, per mettere alla prova il suo talento in un contesto molto più grande della radio locale. Hollywood, però, non è accogliente verso una donna afroamericana, e ogni giorno si rende conto delle difficoltà. I grandi ruoli non sono per lei, ma Hattie è tenace e ha imparato a non aspettarsi trattamenti di favore. È pronta a iniziare dal basso, a fare piccoli passi pur di raggiungere il grande schermo.

Finalmente, nel 1932, arriva una piccola occasione: Hattie appare in ben tre film, anche se non accreditata, e forse pochi nel pubblico noteranno quella figura di sfondo, ma per lei è l’inizio. Da quel momento, non smette di lavorare. Passano gli anni, e mentre molti attori aspirano a essere ricordati come star, Hattie si costruisce una reputazione diversa, ma altrettanto speciale: è l’attrice che trasforma ogni apparizione in un momento unico. I ruoli sono sempre gli stessi: la domestica, la cameriera, la cuoca, ma Hattie li rende indimenticabili. È una delle poche che riesce a fare risaltare i personaggi marginali, e chi la osserva inizia a notare qualcosa di unico in lei.

Nel 1938, David O. Selznick, uno dei produttori più potenti, decide di portare sul grande schermo Via col vento, il romanzo che ha fatto sognare milioni di lettori. Gli studi di produzione sono in fermento per il cast, e in particolare, per un ruolo cruciale: quello di Mami, la governante di Rossella O’Hara, un personaggio che, pur non essendo il centro della trama, rappresenta una figura di saggezza e stabilità.
A questo punto si fa avanti niente di meno che la First Lady, Eleanor Roosevelt, che suggerisce la cuoca della Casa Bianca, come interprete perfetta di Mami. Una raccomandazione difficile da battere. Ma a favore di Hattie interviene Clark Gable, già scelto per interpretare Rhett Butler: Gable si ricorda di quell’attrice che lo ha colpito in due film precedenti, Sui mari della Cina e Saratoga.

Il produttore Selznick è titubante, ma Gable insiste, e alla fine, Hattie ottiene la parte. Per lei è una conquista enorme e, allo stesso tempo, un rischio. Sa bene che alcuni nella comunità afroamericana vedono il personaggio di Mami come uno stereotipo, l’ennesima rappresentazione di una donna nera relegata al ruolo di serva. Ma Hattie ha una visione tutta sua: sente che, proprio attraverso quel personaggio, può dare una profondità nuova alla figura di Mami, trasformandola da semplice domestica a madre simbolica, pilastro della famiglia, custode di valori e saggezza.
Hattie si immerge nel ruolo, portando sul set tutta la sua forza e la sua determinazione. Quando Via col vento esce nelle sale nel 1939, il pubblico resta affascinato dalla sua interpretazione. Mami, con il suo senso pratico, la sua devozione e il suo coraggio, diventa uno dei personaggi più amati del film. Grazie a Hattie, non è solo una serva, ma una presenza forte e quasi eroica, che riesce a imporsi anche accanto a figure di spicco come Rossella e Rhett, e a tenergli testa con forza.

Il mondo di Hollywood, che sembrava così distante e inarrivabile per Hattie, ora inizia a riconoscere il suo talento. Il nome di Mami è sulla bocca di tutti, e Hattie McDaniel, da attrice secondaria, è diventata un simbolo, un esempio di come anche un ruolo minore possa lasciare un’impronta indelebile nella storia del cinema.
Il 29 febbraio 1940, Hattie McDaniel arriva a una serata che nessuno avrebbe mai immaginato per lei solo qualche anno prima. È candidata all’Oscar per il ruolo di Mami in Via col vento, la prima attrice afroamericana nella storia ad aver ricevuto una nomination.
Ma la strada verso questo traguardo non è priva di ostacoli. David O. Selznick, il produttore, ha fatto tutto il possibile per garantirle un posto alla cerimonia, ma le rigide norme sociali la costringono comunque a partecipare in modo diverso. Per via delle leggi razziali in vigore, Hattie è relegata a un tavolo distante dal resto del cast e dalla sala principale.

