Ed Begley, caratterista per natura

1901 – 1970

Ed Begley ha avuto pochi eguali nell’interpretazione della tirannia in tutte le sue molteplici forme, grazie a una corporatura imponente e massiccia (che faceva risaltare ancora di più indossando scarpe col rialzo interno), un sorriso smagliante, ma che celava una vena di malvagità perversa, e gli occhi dalle sopracciglia folte, vagamente diaboliche. È stato uno dei caratteristi più apprezzati dalla critica, ricevendo raramente recensioni negative, anche quando recitava in opere e ruoli non proprio brillanti.

Edward James Begley nasce a Hartford, nel Connecticut, il 25 marzo 1901, da due immigrati irlandesi, Hannah e Michael Joseph Begley. Di carattere ribelle e poco incline allo studio, abbandonò la scuola in quinta elementare, e scappò di casa diverse volte, seguendo fiere e piccoli circhi dove poteva esibirsi. Determinato a fare a modo suo, passò da un lavoro all’altro, trascorse quattro anni nella Marina degli Stati Uniti e in seguito vendette spazzole, consegnò il latte e lavorò in un bowling, poi si improvvisò fattorino, addetto alla manutenzione dei carri, garzone e inserviente ospedaliero. Finalmente, nel 1931 ottenne un posto come annunciatore radiofonico nazionale e lì iniziò anche a recitare in drammi radiofonici. Spinto da una irrefrenabile vocazione per la recitazione, Begley divenne nel tempo uno degli artisti più versatili e prolifici del suo tempo.

Partecipò a oltre 12.000 programmi radiofonici e più di 250 trasmissioni televisive, recitò in circa 40 film e a Broadway in una dozzina di opere teatrali. Gli ci vollero diversi anni per affermarsi sul palcoscenico di Broadway, ma il suo primo successo fu nel 1947 col dramma di Arthur Miller Erano tutti miei figli, in cui recitava a fianco di Karl Malden. Il suo più grande successo a teatro arrivò nel 1955, quando fu protagonista del dramma Inherit the Wind di Lawrence e Lee, in cui Begley interpretava il pittoresco pubblico ministero, al fianco di Paul Muni, che vestiva i panni dell’avvocato difensore. Poi, quando Muni si ritirò dallo spettacolo, Begley ne prese il posto. La critica lo elogiò dicendo che «si era liberato con disinvoltura dal ruolo di pubblico ministero fondamentalista e bigotto ed era diventato un avvocato difensore moderno e anticonformista, quasi come se si cambiasse d’abito». Pare che avesse una predisposizione naturale per calarsi nei personaggi che interpretava, cambiando non solo il suo aspetto, ma anche il modo di parlare e di muoversi. Il successo a Broadway gli aprì le porte del cinema e della televisione.

L’immagine tipica di Begley sullo schermo è quella di un politico o un ricco industriale burbero, violento e spesso corrotto, o di un terribile padre padrone. La sua carriera cinematografica è iniziata con Boomerang, l’arma che uccide (1947), diretto da Elia Kazan. Successivamente interpreta, sempre in ruoli minori, Il terrore corre sul filo (1948) e Neve rossa (1951). E’ anche nel cast de L’ultima minaccia (1952) ed è un simpatico dirigente onesto ne I giganti uccidono (1956) dove si contrappone a Van Heflin; nel 1957 fa parte della giuria de La parola ai giurati, dove è il bigotto e razzista sostenitore della colpevolezza dell’imputato, il più accanito dei dodici, insieme a Lee J. Cobb. Nel 1962 interpreta il boss Finley, padrone della città e insensibile padre crudele, ne La dolce ala della giovinezza, che gli vale l’Oscar come miglior attore non protagonista. Altre interpretazioni di rilievo sono Voglio essere amata in un letto d’ottone (1964), in cui balla e canta accanto a Debbie Reynolds, Il cervello da un miliardo di dollari (1967), in cui è un folle miliardario determinato a dominare il mondo, e Impiccalo più in alto (1968), accanto a Clint Eastwood.

Begley interpretava solitamente ruoli da cattivo, ma nella vita privata era considerato un uomo gioviale e affettuoso, un padre di famiglia a cui piaceva raccontare storie sugli irlandesi. Una volta si definì “l’uomo più pigro del mondo, in tutto tranne che nella recitazione”, e disse che per questo motivo non aveva mai sentito il bisogno di un hobby.
E’ scomparso a causa di un infarto il 28 aprile 1970, a 69 anni. E’ stato sposato tre volte, con un divorzio: la prima moglie è morta di cancro nel 1957. Con lei ha cresciuto il figlio Ed Begley jr, diventato anche lui attore, che ha recitato in tantissime serie tv e anche in qualche film. Il figlio era nato da una relazione extraconiugale, ma ha creduto fino a 16 anni di essere figlio della coppia, e solo in seguito ha conosciuto la sua vera madre.

«Ero un attore prima ancora di diventarlo. Sentivo il bisogno di recitare almeno quanto sentivo la necessità di respirare»

FONTI: IMDb – nytimes.com


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Avatar di Sconosciuto

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

3 pensieri riguardo “Ed Begley, caratterista per natura”

  1. Finalmente trovo un film che ho visto, si tratta di “La parola ai giurati”, che credo mi avessi segnalato tu molto tempo fa ed io volli vederlo a tutti i costi. Gran bel film. Ricordo l’interpretazione di Begley, davvero ottima.

    Ciao

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