Quando arriva il momento di annunciare il vincitore nella categoria di Migliore attrice non protagonista, l’attrice Fay Bainter apre la busta e proclama il nome di Hattie McDaniel. La sala esplode in un applauso, e lei sale sul palco in lacrime, commossa e incredula. È un momento storico, uno di quelli che rimarranno impressi per sempre nella memoria di chi era presente. Hattie si rivolge all’Academy e al pubblico con parole che trasmettono gratitudine e consapevolezza: “Questo è uno dei momenti più felici della mia vita, e voglio ringraziare tutti coloro i quali abbiano avuto un ruolo nella mia vittoria per la loro gentilezza… Lo terrò per sempre come un faro per tutto ciò che potrò essere in grado di fare in futuro”.
Il suo discorso è pieno di speranza per un futuro in cui il talento possa essere riconosciuto senza distinzione di razza o classe. Ma sa che, per molti, la sua vittoria non basterà a cambiare le rigide regole di Hollywood. E sa che, nonostante l’Oscar, i ruoli da protagonista rimarranno lontani. Tuttavia Hattie ha aperto una porta, e anche se resta molto da fare, quella vittoria rappresenta una speranza per chi verrà dopo di lei.
La vittoria dell’Oscar le porta una fama che supera i confini di Hollywood, ma non tutti vedono in quel premio una vittoria. Alcuni membri della comunità afroamericana, infatti, criticano la sua scelta di continuare a interpretare ruoli di domestica. Per loro, personaggi come Mami non fanno che perpetuare uno stereotipo doloroso e limitante, che ritrae le persone di colore esclusivamente come figure di servizio. Hattie non si cura delle critiche e risponde con estrema praticità: per lei ogni ruolo, anche il più umile, rappresenta una possibilità di guadagno, di lavoro e di visibilità in un’industria che concede pochissime opportunità agli attori afroamericani. Per Hattie questi ruoli sono un’opportunità concreta di costruire una carriera in un mondo che le lascia poche alternative.

Gli anni ’40 la vedono impegnata in una serie di ruoli in film importanti, dove continua a rappresentare figure di servizio, ma sempre con una profondità e un’umanità che le fanno guadagnare il rispetto di pubblico e critica. Dopo aver recitato accanto a Oliver Hardy in Zenobia, nel 1941 è accanto a Bette Davis e Mary Astor ne La grande menzogna e nel 1942 è diretta da John Huston nel film In questa nostra vita, dove ritrova Olivia de Havilland. Nel 1944, recita in Da quando te ne andasti, un film di propaganda bellica in cui interpreta Fidelia, una domestica al servizio di una famiglia che affronta le difficoltà della guerra. Anche stavolta, il suo personaggio non è solo una comparsa: Hattie riesce a infondere in Fidelia una forza silenziosa e una dignità che superano la semplicità del copione.

Alla fine degli anni ’40, Hattie ritorna al suo primo amore, la radio. Nonostante il successo nel cinema, la radio le offre una nuova opportunità di visibilità e le permette di esplorare lati diversi del suo talento. Entra nel cast di uno show popolare in cui interpreta una domestica vivace e intraprendente. Per Hattie, è l’occasione di rivisitare il personaggio della domestica con una nota di comicità e leggerezza, mostrandone il lato più umano e sdrammatizzando gli aspetti negativi dello stereotipo. Questa volta è lei a essere protagonista, e il pubblico la apprezza, affezionandosi sempre più alla sua interpretazione. Nel 1950 lo show viene adattato per la televisione, e inizialmente è Ethel Waters a interpretare il ruolo principale. Ma quando Waters lascia lo show, i produttori chiamano Hattie, che diventa così la prima afroamericana a ottenere un ruolo da protagonista in una serie televisiva. La sua presenza sul piccolo schermo rappresenta un altro primato per lei e per tutta la comunità afroamericana.

Ma proprio mentre la serie riscuote successo, Hattie riceve una diagnosi terribile: un tumore al seno. La malattia la costringe a interrompere la sua attività televisiva. Il 26 ottobre 1952, Hattie McDaniel si spegne all’età di 57 anni, lasciando dietro di sé un’eredità straordinaria. Hollywood, che a lungo l’ha relegata a ruoli marginali, la ricorderà come una delle attrici più talentuose e influenti della sua generazione: attraverso ogni interpretazione, Hattie ha combattuto contro le barriere razziali e ha aperto la strada per le future generazioni di attori afroamericani.

«Da bambina mia madre mi ha insegnato a usare la forchetta e il coltello per mangiare; sfortunatamente non mi ha insegnato come smettere»
FONTI: IMDb – blogfrivolopergenteseria.com
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Fantastica l’ultima frase😂
Buongiorno Raffa🤗
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Buongiorno Kos. E’ piaciuta tanto anche a me, dimostra che era una donna di spirito e autoironica. Non è da tutti.
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Assolutamente no. Merce rara
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Buongiorno 1«Preferisco guadagnare 700 dollari a settimana recitando il ruolo della cameriera piuttosto che riceverne sette al giorno facendo la cameriera». (Una risposta iconica alle critiche ricevute per aver interpretato ruoli subalterni, che evidenzia il suo pragmatismo).
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Infatti è la rase che ho pubblicato qualche giorno fa per il suo anniversario. Buongiorno
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Una ottima persona, una ottima attrice.
Condivido la sua scelta di recitare anche in ruoli stereotipati o marginali, anche perché se non lo avesse fatto lei lo avrebbe fatto qualcun altra. Ed allora meglio lei, che aveva dimostrato talento, coraggio e perseveranza.
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Uuuuuuuuuh che bello
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Oggi è venuto un po’ lungo, ma mi è sembrato che lo meritasse.
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Assolutamente si! Bello
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